ROMA– Una lettera accorata, forte e dai toni decisi in cui non chiede compassione ma giustizia e il riconoscimento dei propri diritti. L’ha scritta dal carcere Marcello Dell’Utri, a cui due giorni fa il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di sospensione della pena. L’ex senatore sta scontando in cella una condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa. Nella lettera Dell’Utri, che oggi ha ricevuto in carcere la visita dell’on. Renato Brunetta, torna a chiedere di poter essere curato in ospedale.
E’ un uomo di 76 anni, malato, ingiustamente detenuto e legittimamente arrabbiato”. A raccontare così all’ANSA l’incontro con Marcello Dell’Utri nel carcere romano di Rebibbia è l’on. Renato Brunetta. “Con Dell’Utri – aggiunge il parlamentare – abbiamo parlato per circa mezz’ora, alla presenza della direttrice del carcere e del capo degli agenti di custodia”. Dell’Utri è affetto da patologie cardiache e oncologiche e, dopo la decisione del tribunale di respingere la richiesta di sospensione della pena, ha iniziato lo sciopero del vitto e delle terapie.
“Dell’Utri dovrebbe essere il primo in Italia a fare la radioterapia da detenuto. Ci sono evidenti ragioni per cui questo non è mai accaduto: l’inumanità di curare un tumore da detenuto e soprattutto l’impossibilità di realizzare la terapia”. A sostenerlo è l’avvocato Simona Filippi, del collegio di difesa di Marcello Dell’Utri, che ricorda come le relazioni che attestano l’incompatibilità dell’ex senatore con il regime carcerario siano del medico del carcere, “il medico che lo segue da un anno e mezzo e che ne ha la responsabilità”. “E’ inumano – aggiunge l’avvocato, che da sempre si occupa di diritti delle persone private della libertà – tenere in carcere un uomo di 76 anni affetto da una grave cardiopatia e da un tumore maligno, anche se i magistrati nel rigettare la richiesta di detenzione ospedaliera sostengono che queste patologie possono essere affrontate anche da detenuto”. “Con una motivazione del rigetto di ben 17 pagine – sottolinea Filippi – i magistrati riprendono soltanto le relazioni dei loro periti, ignorando le consulenze dei medici della difesa e della Procura e ignorando soprattutto le due recenti relazioni del medico del carcere. Si sono così presi la responsabilità di negare il diritto di cura ad un uomo”.
“Io non sono un uomo da graziare. Io sono un uomo da liberare almeno per curarsi”. Lo ha detto Marcello Dell’Utri al senatore di Fi Francesco Giro che è andato a visitarlo nel carcere romano di Rebibbia. “Questo mi ha ripetuto mentre lo abbracciavo forte” ha spiegato Giro aggiungendo: “Non vuol sentire parlare di ‘grazia’. Non la vuole e comunque la rifiuterebbe”. (ANSA).

