Intelligenza artificiale, a Catania il confronto tra etica e diritto

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Intelligenza artificiale convegno a catania
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Presentato il libro di Diana Urania Galetta nell'aula magna di Giurisprudenza

CATANIA – “I giuristi sono chiamati a interrogarsi su quanto spazio debba essere lasciato all’innovazione tecnologica e fino a che punto, invece, il diritto debba intervenire per governarne gli effetti. L’IA non è soltanto uno strumento operativo: è un insieme di sistemi progettati da soggetti privati che, già nella fase di ideazione, acquisizione e implementazione, incorporano scelte capaci di influenzare i processi decisionali successivi”.

Giovanni Fabio Licata, professore di diritto amministrativo e pubblico dell’università di Catania, ha aperto i lavori del convegno sulla presentazione dell’ultimo libro di Diana Urania Galetta Artificial Intelligence and Public Administration.

Tra i relatori il presidente del tribunale di Catania Mariano Sciacca, il magnifico rettore Enrico Foti, Orazio Condorelli, presidente del corso di laurea di giurisprudenza, Michele Corradino e Vincenzo Neri, presidenti di sezione del Consiglio di Stato e Maria Rosaria Maugeri, ordinaria di diritto privato dell’università etnea.

Intelligenza artificiale, Licata: “Può incidere sulle dinamiche democratiche”

Il professore Licata taglia subito corto e va al cuore del problema, sottolineando che gli studiosi del diritto debbano interrogarsi sullo spazio lasciato all’innovazione tecnologica, chiedendosi “fino a che punto, invece, il diritto debba intervenire per governarne gli effetti. L’IA non è soltanto uno strumento operativo: è un insieme di sistemi progettati da soggetti privati che, già nella fase di ideazione, acquisizione e implementazione, incorporano scelte capaci di influenzare i processi decisionali successivi”.

Il rischio, ragiona Licata, è che queste tecnologie si considerino come elementi neutri, dimenticando quanto possano incidere sulle dinamiche democratiche.

Galetta, l’ultimo libro e l’analisi

Diana Urania Galetta, ordinaria di Diritto amministrativo e di Diritto amministrativo europeo all’Università di Milano, dirige il centro di ricerca sulla Pubblica Amministrazione. Artificial Intelligence and Public Administration. A Journey (Editoriale Scientifica, collana Sentieri giuridici) è il suo ultimo libro, presentato a Catania.

La professoressa ha ricordato quale sia la sfida dei giuristi, “chiamati a confrontarsi con questioni tecniche sempre più complesse, che richiedono competenze interdisciplinari e una conoscenza minima dei meccanismi che regolano algoritmi e sistemi di machine learning”. “Comprendere il funzionamento delle tecnologie è, infatti, il primo passo per poterle disciplinare efficacemente”, ha aggiunto.

Per Galetta l’esperienza umana resta “insostituibile”. “L’intelligenza artificiale può supportare l’attività umana, ma non sostituire la dimensione più autenticamente umana del giudizio”.

Occhi puntati anche sulla narrazione, “che tende a enfatizzarne le potenzialità quasi miracolistiche, mentre i limiti e i costi vengono spesso sottovalutati”. Galetta parla dell’impatto ambientale dei data center, che consumano enormi quantità di acqua, “ponendo interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine del modello attuale”.

Su queste basi, l’AI deve essere considerata come “uno strumento”, che “può produrre benefici o effetti negativi a seconda delle modalità con cui viene utilizzato”.

Sciacca: “Mutamento profondo”

Il presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca, ha analizzato “l’evoluzione tecnologica”, che “procede a una velocità molto superiore rispetto a quella del diritto”, facendo emergere quello che considera “il vero nodo”, ovvero ” non soltanto l’uso dell’intelligenza artificiale, ma il mutamento profondo del rapporto tra tecnologia, potere e regolazione”.

“Il rischio – ha aggiunto il presidente – è che la tecnica finisca per sostituire progressivamente il diritto come principale strumento di organizzazione della vita sociale”. 

Sciacca si è concentrato sul tema della formazione, “una delle principali sfide per magistrati, funzionari pubblici e professionisti”, anche perché “le piattaforme digitali e i sistemi algoritmici incorporano al proprio interno regole, vincoli e meccanismi di esclusione che producono effetti concreti spesso prima ancora dell’intervento del legislatore, da qui l’invito a cambiare la narrazione dominante sull’intelligenza artificiale”.

 


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