Palermo, i carabinieri cercano i kalashnikov e l'arsenale dei boss

La regia mafiosa nell’ombra e l’arsenale in una ‘valigetta’ da scovare

arsenale boss
Salvatore Ariolo parla al cellulare con Salvatore Verga che si trova in carcere
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Chi c'è dietro Salvatore Verga?

PALERMO – La linea di comando da svelare, gli affari della droga e l’arsenale da scovare. Il blitz dei carabinieri che ha portato al fermo di 22 persone è la base per le indagini future.

Punto primo. È certo che Salvatore Verga ha dato l’ordine ai picciotti dello Zen e della Marinella di seminare il panico in una grossa fetta di città e provincia con attentati intimidazioni.

Trentacinque anni, una condanna per droga alle spalle, solidi contatti con il mandamento mafioso: basta questo per prendere da solo una decisione così importante?

I Lo Piccolo al comando

Cosa Nostra resta una struttura gerarchica. E la gerarchia vuole che al comando resti l’ala dei Lo Piccolo. Così è sempre emerso dalle inchieste degli ultimi anni. Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono all’ergastolo, entrambi al 41 bis. Libero è l’altro figlio di Totuccio “il barone”, Calogero, scarcerato per fine pena l’anno scorso. C’è la sua regia dietro gli attentati? Calogero Lo Piccolo sembra defilato, impegnato com’è è risolvere la grana della potestà genitoriale messa in discussione. È davvero defilato?

Qualche tempo fa arrivò un’ambasciata. Il contenuto era criptico, ma bisognava decifrarlo in fretta visto che il mittente era Salvatore Lo Piccolo. “Totuccio il barone” è al carcere duro. Nel maggio 2023 una comunicazione riservata sarebbe arrivata tramite una donna a Giovanni Cusimano, mafioso settantenne di Partanna Mondello: “… già mi ha mandato un’ambasciata, però non ho capito un cazzo, mi ha mandato a dire…”.

C’era un riferimento al “pesciaiolo (il pescivendolo ndr) di Pallavicino… dice sono a posto”. Non era un vero commerciante di pesce, ma un mafioso. Analogo riferimento faceva Francesco Stagno, arrestato con l’accusa di essere il braccio destro di Domenico Serio, fratello di Nunzio, ultimi reggenti di San Lorenzo a finire in carcere. Un terzo fratello, Giuseppe, è libero così come Giuseppe Biondino.

Cusimano forniva alcuni dettagli sulla donna. Si trovava agli arresti domiciliari, aveva tutti i parenti detenuti a eccezione di un figlio emigrato in America, il marito si chiamava Totuccio. Da qui la più che plausibile identificazione in Rosalia Di Trapani, moglie di Salvatore lo Piccolo, il cui terzo figlio, Claudio, si trova negli Stati Uniti.

Cusimano aggiungeva anche un ulteriore riferimento a Di Trapani: stava scontato una condanna per un’estorsione commessa nel 2006. La moglie di Lo Piccolo era entrata in contatto in una struttura sanitaria con una vicina di casa di Cusimano. Potrebbe essere stato poi il figlio della donna a veicolare l’ambasciata a Cusimano chiudendo il cerchio della comunicazione riservata. Di cosa c’era urgenza di parlare?

Uno dei commercianti taglieggiati di recente ha riferito che l’esattore del racket per convincerlo a pagare gli disse che c’erano persone importanti dietro, facendo riferimento al “barone”. Si tratta dello storico soprannome di Salvatore Lo Piccolo, “barone di San Lorenzo”, ma non si può escludere che si tratti invece invece di qualcuno che si muove alla Marinella.

I colpi di Kalashnikov in via Ammiraglio Rizzo

Punto secondo. Negli ultimi mesi una sventagliata di kalashnikov è stata esplosa nella zona di via Ammiraglio Rizzo. Subito dopo la vendetta a colpi di pistola in via Montalbo. Un episodio che secondo chi indaga è “riconducibile a una matrice diversa”.  L’11 giugno sono stati arrestati Danilo D’Ignoti e Dionisio Mineo.  

Il nuovo pentito Alessio D’Agostino di loro ha detto che fanno parte di “un gruppo di trafficanti di stupefacenti: “…Sotto Verga c’è D’Ignoti… questi due ragazzi… e poi ci sono i pusher, che ne conosco uno che mi ha portato il Mineo…”. Le indagini sul fronte della droga non sono finite.

L’arsenale nascosto

Terzo punto, l’arsenale. Verga in carcere diceva: “… ora mi organizzo… mi devo fare dare poi i kalashnikov da quello… si devono prendere tutte cose… mi hanno sucato la minchia… gli scafazzati sono fuori…”. Chi sono gli scafazzati, qualcuno riottoso alle regole? Anche i picciotti dello Zen, i “cani con la barba”, sono stati intruppati nelle file di Cosa Nostra.

Non solo armi da guerra. Ancora Verga dalla sua cella diceva: “… ne ho quattro nuove… quattro ne ne ho… una trentotto c’ho e sono cinque… queste che stanno arrivando e sono sette… il fucile a pompa… una quaranta…”.

Qualcuno detiene l’arsenale del mandamento di San Lorenzo che non è stato ancora trovato. Un incarico delicatissimo su cui Verga dettava le regole: “… già mettigliela bella sistemata già lui lo sa come le deve mettere … lui le mette.. dove le dobbiamo mettere queste armi?… Le mettiamo… nella valigetta … per me le possiamo mettere pure là nella valigetta perchè sono quattro pezzi”.

Le armi erano e sono fondamentali. “O pagano o brucio”, spiegava Salvatore Ariolo. In caso di resistenza da parte del commerciante: “Facciamo bordello e gli spariamo… tutte queste armi che ho comprato gli devi fare la ruggine?”.


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