PALERMO – La devozione di Cosa nostra per i capimafia arrestati si manifesta nei grandi come nei piccoli gesti. Dagli onerosi lavori di ristrutturazione della casa al soccorso stradale: i familiari di chi è finito in carcere vanno aiutati, sempre e comunque. Specie se si è detenuti sono Nino Rotolo e Gianni Nicchi. Ed è l’assistenza mutualistica la vera forza della mafia che resiste agli arresti.
Tra Pagliarelli e l’Uditore si sono sempre dati un gran da fare per rispondere ai desiderata del padrino, Rotolo, e del picciuteddu, Nicchi, che era cresciuto al suo fianco, fino a prenderne il posto. Così emergerebbe dalle informative ossatura al blitz Verbero che a fine maggio scorso ha portato in carcere una quarantina di persone, compresi i tre triumviri – Giuseppe Massimiliano Perrone, Alessandro Alessi e Vincenzo Giudice – che avrebbe guidato i clan di una grossa fetta di città.
All’Uditore, fino all’arresto del 2006, Rotolo aveva organizzato la base operativa, spacciandosi per malato e ottenendo gli arresti domiciliari nella bella villa di sua proprietà. E chi se non Salvatore Sansone, arrestato a maggio – cognome storico all’Uditore – avrebbe potuto e dovuto accollarsi il mantenimento dei familiari di Rotolo, di cui è anche nipote. Familiari che, ad un certo punto, siamo nel 2011, non erano soddisfatti del trattamento ricevuto. Giuseppe Bellino, in cella da alcuni anni, cugino di Sansone e pure lui nipote di Rotolo, ne discuteva con la madre: “La zia (la moglie di Nino Rotolo ndr) è nervosa, la zia tutte cose, però proprio con noialtri non li deve fare questi discorsi, perché noialtri se ci ammazziamo ci ammazziamo per lei… appena viene Salvatore (Salvatore Sansone ndr) gli dico Salvatore lasciali stare non ti ci applicare… ma la zia o è maschio o è femmina quando le conviene a lei…”.
Decisamente più morbido era l’atteggiamento della madre di Bellino, sorella della moglie di Rotolo, che non perdeva occasione per ricordare al figlio quanto era stato presente lo zio, il boss dell’Uditore in cella dal 2006: “…sì però Salvatore deve essere pure un pochino più remissivo nel senso che non è… giustamente lo zio non c’è. Lo zio è stato per tutti, lo zio è stato per tutti, giusto Giuseppe? Stiamo parlato noi due perché io no ne esce niente da me, perciò quindi lui quando la cosa la può fare la fa, non deve essere così, come dire, che ci posso fare, che ci posso dire, no, dobbiamo cercare di accontentare un pochino tutti… perché dello zio ne hanno avuto di tutto… e tutti”. Bellino non era d’accordo su tutta la linea. Non aveva digerito il fatto di dovere pagare la ristrutturazione di casa Rotolo: “… dimmi una cosa, la zia non lo sa che … ha avuto bisogno di fare dei lavori, ce li abbiamo fatti i lavori… vedi che ci fecero quarantamila euro di lavori…”. Alla fine, però, Bellino pronunciava una frase per sgombrare il campo da ogni dubbio. La sua devozione nei confronti di Rotolo, al di là degli sfoghi passeggeri, non doveva essere messa in discussione: “… lo sa quanto ci tengo… è facile che mi chiami tu e io non vengo, mi chiama lei e ci vado”.
Nel 2009, quando aveva appena 28 anni, di cui quasi quattro trascorsi da latitante, in carcere c’è finito pure Gianni Nicchi. A dispetto della sua giovane età, e in virtù dell’investitura di Rotolo, Nicchi è stato un capo carismatico. In tanti lo hanno aiutato a scappare all’arresto. Il suo entourage era composto da giovani boss come lui. Qualcuno, secondo i carabinieri, avrebbe fatto carriera. Si tratta di Alessandro Alessi. Fu quest’ultimo a organizzare i soccorsi per la moglie di Nicchi rimasta in panne con la sua Mercedes lungo la strada per Catania. La macchina fu prelevata con il carro attrezzi e parcheggiata nel piazzale antistante il bar dell’ospedale Civico che è stato sequestrato a Giudice. Alla donna fu affidata una vettura di cortesia. Il conto della riparazione – 750 euro – sarebbe stato pagato da Sansone intercettato mentre parlava con il meccanico. Perché la mutua di Cosa nostra prevede anche questo, grandi e piccoli gesti di devozioni verso colore che vino la difficoltà della condizione carceraria.

