Il pentito Tranchina accusa Graviano - Live Sicilia

Il pentito Tranchina accusa Graviano

Processo Di Matteo
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Smonta l’alibi del boss Giuseppe Graviano e conferma che nel periodo del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito nel ’93 e ucciso dopo due anni di prigionia per indurre il padre, Santino, a tornare nei ranghi di Cosa Nostra, il capomafia era a Palermo: una testimonianza precisa e priva di incertezze quella del neocollaboratore di giustizia Fabio Tranchina che oggi ha deposto al processo per l’omicidio del ragazzino. Ex autista e vivandiere del boss, Tranchina ha raccontato in aula i suoi tre anni con Graviano, confermando che questi tra il ’91 e il ’94, era a Palermo e si allontanava dal capoluogo solo per brevi periodi in cui andava a Milano o in vacanza in Sardegna, a Giardini Naxos e in Toscana.

Le rivelazioni del pentito, coinvolto recentemente anche nella nuova indagine sulla strage di via d’Amelio, confermano le parole di un altro collaboratore di giustizia, ex fedelissimo di Graviano, Gaspare Spatuzza che ha raccontato che il capomafia, nel 1993, gli parlò a Misilmeri (Palermo) del progetto di sequestro del bambino. “Allora non ero in Sicilia, ma a Milano”, si è difeso il capomafia, oggi smentito da Tranchina che all’epoca era la sua “ombra”. Tranchina ha anche detto che Graviano trascorse parte della latitanza a casa di un sorvegliato speciale di Palermo “certo – ha spiegato – che lì non lo avrebbero cercato di sicuro”. Al processo, oltre a Graviano, è imputato tra gli altri il boss latitante Messina Denaro: entrambi sono stati tirati in ballo da Spatuzza che ha raccontato nuovi particolari sul delitto, assumendosi la responsabilità della fase del rapimento pur non essendo finora stato coinvolto nelle indagini.


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