In città dilaga il consumo di crack| Al Sert duecento nuovi pazienti - Live Sicilia

In città dilaga il consumo di crack| Al Sert duecento nuovi pazienti

E' allarme nel capoluogo: l'età si abbassa ai 14 anni. Tra i pazienti ci sono anche le donne.

PALERMO – Gli ultimi arresti sono scattati nei confronti di padre e figlio. In casa avevano cocaina, crack e soldi in contanti, frutto dello spaccio nella zona di Ballarò. Quest’ultima, è insieme allo Sperone e a Brancaccio, tra le più battute dai pusher della droga da inalare, una sostanza che costa poco e il quale effetto è quasi immediato. Per chi la consuma il rischio è altissimo: in seguito alle modalità di assunzione e alla rapidità con cui viene assorbita dall’organismo, può provocare gravi danni polmonari, malattie alla bocca, problemi ai denti, oltre che gravi conseguenze di tipo psichiatrico come psicosi e deliri allucinatori.

Eppure l’impennata di arresti e il numero di crack house scoperte in città continua a crescere, segno che la sostanza stupefacente è tra le più richieste dai consumatori. Quattro i laboratori scoperti in un mese nel capoluogo: in un caso, l’appartamento in cui veniva prodotta la droga era stato circondato da un sofisticato sistema di videosorveglianza. All’interno è stato trovato tutto il necessario per confezionare la sostanza, dal bilancino di precisione al bicarbonato, fino ad utensili da cucina e un fornelletto a gas.

E soltanto pochi giorni fa, un giovane è stato sorpreso mentre spacciava nella zona dello Sperone: addosso aveva sessanta  involucri di plastica bianca termosaldata che contenevano il crack, così come altri due ventenni colti sul fatto dalle forze dell’ordine in largo Di Vittorio, a Brancaccio. Nel giro di trenta giorni gli arresti sono stati una ventina. Un numero destinato a crescere per l’intensificazione dei controlli delle forze dell’ordine nelle piazze di spaccio ormai storiche.

A confermare l’altissimo consumo di crack a Palermo, sono i dati rilevati dal Sert, il Servizio per le Tossicodipendenze dell’Asp che in città ha sede in via Pindemonte, via Filiciuzza e in via Antonello da Messina. A rivolgersi al centro, da gennaio ad oggi, circa duecento persone in più rispetto allo scorso anno: sono tutte dipendenti dalla potentissima droga in cristalli che si ricava dalla cocaina.

“Si tratta di almeno il cinquanta per cento dei nostri pazienti – spiega il dottor Giampaolo Spinnato, responsabile del Sert Pa 2 -. Dopo i cannabinoidi è certamente il crack la sostanza più consumata, perché costa poco e i suoi effetti sono immediati. Anche i dipendenti da cocaina sono intanto aumentati, ma si tratta comunque di pazienti che rientrano in una fascia d’età adulta”.

Ad avere accesso al crack, invece, sono anche i giovanissimi. “Purtroppo – sottolinea Spinato – dobbiamo constatare che è possibile esserne dipendenti dai 14 anni in poi. L’assuefazione a questa sostanza è rapida, nel giro di poco tempo chi ne fa uso non riesce più a farne a meno”.

Ma i rischi per la salute sono tantissimi. “Il primo effetto sul corpo di un consumatore di crack è il dimagrimento – precisa -. Irrequietezza e mancanza di concentrazione arrivano quasi contemporaneamente. L’utilizzo della droga in cristalli, inoltre, intacca spesso la sfera psichica, con attacchi d’ansia e di panico, comportamenti maniacali e paranoidi, disturbi persecutori, fino a sfociare in crisi psicotiche che a volte possono essere molto acute. Naturalmente – dice il dottor Spinnato – le conseguenze possono variare da soggetto a soggetto, ma a pagarne le conseguenze più gravi sono i giovanissimi. Più si abbassa l’età, maggiore è il rischio di gravissimi danni alla salute”. 

Un incubo che non risparmia le donne, che corrispondono al 20 per cento circa dei pazienti che si rivolgono al Sert: “Nonostante la tossicodipendenza riguardi soprattutto il genere maschile, rileviamo la presenza di molte donne tra le persone che seguiamo”. E riconoscere i primi segnali e le richieste di aiuto, secondo il responsabile del Sert è fondamentale. “Non si deve più stigmatizzare la tossicodipendenza, non ci si deve vergognare. Accettare che in famiglia ci sia un problema del genere è importantissimo. Soltanto in questo modo è possibile iniziare un percorso per tentare di uscire dal tunnel della droga”.


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