La Chiesa boccia la Giunta |Pellegrino propone referendum - Live Sicilia

La Chiesa boccia la Giunta |Pellegrino propone referendum

Per la Chiesa, intervenuta sulla questione dopo l'audizione in commissione Servizi sociali, ad essere sbagliato sarebbe il metodo adottato, che non prevede un confronto aperto con la città. Il presidente di Arcigay: "ll dibattito sui diritti civili rientra nell'ambito della laicità".

UNIONI CIVILI
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CATANIA – Un referendum in cui sia la popolazione cittadina a scegliere se istituire o meno il registro delle unioni civili. Lo propone il consigliere comunale Riccardo Pellegrino, vicepresidente della Commissione Servizi sociali, presieduta da Erika Marco, che la settimana scorsa, ha avviato una serie di incontri con la società civile proprio per discutere dei contenuti della bozza di regolamento licenziata dalla giunta comunale e che, una volta ricevuto parere, verrà inviato al Comunale per l’approvazione. “Innanzitutto – precisa Pellegrino – voglio sottolineare l’impegno del presidente Marco che ha convocato tutti i soggetti portatori di interesse, ascoltando i punti di vista differenti. Abbiamo iniziato incontrando i rappresentanti di Arcigay – prosegue – poi abbiamo ascolta i rappresentanti della Curia, ospitando un rappresentante della Diocesi di Catania e ascolteremo le famiglie. L’intento è infatti quello – evidenzia – di affrontare un argomento così delicato nel modo più ampio possibile”.

Pellegrino propone una consultazione popolare perché la decisione di istituire o meno il registro delle unioni civili venga presa dalla città. “Siamo in democrazia – spiega – per cui ritengo giusto chiedere il parere dei cittadini su un argomento così dibattuto”. Non solo un referendum, ma anche un incontro pubblico per chiarire le idee, come già fatto, ad esempio, per quanto riguarda il regolamento edilizio. “Sappiamo tutti che dietro questa vicenda c’è la politica che fa degli accordi. Il primo citttadino in campagna elettorale ha promesso che avrebbe istituito il registro, ma io credo che non debba essere né il sindaco né gli assessori a decidere, ma i catanesi. “La delibera non è chiara – conclude infine Pellegrino – e ci sono alcuni punti da modificare, come ad esempio la questione legata alla cancellazione dal registro, per cui basta una semplice raccomandata.

E di necessità di avviare n confronto aperto con la città parla anche la Chiesa, intervenuta sulla questione dell’istituzione del registro delle unioni civili, dopo l’audizione in commissione Servizi sociali. Dall’incontro è nato un documento, “Laboratorio per la città” nel quale vengono appunto sollevati problemi di democrazia partecipativa alla base dell’iter che a Catania ha portato all’adozione della delibera della Giunta Bianco sul “Regolamento comunale sulle unioni civili”. Una “bocciatura nel merito”, scrivono i rappresentanti della Diocesi che chiedono agli organi del Comune di “convocare con urgenza i rappresentanti della Scuola diocesana e del Laboratorio per la città per aprire un dibattito nella comunità con criteri di ampia diffusione e trasparenza e per discutere i temi in ordine alla “politica sociale in favore della famiglia”.

Nella premessa il Laboratorio osserva che “l’adozione di un atto amministrativo che non implica semplici tecniche di gestione, ma importa scelte significative, necessita di un confronto aperto con la città e le sue sensibilità. Solo così è possibile eliminare il dubbio che si voglia cedere alle pressioni del momento piuttosto che intervenire su di un tema rilevante per la vita delle persone e della città”.

Secondo il Laboratorio, infatti, quanto predisposto dalla Giunta comunale sarebbe, tra le altre cose, “piuttosto ambiguo nella formulazione e nella definizione dell’ambito di applicazione”, in contrasto con la costituzione e con lo stesso statuto del Comune di Catania, e oltre tutto “non di competenza del Consiglio Comunale in ordine alla definizione delle unioni di fatto ed al loro riconoscimento”. “Il Regolamento- conclude il Laboratorio –si limita ad elencare una serie di requisiti e di finalità desiderate, senza tenere conto né della legislazione vigente in materia, né del dibattito in corso nel nostro Paese sulla definizione e la discipline delle unioni di fatto”.

