PALERMO – “Una articolata condotta fraudolenta volta ad intercettare e gestire in modo privatistico i finanziamenti pubblici destinati allo Stor Remesa”, scrive il giudice per le indagini preliminari nel decreto di sequestro che ha raggiunto tre indagati.

I tre indagati
Un ruolo chiave ricopriva Salvatore Seminara, ex commissario straordinario dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Sicilia, all’interno del quale operava Sor Remesa, di cui lo stesso era direttore.
Sotto inchiesta anche Gioacchino Basile e Maria Daniela Costantino, rispettivamente socio vicepresidente e tesoriere e la seconda socio vicepresidente e segretario ddi Stor Rmesa. Si tratta di un ufficio tecnico-scientifico internazionale. I tre indagati avrebbero successivamente creato un comitato autonomo che grazie alla modifica dello statuto ha finito per avere autonomia organizzativa ed economica, sostituendosi allo Stor Remesa.
“Artifici e raggiri” allo Zooprofilattico
Il comitato ha gestito finanziamenti dall’assessorato regionale alla Salite e dall’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale, inducendo in erroro anche l’amministrazione regionale. Ottenuti i soldi, ed ecco l’accusa, sarebbero stati messi in atto “artifici e raggiri” che hanno fatto ipotizzare la truffa contestata dai pm Calogero Ferrara e Amelia Luise della Procura europea.
Segue una sfilza di presunte irregolarità: aumento dei costi per il personale rispetto alle previsioni progettuali senza corrispondenza tra i profili da reclutare indicati nel progetto e quelli effettivamente contrattualizzati; affidamento di incarichi e consulenze esterne per attività che in precedenza erano svolte in house dal personale dell’Istituto zooprofilattico.
La Procura europea contesta pure la mancata realizzazione dei corsi di perfezionamento e formazione. Il carattere scientifico sarebbe passato in secondo piano, dando spazio all’organizzazione di eventi e incontri.
Irregolarità e nuovi finanziamenti
Alcune voci di costi sarebbero state volutamente duplicate. Più si dimostrava di avere speso e più risorse si ottenevano dall’organismo internazionale e dalla Regione. L’Assemblea regionale siciliana, nonostante lo Stor Remesa, a gennaio 2024, non avesse rendicontato nessuno dei contributi erogati con la nuova finanziaria ha incrementato di 200.000 euro i finanziamenti.
I pm europei, sulla base delle indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria, contestano la regolarità delle consulenze su cui anche la Commissione regionale antimafia aveva accesso un faro.
Costantino, ad esempio, avrebbe ottenuto un compenso di tremila euro al mese “nonostante tra i requisiti previsti fossero richiesti 5 anni di esperienza professionale, sia nel contesto normativo nazionale ovvero in altra organizzazione internazionale”.
Basile nel 2023 ha ricevuto un incarico da 30 mila euro annui, che nel 2024 e per i tre anni successivi sono diventati 40 mila, come consulente esperto in cooperazione internazionale, sviluppo e gestione economica dello Stor Remesa motivato con “l’ottimo lavoro svolto”.
“Le motivazioni che hanno portato al rinnovo del contratto di consulenza appaiono pretestuose – scrivono gli investigatori – in quanto gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti”.
Spese non previste
Nel progetto alcune spese non erano previste ad esempio quelle per eventi, convegni, seminari e riunioni. Così come non era previsto l’acquisto di Pc e telefoni. Nel corso di una intercettazione telefonica Costantino suggeriva alla figlia di usare “un Pc nella mia borsa” che in realtà serviva solo per i progetti.
Il racconto della nuova direttrice
A luglio 2024 si è insediata la nuova direttrice generale dell’Istituto Zooprofilattico, Francesca Di Gaudio, che sentita dagli investigatori ha detto di “aver riscontrato, sin dal proprio ingresso, una situazione di forte conflittualità interna, determinata in parte dalle scelte organizzative adottate (segnatamente, la nomina di direttori sanitario e amministrativo esterni), le quali hanno generato opposizione da parte dei dirigenti interni e malumori anche negli ambienti politico-istituzionali, nonché una condizione di operatività limitata da vincoli contrattuali particolarmente stringenti, sino a prevedere ipotesi di decadenza immediata anche in relazione a scelte gestionali ordinarie”.
Ed ha aggiunto di avere riscontrato “anomalie segnalate in relazione ai concorsi, alle assunzioni e, soprattutto, alla gestione dei finanziamenti” e “significative opacità nella gestione delle risorse economiche, inizialmente quantificate in euro 250.000 per il primo anno e successivamente ridotte, segnalando la difficoltà di ricostruire l’effettiva destinazione dei fondi, a fronte di una incidenza particolarmente elevata delle spese per consulenze”.
Di Gaudio ha parlato di “pressioni esercitate nei confronti della Direzione per il rinnovo dei contratti di consulenza e per il mantenimento di rapporti con determinati operatori economici, pressioni che la dichiarante riferisce essere state giustificate con esigenze organizzative ma alle quali afferma di essersi opposta, dimostrando la possibilità di soluzioni alternative economicamente più vantaggiose”. Ora è scattato il sequestro preventivo fino a raggiungere i 175 mila euro.

