Cuffaro, la crisi morale e politica

La crisi morale e la crisi politica

Non basta 'decuffarizzare'. Ci vuole qualcosa di più

La crisi che sta investendo la Regione, nel divampare della nota inchiesta, è morale, prima ancora che politica. Gli effetti dirompenti sul Palazzo trovano la loro causa in un palpabile scadimento etico.

Se pezzi di vita pubblica e diritti, in un settore delicatissimo come la sanità, rientrano in un ‘mercato dell’appartenenza e del consenso’, siamo già ampiamente dentro il perimetro dell’inaccettabile.

Saranno i magistrati a fornire la competente cornice giudiziaria, ma il legame di fiducia tra classe dirigente e una fetta non piccola di siciliani risulta già compromesso. Lo dicono i fatti emersi che saranno oggetto di valutazione specifica, però, intanto restano lì. Lo gridano le reazioni di una giustificata indignazione.

Uno shock necessario

Da questa bruttissima storia siciliana si potrà ricostruire un senso comune soltanto se verrà pienamente compresa. Non saranno aggiustamenti, né revoche, in solitudine, a offrire un compiuto panorama di svolta. Ci vuole una revisione completa di identità e comportamenti, da parte di tutti. Ecco lo shock, forse necessario, per creare paesaggi di trasparenza.

Due progressisti doc, due persone perbene, hanno pronunciato, su questo giornale, parole da meditare. Ha detto Antonello Cracolici: “Io, anni fa, definivo questo sistema Cuffarismo, perfino dando un significato oltre l’origine. Tutto si riduce in favori, in cambio di soldi, di posti e di altri favori. Uno scenario fuori controllo in cui può succedere di tutto”.

Ha ribadito Claudio Fava: “L’opposizione non può limitarsi al singolo provvedimento d’aula o alla corsa al maxi emendamento della Finanziaria. L’opposizione si costruisce giorno per giorno. Un’idea alternativa di questa terra e di una opposizione che abbia un senso morale autentico e profondo, ti permette di dire quello che vuoi”. 

Cuffaro e il ‘terremoto’

Totò Cuffaro sta lì, nell’epicentro del ‘terremoto‘, per sua responsabilità. Ma non è solo lui l’esponente di una deriva in cui l’interesse fazioso supera i valori, al netto delle inchieste. Il Cuffarismo – rammenta Cracolici – ‘va oltre’. Nel solco della riflessione, di conseguenza, ‘decuffarizzare’ – la richiesta sullo striscione del sit-in della opposizioni (nella foto) – significherebbe assumere la limpida coscienza di un vero, non retorico, cambiamento generale.

Fava, dal canto suo, sottolinea una chiamata ‘al senso morale autentico e profondo‘ che riguarda. appunto, un mondo intero. Non esclusivamente gli attuali coinvolti.

E’ lo snodo della questione morale ferita, cioè della ‘questione immorale’, così l’abbiamo chiamata. Troverà ristoro, lo ripetiamo, quando un manager della sanità sarà scelto per la sua bravura. Non per la sua capacità e per i suoi riferimenti. Non perché è scarso, ma giova ai suoi danti causa piazzarlo in una casella.

Le strategie politiche

La vicenda politica-strategica, del Palazzo, è altresì lampante. La cuffariana Democrazia Cristiana, priva dei suoi assessori, ormai, ha lo spessore esile di una forza depotenziata.

Il governo Schifani, in vista dei prossimi appuntamenti, primo fra tutti la Finanziaria, avrà bisogno di puntellarsi, cercando un maggiore spirito di coesione in una coalizione frammentata. Un’operazione non semplice.

Anche perché, verosimilmente, ci sarà chi tenterà di ‘mettere a reddito‘ le difficoltà della giunta per motivi meramente di calcolo. La questione morale, in certe latitudini, a che serve, se non vale almeno mezzo assessorato, o, comunque, qualcosina in più?

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