Il racconto dei superstiti: | picchiati per non uscire dalla stiva

Il racconto dei superstiti: | picchiati per non uscire dalla stiva

Il racconto dei superstiti: | picchiati per non uscire dalla stiva

I migranti sarebbero morti per le ferite riportate, dopo essere stati accoltellati e bastonati, e per le esalazioni dei gas di scarico del motore. Le salme nella cella frigorifera di un camion.

l'ultima tragedia del mare
di
3 min di lettura

PALERMO – Sarebbero morti per le ferite riportate, dopo essere stati accoltellati e bastonati per impedire loro di uscire, e per le esalazioni dei gas di scarico del motore, i migranti deceduti nella stiva del barcone soccorso dal pattugliatore svedese Poseidon, che ieri sera è approdato nel porto di Palermo con a bordo 571 persone e 52 cadaveri. E’ quanto emerge dalle testimonianze dei sopravvissuti, provenienti da Siria, Sudan, Guinea, Palestina, Pakistan, Iraq, Bangladesh, Tunisia e Marocco, raccolte dagli operatori dell’Unchr e di Medici senza frontiere, che ieri hanno fornito assistenza psicologica ai migranti. I barconi su cui viaggiavano i 571 migranti, salvati dal pattugliatore svedese che da tre mesi è impegnato nelle operazioni di Triton nel Canale di Sicilia, erano due. Poco più di un centinaio di persone sarebbero partite da Tripoli martedì scorso. Altre 460, invece, mercoledì notte da Zuwara, nel nord della Libia, a bordo di un barcone in legno, lungo poco più di 20 metri. Dopo cinque ore di navigazione, sarebbero sorti alcuni problemi ai motori. Proprio nella stiva di quest’ultima “carretta”, dove erano state ammassate oltre duecento persone, sono stati scoperti i cadaveri di 52 persone. Qualcuno ha riferito che i migranti sarebbero morti asfissiati a causa dei gas di scarico; altri, invece, a causa delle ferite riportate dopo essere stati picchiati selvaggiamente dai trafficanti.

“Un gruppo di dodici sudanesi ai quali abbiamo fornito supporto psicologico ci ha detto che si trovavano nella stiva del barcone e di aver visto morire quattro amici che viaggiavano con loro – racconta il coordinatore del team di primo supporto psicologico di Msf, Dario Terenzi -. Dicono di essere stati costretti a restare sottocoperta, di aver subito percosse, di essere stati picchiati per evitare che uscissero. Uno di loro ci ha anche riferito che una delle 52 vittime era suo cognato: pugnalato a morte per aver tentato di uscire dalla stiva. Dopo aver fornito loro assistenza, abbiamo fatto in modo che restassero insieme per evitare altri traumi”. “Alcuni migranti – prosegue lo psicologo – hanno raccontato di aver subito violenze fisiche, i sanitari in non pochi casi hanno riscontrato ferite da arma da taglio”. A stabilire la causa dei decessi sarà l’esito delle ispezioni sui cadaveri, delle autopsie e degli esami tossicologici, che saranno eseguite sulle salme dai sanitari dell’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, in collaborazione con la polizia scientifica. Le operazioni di accoglienza dei 571 migranti sbarcati ieri sera a Palermo si sono concluse a tarda notte. Tra di loro anche sette donne incinte (due delle quali sono state trasportate in ospedale) e 16 minori non accompagnati.

Intanto, le salme sbarcate ieri sera dal Poseidon si trovano nella cella frigorifera di un camion. Una volta completate le ispezioni cadaveriche e l’autopsia per accertare le cause della morte si dovrà cercare un luogo per procedere alla tumulazione. Il Comune di Palermo, infatti, non ha posti e campi di inumazione per potere garantire una sepoltura alle vittime dell’ultima tragedia del mare avvenuta nel Canale di Sicilia. In base alla legge, deve essere il Comune dove sono state sbarcate le salme a provvedere. L’amministrazione comunale aveva proposto la cremazione, ma questa ipotesi è stata tuttavia esclusa perché sono ancora in corso le indagini della procura. Da quando si è appreso è stato avviato un monitoraggio nei comuni vicini, alla ricerca di posti disponibili, visto che a Palermo sono esauriti i loculi a disposizione dopo la tumulazione delle ultime trenta salme del precedente sbarco.

Serviranno almeno quattro o cinque giorni per avere i risultati delle ispezioni cadaveriche e degli esami tossicologici. Ad eseguire gli esami autoptici una decina di sanitari dell’ istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo in collaborazione con la polizia scientifica, che da oggi all’alba sono al lavoro nel cimitero dei Rotoli. Ripartirà in giornata da Palermo, invece, il Poseidon, che da tre mesi è impegnato nelle operazioni di Triton e che a fine agosto interromperà le operazioni per fare ritorno in Svezia.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI