Il Riesame e l'appalto contestato: "Ci fu la mediazione di Romano"

Incontri a Montecitorio e a casa. L’appalto e “la mediazione di Romano”

Saverio Romano
Romano: "Fatti per cui il Gip ha escluso la gravità indiziaria"

PALERMO – Un incontro a Montecitorio e uno a casa di Saverio Romano. Due appuntamenti in cui si sarebbe concretizzato l’intervento del deputato nazionale per aiutare l’imprenditore Sergio Mazzola nell’ambito dell’appalto per il servizio di ausiliarato bandito dall’Asp di Siracusa e aggiudicato a Dussmann.

Il 2 febbraio scorso il Tribunale del Riesame ha accolto l’appello della Procura di Palermo, emettendo due nuove ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Mazzola, imprenditore di Belmonte Mezzagno, e dell’intermediario Ferdinando Aiello, ex consigliere regionale ed ex parlamentare calabrese del Pd.

L’inchiesta è la stessa che in un altro filone ha portato all’arresto dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Era stata respinta, invece, la richiesta di arresto per Romano che in ogni caso sarebbe dovuta passare dall’autorizzazione del Parlamento. Sul deputato non c’è stato appello dei pm.

Il Riesame ha riqualificato l’ipotesi di corruzione in traffico di influenze, imponendo a Mazzola l’obbligo di esercitare impresa per un anno e ad Aiello l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inevitabile ricorso della difesa in Cassazione blocca l’esecutività della misura fino a quando non si pronunceranno i supremi giudici.

Nelle motivazioni del Tribunale del Riesame vengono ora ricostruiti i passaggi che chiamano in causa Romano. Il 10 settembre 2024 a Montecitorio ci fu un incontro fra il deputato di “Noi Moderati”, Mauro Marchese, ormai ex legale rappresentante della Dussmann, e Ferdinando Aiello. Quest’ultimo, che fece da tramite – scrive il Riesame – “è il soggetto che lo stesso Romano aveva presentato a Cuffaro e che godeva della sua fiducia”.

Aiello, discutendo con Marco Dammone, altro ex uomo di Dussmann, si attribuiva il merito di avere fatto superare i vecchi contrasti fra Marchese e Romano: “Ma Saverio è un signore e a me non può dire di no nel senso che io Saverio mi deve molto Marco… nel senso che in passato gli ho dato molto anche quando non era deputato quindi non si sente e… e ha la garanzia che ci sono io in mezzo… Saverio mi ha detto guarda Ferdinà gli ridò credibilità all’azienda che ci sei tu… e non ti posso dire no… se no me ne fottevo”.

Il 16 settembre ci fu il secondo incontro, stavolta a casa Romano. Erano presenti l’onorevole, Marchese, Aiello e il manager dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone. Nel corso degli interrogatori dei mesi scorsi gli indagati hanno tutti spiegato che si parlò di un progetto di partenariato pubblico-privato e solo marginalmente della gara per l’ausiliarato.

Solo Caltagirone (per il manager il Riesame ha respinto il ricorso dei pm confermando la decisione del Gip di non arrestarlo) ha invece detto che i rappresentanti della Dussmann, della cui presenza non era al corrente, gli chiesero della gara. Lui, “indispettito, chiuse l’incontro”.

Una versione che ha trovato conferma nelle intercettazioni successive di Aiello e Dammone. “Ulteriore elemento indiziante è rappresentato dalla condotta degli esponenti dalla società, che, prima di accedere all’abitazione, provvedevano a lasciare i telefoni cellulari sul pianerottolo – scrive il Riesame – comportamento difficilmente conciliabile con la trattazione di un progetto lecito e ordinario, ma coerente con la consapevolezza della delicatezza, se non della illiceità, delle questioni oggetto di discussione”.

L’incontro a casa del deputato, si legge nella motivazione del Riesame appena depositata, “costituisce la concretizzazione della mediazione del Romano, il quale – analogamente a quanto già fatto dal Cuffaro nei mesi precedenti (anche l’ex governatore incontrò i due uomini di Dussmann ndr) – si è prestato a organizzare un appuntamento tra il Caltagirone e i rappresentanti Dussmann, assicurando contestualmente una contropartita a favore del Mazzola, soggetto da lui indicato e presentato come proprio amico di famiglia”.

Non a caso Dammone e Aiello “a fronte dell’atteggiamento fin troppo neutrale del Caltagirone”, concordarono di “insistere maggiormente sul canale Mazzola-Romano, ritenuto più efficace in ragione del rapporto fiduciario tra i due”. Bisognava fare pressioni su Mazzola dicendogli che “noi il nostro lo abbiamo fatto… manca il tuo… fattelo eh… per avere certezza della cosa”.

Il 17 dicembre 9024 Marchese e Dammone prima di entrare a casa Cuffaro raccontavano che Mazzola “aveva fatto loro un favore”, “gli aveva dato una mano, viste le sue buone relazioni”, per “portare a casa la cosa”. Subito dopo, i due discutevano del contratto di subappalto da predisporre per la Euroservice di Mazzola, “la cui entità percentuale non era, tra l’altro, affatto indifferente”.

Alla faccia”, disse una persona incaricata da Dammone per seguire la pratica. La percentuale del 30% di subappalto, seppure alla fine non si concretizzò, lo aveva sorpreso. I due si dicevano sicuri che l’Asp “l’avrebbe autorizzato per forza”, aggiungendo che sarebbe stato inconcepibile che, dopo “tutto sto casino”, si potesse escludere proprio Mazzola.

Secondo il Riesame, Damome e Aiello erano “consapevoli dell’esistenza di due ‘pezzi da novanta’, ossia il Cuffaro e il Romano, attivi nel promuovere l’interesse della società Dussmann”.

Sono elementi che inducono il collegio composto da Annalisa Tesoriere, presidente, Luisa Trizzino ed Emanuela Carrabotta a concludere: “È dunque del tutto chiara la correlazione tra l’intervento del Romano e l’utilità prospettata al Mazzola, dovendosi condividere l’assunto del pubblico ministero appellante, secondo cui i rappresentanti della Dussmann si sono mossi contemporaneamente su due fronti per intercettare il Caltagirone, beneficiando della mediazione non solo del Cuffaro, ma anche del Romano, da valorizzare in quanto legato personalmente al Direttore generale e in grado di assicurare un proprio beneficio alla cordata tramite l’inserimento del Mazzola quale destinatario del subappalto (utilità che, si badi bene, il Marchese aveva prospettato а Cuffaro quale contropartita dell’interferenza sulla gara già in occasione dei primi (‘se poi ci vuole…in pratica…eh… dare un’indicazione di un subappaltatore per essere chiaro…tra me e te…ma va bene pure questo, purché ci siano…’)”.

Il Gip che aveva respinto la richiesta di misura per Mazzola giudicò la questione come “una mera convergenza di interessi commerciali”. E aggiunse che il quadro indiziario “non risulta altrettanto solido e grave con riguardo all’esistenza di un accordo, analogo a quello concluso dai rappresentanti Dussmann con Cuffaro, con Romano” a cui non può essere contestato il traffico di influenze.

Il riesame non concorda, ma offre una chiave diversa: “Pur in presenza di tali forme di intermediazione illecita, non vi è prova che tali pressioni siano sfociate nella stipula di un accordo corruttivo con il pubblico ufficiale, traducendosi nel compimento di atti contrari ai doveri di ufficio, sicché la condotta resta confinata, sul piano della rilevanza penale, nell’ambito dell’interferenza illecita senza sfociare nella più grave ipotesi di corruzione”.

Mazzola “ha apportato un contributo concreto alla realizzazione del delitto di traffico di influenze illecite, consistente nella messa a disposizione, in modo intenzionale e consapevole, delle proprie relazioni personali con il Romano, al fine di inserirsi in una catena di mediazione illecita finalizzata a incidere sull’operato del direttore generale Caltagirone nella gestione della gara di ausiliariato dell’Asp di Siracusa, in vista dell’ottenimento di un vantaggio indebito. Mazzola veniva espressamente scelto dai rappresentanti Dussmann in ragione del suo rapporto personale con Romano – indicato come “amico di famiglia” e addirittura “principale” del Mazzola -, affinché intercedesse con quest’ultimo”.

La nota di Romano

Questa la nota dell’onorevole Saverio Romano: “Il Tribunale del Riesame, pronunciandosi sulla posizione di un altro indagato, ha ricostruito analiticamente la mia posizione su fatti già sottoposti al Gip, che con ordinanza del 2 dicembre 2025 ha escluso la gravità indiziaria per tutti i reati contestati e ipotizzabili, incluso il traffico di influenze illecite. Quella decisione non è stata impugnata dalla Procura ed è diventata definitiva. Tutto ciò è avvenuto in un procedimento nel quale non ero parte, non sono stato notificato e non ho potuto esercitare alcun contraddittorio. La mia posizione processuale è coperta da giudicato cautelare. Nessuna valutazione incidentale resa in un procedimento al quale non ho partecipato può modificarla. Ho già attivato con i miei difensori le iniziative necessarie a tutela del diritto di difesa, del principio del contraddittorio e della certezza del diritto.”

La nota di Dussmann

“La gara non risulta aggiudicata a Dussmann in quanto annullata in autotutela per i motivi già espressi dal Tribunale del Riesame e dal Gip, ovvero la sussistenza di “elementi indiziari […] riferibili a un intervento dei commissari […] in favore della Pf2 S.p.A. (secondo il giudice bisogna scandagliare l’esistenza di una turbativa nella turbativa della gara ndr). Dussmann Service ribadisce, pertanto, di non aver goduto di alcun vantaggio, a maggior ragione considerato che la propria offerta tecnica non è stata premiata dall’ASP di Siracusa, che ha invece attribuito il massimo punteggio alla società PFE SpA, così come indicato nei verbali di gara. La nostra Società è del tutto estranea ai fatti oggetto dell’indagine della Procura di Palermo e, appena ne ha appreso notizia dalla stampa, ha immediatamente interrotto il rapporto di lavoro con tutte le persone citate”.


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