L’ipotesi del referendum, però,  non piace affatto ai rappresentanti di Arcigay Catania, secondo cui il dibattito sui diritti civili rientra nell’ambito della laicità. “Non stiamo parlando di matrimonio – afferma Alessandro Motta, presidente dell’Arcigay etna – e non lo mettiamo in discussione, così come non discutiamo di famiglia. Il registro infatti – sottolinea – serve a garantire alcuni diritti alle coppie che non si sposano”.

Motta ribadisce come l’approvazione del Regolamento non toglierebbe nulla all’istituzione familiare. “Si tratta di riconoscere quei nuclei la cui unione non si fonda sul matrimonio – continua Motta – e noi pensiamo sia il caso di procedere con l’iter avviato dalla giunta Bianco, portato avanti dalla commissione consiliare e non perdere altro tempo”.

E sulla mancanza di costituzionalità del Registro, Motta afferma: “E’ vero che il Registro avrebbe effetti solo ed esclusivamente sul territorio comunale – conclude il presidente Arcigay – ma questo non vuol dire che non si debba istituire. In ogni caso, prima di chiamare la gente a esprimere la propria posizione, converrebbe avviare un’ampia discussione”.

 


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Commenti

    I cittadini hanno altro a cui pensare, dopo otto mesi di totale immobilismo ve ne venite con queste menate.
    Un lavoro vero e serio no?

    Ma cosa c’entra la chiesa cattolica con uno stato laico… non ha fatto abbastanza danni in passato?

    Fa ridere che ancora esistano questi baciapile più papisti del papa. Qualcuno dica alla destra imbalsamata che Bergoglio è da mo’ che sta dicendo altre cose. E dica agli inventori di questo laboratoriuccio della parrocchietta che combattono una battaglia – tutta politica, perché non c’è niente di sociale in quel che stanno facendo – retriva e misera. Quanto a Cinesino Pellegrino, visto che mostra di non aver capito nulla del funzionamento della democrazia rappresentativa, non sarebbe meglio che si dimettesse e tornasse a studiare?

    un referendum a che pro? questi consiglieri non si vogliono prendere responsabilità?
    vogliono fare scarica-barile?

    Culturalmente il paese più antico del mondo..

    Personalmente non sono ostile allo strumento referendario, tuttavia mi chiedo e chiedo perchè usarlo in alcune fattispecie e non in altre? In base a quale metodo? Se la consultazione popolare è un metodo, bene venga richiesta e applicata anche in molte, numerose, altre scelte che riguardano la città ma in merito alle quali ci si guarda bene dall’interorgare la città. Chiediamo allora un referendum per gli asili, l’acqua, i parcheggi e quant’altro, perchè solo per il registro delle unioni civili? Forse per compiacere alcuni poteri forti? E dico questo non temendo affatto un referendum in materia, anzi convinto che questo metterebbe i seria difficoltà forze politiche confessionali e legate a quei poteri. Faccio solo un discorso di metodo.
    Condivido, ovviamente, il pensiero di Alessandro Motta Presidente di Arcigay Catania e cioè che “Si tratta di riconoscere quei nuclei la cui unione non si fonda sul matrimonio”.
    Poichè, come detto da Arcigay e qui riportato, non si vuole mettere in discussione le unioni fondate sul matrimonio, la consultazione della Curia e delle associazioni confessionali a me appare fuori luogo. Qui si parla di diritti civili, dunque le consultazioni vanno condotte con le forze civili e laiche e non già con quelle che tali non sono.
    Il Laboratorio per la città, a me appare solo un diversivo per prendere tempo, dilatarlo sino allo sfinimento ed esaurimento della questione.
    Personalmente a quel Laboratorio per la città opporrei un Comitato per i diritti Civili nella Città e questo rappresenta un invito a tutte le forze sociali e civili a unirsi per la sua costituzione.
    Al tavolo da gioco solitamente si rilancia.
    Giovanni Caloggero Consigliere Nazionale Arcigay.

    Caro Pippo Riso, non sono di parte ma se il Consigliere Riccardo Pellegrino, dopo 5 anni alla Circoscrizione è salito di grado e adesso è al Comune un motivo ci sarà! La sua proposta non è per niente discriminatoria o antiquata per via delle radici Siciliane ma mira a ben oltre il tuo semplice concetto di “Pensare Moderno”. Prima di parlare leggiti gli articoli 1, 29 e 30 della nostra Costituzione! E comunque io sono del parere che prima il Consigliere dice bene: “Siamo in un paese democratico dove la sovranità spetta al popolo e che quindi deve essere il popolo stesso, se preparato all’evenienza, di scegliere il futuro del registro delle unioni civili! Detto questo ti saluto e spero, la prossima volta, che prima di parlare sia TU a studiare e riflettere un po’ su ciò che va bene e ciò che va male!!

    A mio parere, credo che i catanesi abbiano il diritto e il dovere di decidere su ciò che l amministrazione vuole approvare … visto che chi governa , governa grazie a noi !!! La città di catania ha bisogno di molto altro … ci sono famiglie disagiate , portatori di handicap lasciati a loro stessi !!! Se vogliamo metterci in “pari” o “all avangiardia” come gli altri paesi iniziamo concretamente a creare posti di lavoro a regolarizzare tutto il lavoro in nero a ridurre le spese e gli sprechi .. la città di catania ha bisogno di ripartire … ma iniziamo dalla a per finire alla z

    beh non capisco cosa c’entra il coinvolgimento della Chiesa! stiamo parlando di qualcosa che interessa la cittadinanza in quanto tale, questa bocciatura della diocesi, a leggere l’articolo, non interessa la società civile, in quanto proviene da una associazione che non rappresenta l’intera cittadinanza (quale INVECE e’ il comune) e che pertanto non può pretendere di entrare nel merito di questioni che coinvolgono persone che NON hanno a che fare, e possibilmente non hanno alcuna intenzione, di avercene.

    questo per dire si invita la Chiesa a non interferire e tentare di condizionare la vita politica cittadina, e bene ha fatto la giunta a deliberare SENZA tener conto delle istanze retrograde provenienti da questo clero.

    debora minuscola, il vecchio discorso democristiano del “prima facciamo questo” è stantio e puzza esattamente come i preconcetti che si nascondono dietro questa maniera di agire che avrebbe fatto felice Ponzio Pilato.

    Credo invece che nel decidere si debba tenere conto di TUTTE le istanze che provengano da enti che rappresentino una parte della cittadinanza, come la CHIESA o i MOVIMENTI POLITICI o le RAPPRESENTANZE SINDACALI, ecc… CHE PIACCIA O NO questi rappresentano comunque parte della cittadinanza. E comunque tenere sempre conto delle idee della MAGGIORANZA della popolazione, come è normale in democrazia.

