Il pizzo toglie lavoro | E ora lo sanno pure i mafiosi

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Toni Ciaramitaro avrebbe chiesto diecimila euro al proprietario di un bar-ristorante. Nel quale, però, era impiegata la cognata. Che dopo la richiesta fu chiamata dal titolare: “Le  dissi che stavo valutando la possibilità di licenziarla”.

Operazione Jafar a Misilmeri - il retroscena
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4 min di lettura

PALERMO – “Mio cognato ha fatto una cosa! Quando tu mangi e bevi in un posto e ci fumi in un posto…e vieni rispettato e ci danno pure lavoro a tua cognata, io penso che certe cose le devi fare al largo, giusto? Invece no! Gli hanno chiesto soldi ad Angelo! Diecimila euro!”. Era preoccupata, si sfogava con Gaetano Pravatà, doveva cercare di risolvere la questione: un suo parente aveva chiesto il pizzo al titolare del bar in cui era impiegata e adesso temeva di perdere il posto.
Le indagini dell’operazione dei carabinieri “Jafar 2” hanno permesso agli investigatori di ricostruire diversi tentativi di estorsione. Tra questi quello in un bar-ristorante: nel locale lavorava la donna. Suo cognato, Francesco Antonio Ciaramitaro, detto “Toni”, aveva chiesto ben diecimila euro al titolare dell’attività commerciale, dove l’uomo sarebbe stato di casa. Prima di chiedere la somma di denaro, infatti, avrebbe consumato cibo e portato via sigarette gratis per diversi mesi. E non aveva intenzione di sborsare nemmeno un centesimo. Basti pensare che un giorno uno degli impiegati gli ricordò che c’era il conto da pagare ma fu picchiato.
Ciaramitaro, insomma, non avrebbe mai pagato nulla. Anzi, avrebbe successivamente chiesto il pizzo alle stesse persone che gli facevano credito e provocato il terrore di rimanere disoccupata alla cognata. Il suo titolare è stato sentito dai carabinieri nell’aprile dell’anno scorso. “Ciaramitaro di solito consumava alimenti e bevande senza pagare – ha dichiarato -. Poi, due mesi fa, mentre mi trovavo lì, sono stato avvicinato da lui il quale prendendomi sottobraccio, mi ha portato all’interno della cucina del mio locale. Dopo avermi rappresentato che sapeva che io dovevo fare dei lavori edili di ampliamento, mi riferiva testualmente: ‘I lavori, se li devi fare, li dobbiamo fare noi. Oppure ci dai diecimila euro nel caso in cui li volessi fare per i fatti tuoi’. Con questo mi faceva capire che lui aveva la possibilità di effettuare i lavori tramite un’impresa allo stesso collegata e che se gli avessi pagato il pizzo, la relativa somma sarebbe finita ad altre persone. Voglio precisare che io non ho pagato niente”.
A quel punto – come lo stesso titolare ha messo a verbale di fronte ai carabinieri – la parente di Ciaramitaro è stata messa al corrente della vicenda. “L’indomani ho avvicinato la mia dipendente, rappresentandole che suo cognato Toni mi voleva estorcere diecimila euro e che per tale motivo stavo valutando la possibilità di licenziarla. Non so poi con chi abbia parlato – si legge nel provvedimento – ma fatto sta che a distanza di qualche giorno, Toni Ciaramitaro è tornato da me e mi ha detto che la richiesta estorsiva che mi aveva fatto era in realtà uno scherzo. Credo che qualcuno lo abbia fatto tornare sui suoi passi”.
La donna aveva parlato con Pravatà, uno degli arrestati del blitz insieme al cugino. “Poi non è che ti senti malandrino e fai il malandrino! Giusto? Gli ha chiesto i soldi ad Angelo, per una cosa che deve fare… io stamattina sono stata chiamata, dicendomi che io sono sempre stata rispettata, che loro mi hanno sempre voluto bene, ma mio cognato ha sbagliato. Eee…glielo ha detto direttamente lui ieri sera ad Angelo in faccia… che quello che Angelo vuole fare vuole diecimila euro…Neanche è stato scaltro che glielo ha fatto dire dagli altri… glielo ha detto direttamente lui in faccia… Dice quando lui qua ha mangiato, ha fumato ogni giorno gratis, senza soldi… è stato il benvenuto. Dice ora mio cognato sta prendendo provvedimento, dice che è salito. Quello è un anno che mi dà a campare a me, un anno che ti dà a fumare a te e a mangiare, e tu gli vieni a chiedere il pizzo? Si fanno queste cose?!? Come mai tu non sai niente? Sono stressata da morire, da morire. Comunque lui mi ha detto ha messo tutti i discorsi nel mezzo, che suo cognato ora si sta tutelando. Onestamente, onestamente…che devo fare? Non lo so, dimmelo tu perché io non lo so. Io mi devo pagare ancora la macchina. Ci sono gli assegni nel mezzo, a nome di mia sorella”.
Pravatà, a questo punto, mostra soltanto una preoccupazione: “Qua il problema è se succede qualcosa a questo e quello lo va a denunciare! Ora quelli, giustamente, non lo possono vedere più!”. E la donna confermava, con grande angoscia per il suo posto di lavoro: “Non lo hai visto che Carmelo oggi non gli ha dato confidenza? Carmelo mi ha detto a me, una persona che io la tenevo così… e avevo problemi, la prima persona che chiamavo era lui. Dice, io ti voglio bene… Tu gli devi dire a tuo cognato, mi ha chiamato Carmelo e mi ha fatto discorsi strani. Carmelo mi ha detto a me di andare da Toni e dirgli che mi ha fatto discorsi strani che io non ho capito. Invece Pina mi disse a me non gli devi dire niente. Perché se poi, dice, le cose si peggiorano…e se io non faccio niente e non dico niente, arriva Angelo domani e mi dice vattene! Io me ne devo andare e mi devo stare zitta! E non posso fare niente?!”.

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