    E’ VERAMENTE VERGOGNOSO CHE ANCORA UNA VOLTA LE INGERENZE DELLA CHIESA RISULTANO POTENTI NELLA POLITICA E NELLA SOCIETA’.
    SEBBENE LA NOSTRA BELLISSIMA COSTITUZIONE RISPETTA TUTTI, PRATICAMENTE I PATTI LATERANENSI CHE STABILISCE LO SRETTISSIMO “RAPPORTO CONIUGALE” TRA STATO E CHIESA NEGA CERTI DIRITTI FONDAMENTALI.
    ABBIAMO POLITICI TROPPO TIMIDI DI FRONTE LA CHIESA, DEI PARRUCCONI CHE NON SONO IN GRADO DI APPROVARE UN REGISTRO PER LE UNIONI CIVILI.
    IL POPOLO ITALIANO E’ PIU’ AVANTI DELLA POLITICA BIGOTTA E BECERA CHE CI GOVERNA DA ANNI E CONTINUA TUTT’ORA A DISTRUGGERE L’ITALIA.
    IN 20 ANNI ABBIAMO AVUTO UN PESSIMO ESEMPIO DI IMMORALITA’ PROVENIENTE DAI PIANI SUPERIORI, OVVERO UN PRESIDENTE CHE INVITAVA A NON PAGARE LE TASSE, UN PRESIDENTE CHE ANDAVA A PROSTITUTE MINORENNI, UN PRESIDENTE BARZALLETTIERE, UN PRESIDENTE CHE VOLEVA APPROVARE LA LEGGE BAVAGLIO, UN PRESIDENTE AMICO DI DITTATORI SANGUINARI, UN PRESIDENTE DECISO AD APPROVARE LEGGI SCAPPATOIE PER SFUGGIRE AI PROPRI PROCESSI.
    CATANIA FONDAMENTALMENTE E’ ANCORA FASCISTA E ARRETRATA, COME IL RESTO DELL’ITALIETTA MEDIA, SI PREFERISCE UN PUTTANIERE PERCHE’ RIENTRA NELLA “NORMA” DA UN GAY, PERCHE’ “CONTRONATURA”, NONOSTANTE LA SCIENZA ABBIA DATO IL SUO VERDETTO FINALE AL RIGUARDO.
    NON C’ENTRANO NULLA LE FAMIGLIE DISAGIATE ECONOMICAMENTE, CON FIGLI PORTATORI DI HANDICAP, BASTA CERCARE DI CAMBIARE DISCORSO CON ARGOMENTI CHE NON C’ENTRANO UNA MAZZA, QUI SI PARLA DI REGISTRO DI UNIONI CIVILI E SECONDO ME POTREBBE ESSERE UNO SPIRAGLIO DI LUCE PER DIVENTARE UNA CITTA’ PIU’ CIVILE E MODERNA.
    IO SPERO CHE IL GOVERNO SI AFFRETTI AD APPROVARE LA LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA E LA TRANSFOBIA, UNA LEGGE PER IL MATRIMONIO E LE ADOZIONI GAY, PERCHE’ FIN QUANDO SOLO GLI ETEROSESSUALI POTRANNO ACCEDERE A TUTTO CIO’, SI CONTINUERA’ A PARLARE DI SUPERIORITA’ DELLA RAZZA E DI PRIVILEGI.
    LA CHIESA DOVREBBE PENSARE AI PEDOFILI CHE CONTINUA A NASCONDERE ALL’INTERNO DELLE PARROCCHIE INVECE DI PENSARE SEMPRE AI GAY.
    IL REFERENDUM? BAH, I TEMI ETICI SONO DIRITTI UMANI PER CUI DOVREBBERO ESSERE PRIMARI, NESSUNO HA IL DIRITTO DI DECIDERE SULLA VITA DEGLI ALTRI.
    CONCLUDO DICENDO CHE L’IGNORANZA ANCORA REGNA SOVRANA!

    Premetto che sconosco l’argomento o quanto meno non nei particolari e scusate l’ignoranza in materia..

    Mi/vi pongo la domanda..
    Ma la persona gay (quindi senza unioni civili) non ha sempre e comunque garantito gli stessi diritti e doveri di ogni cittadino o è denigrato in qualcosa?
    Dove sta il problema?

    La lettura di questo articolo suscita una commistione tra riso e disgusto per quanto vi si legge. Voglio soffermarmi solo su alcune questioni.

    1) La proposta di indire un evento REFERENDARIO per l’approvazione di un registro delle Unioni civili è infondata e immotivata. Senza considerare i costi che una simile consultazione richiederebbe (costi che, viste le condizioni del Comune, sarebbe più opportuno ed eticamente corretto investire in altro), a che pro un referendum che mira soltanto a riconoscere alcuni diritti a quanti non vogliano sposarsi (coppie etero) o non possano affatto (coppie omo)? La mia impressione è che proprio un simile gesto, nonostante lo sbandieramento di democrazia che si voglia mettere in atto, vada ad instillare atteggiamenti discriminatori poiché si propone come stra-ordinario una decisione che, politicamente parlando, rientra nell’ordinarietà delle cose in moltissimi paesi d’Europa e non solo (vedi il caso Vietnam!).

    2) Il tentativo di chi richiamare la Costituzione per portare acqua al proprio mulino, mette capo ad atteggiamenti di (vana) demagogia. E questo per 2 semplici motivazioni:
    a) se si richiama l’art. 1, allora si rispetti davvero quanto stabilito e si agisca in modo tale che il Popolo possa realmente esercitare la sua sovranità, cioè garantendo la possibilità di intervenire ATTIVAMENTE all’interno di decisioni e problematiche serie e che ledono i diritti fondamentali e la serenità di moltissimi cittadini. In altri termini, perché ricorrere al referendum per un evento che, in fondo, cambierà la vita a pochi (e di certo non in peggio), mentre si rifugge qualunque confronto quando si tratta di questioni di vitale importanza? Siamo seri, non giochiamo!
    b) il riferimento all’. art 29 della Costituzione è infondato: la Repubblica riconosce i diritti della famiglia fondata sul matrimonio. Ma quale matrimonio? Non è specificato “matrimonio religioso celebrato in chiesa”.

    In conclusione, se “italiano” altrove diviene sinonimo di “stupidità” è proprio perché, ancora oggi, si cerca di risolvere questioni del tutto naturali con soluzioni artificiose, che rasentano la discriminazione e con l’intervento di soggetti NON politici che vengono comunque coinvolti. A riguardo, perché non si è deciso di convocare anche i rappresentanti della comunità musulmana, ortodossa e valdese? Sono realtà che oramai esistono in maniera tangibile. Non è discriminazione anche questa: dare voce in capitolo soltanto ai rappresentanti della Chiesa Cattolica solo perché la percentuale più alta di coloro che vivono a Catania, almeno teoricamente, apparterrebbe ad essa?

    LE PERSONE GAY (UOMINI E DONNE ATTRATTI SESSUALMENTE E SENTIMENTALMENTE DA INDIVIDUI DELLO STESSO SESSO) NON HANNO GLI STESSI DIRITTI CHE HANNO GLI ETERO IN MATERIA DI RICONOSCIMENTO CONIUGALE.
    PERCHE’ SOLO GLI ETEROSESSUALI POSSONO SPOSARSI E I GAY NO?
    I DIRITTI CIVILI SONO DIRITTI UMANI E NON SI OBIETTANO!!!
    HANNO GLI STESSI DOVERI DEGLI ETERO, PERCHE’ PAGANO LE TASSE MA NON HANNO CERTI DIRITTI INDISPENSABILI PER LA DIGNITA’ E LIBERTA’ UMANA.
    SE UN GAY SI VUOLE ISCRIVERE ALL’UNIVERSITA’ HA IL DIRITTO DI FARLO E CE LHA INFATTI COME UN ETEROSESSUALE, MA SE VUOLE SPOSARSI O CONVIVERE TRAMITE UNIONE CIVILE COL COMPAGNO NON PUO’ FARLO. NON PENSATE CHE CI SIA DISCRIMINAZIONE BELLA E BUONA?
    GLI ETERO GODONO DI PRIVILEGI, ABUSO DI DIRITTI, LORO Sì E I GAY NO, GLI ETERO POSSONO SCOXXXX IN DISCOTECA E SUBITO SPOSARSI CON 40000000000 DI UOMINI O DONNE E NON SUCCEDE NULLA, I GAY NO.

    FA SCHIFO L’ITALIA!

    Commentando la notizia il Sig. Pippo Riso dice: “Cinesino Pellegrino” …. bene le discriminazioni cominciano proprio da queste affermazioni.
    Non si accorge il signore che nei modi è molto vicino ai baciapile di cui parla?
    Poi l’invito a dimettersi e tornare a studiare: Se gli amici dell’attuale maggioranza seguissero il consiglio (molti sono stati maggioranza anche con Stancanelli) e si dimettessero per studiare sarebbe una cosa ottima per la città di Catania.
    A proposito dell’omosessualità, invito tutti i lettori a chiudere gli occhi e pensare bene a quel cugino, quel fratello, quel compagno di banco che aspirano solo a vivere se stessi in maniera compiuta con i medesimi diritti e doveri di ognuno.
    Non tema il dott. Calogero un referendum sarebbe la dimostrazione che Catania è una città civile che saprebbe rispondere in maniera adeguata.
    Nel bene e nel male il processo di trasformazione della società non lo ferma una approvazione o non di un registro.
    Se si smettesse di fare politica sulla pelle degli altri certi e se non si facessero le proprie scelte sulla base della propria appartenenza politica ma sui propri convincimenti personali sarebbe meglio per tutti e magari non avremmo un vicesindaco oggi osannante, che dalle file della destra chiedeva di vietare l’accesso ai partecipanti del gay – pride al Prefetto.

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