CATANIA – La scorsa edizione della non-festa di Sant’Agata si era conclusa con una flebile speranza. Quella che il 2022 sarebbe stato l’anno della ripartenza. Una convinzione accompagnata dalla prospettiva che la campagna vaccinale avrebbe messo fine al Covid 19. Non è stato così, non ancora almeno. Qualcosa tuttavia è mutato. Per questo motivo la percezione diffusa è che, dopo il parziale ritorno a scuola e negli stadi, qualcosa in più poteva essere osata anche sul versante religioso. Lo scorso novembre il Cesi, la conferenza dei vescovi siciliani, ha messo tra parentesi ogni ipotesi connessa alle processioni. Una decisione presa ancora prima che Omicron facesse schizzare in alto il numero dei contagiati e di quanti sono costretti all’isolamento fiduciario.
Parlando alle associazioni agatine, monsignor Salvatore Gristina, ha manifestato tutto “il suo dispiacere, perché la zona arancione ha impedito di fare di più”.
Una città disorientata
Catania vive insomma la seconda non-festa consecutiva. Probabilmente con una maggiore delusione rispetto allo scorso anno. E uno stato d’animo svuotato da una serie d’incroci: il sindaco di Catania e capo della Città Metropolitana, Salvo Pogliese, sospeso; la staffetta in arcivescovado tra monsignor Salvatore Gristina e il neo metropolita Luigi Renna; la camera di Commercio (le cui finestre sono da sempre un affaccio privilegiato per osservare la festa) commissariata. Insomma, tre (anzi quattro) istituzioni catanesi vivono una delicata fase di transizione. Compreso il Comitato dei festeggiamenti, appena rinnovato, che non può dirsi in salute. Appunto perché di festa (a proposito di Covid) non ce n’è.
Il clima a Catania non è dei migliori. La dimostrazione arriva, innanzi tutto, da una richiesta del tutto inusuale anche per un evento come quello agatino che vanta una storia secolare. La associazioni delle candelore, elemento tanto folcloristico quanto religioso della tradizione catanese, sono ufficialmente in protesta. Tanto da lanciare anche una raccolta firme popolare. “È trascorsa una settimana dal nostro pubblico appello – dichiara Piero Lipera (Cereo Ortofrutticoli) – con cui si invocava la opportunità, così come previsto dallo Statuto e dai Regolamenti del Comitato dei Festeggiamenti Agatini, di convocare il previsto tavolo di confronto, al fine di discutere collegialmente e democraticamente sulla possibilità di poter organizzare, al meglio e in formato ridotto, la festa che sta per arrivare. Invece – si legge ancora – nessun segnale di attività è giunto dal Comitato appena insediatosi. Continuiamo ad esser del tutto ignorati”.
Ipotesi
Dalle candelore era arrivata anche una doppia proposta che non ha trovato accoglienza. Anche perché, nel frattempo, l’arcivescovo Gristina ha deciso per un programma ridotto all’osso e messe in streaming. Ecco la prima ipotesi: “Predisporre un palco innanzi al sagrato della Cattedrale per esporre il busto reliquiario, nella sola giornata del 5 febbraio, con un percorso obbligatorio che inizi in piazza Duomo e giunga in Cattedrale, così da permettere – in assoluta sicurezza – ai fedeli di dare un saluto o esprimere un voto all’amata Agata”
La seconda ipotesi: “Esporre, nella medesima giornata del 5 febbraio, le 14 candelore avanti i sagrati delle rispettive chiese di appartenenza, presso cui sono già custodite durante l’anno”.
Il futuro
Quella delle candelore non è per l’unica voce a chiedere di concedere maggiori opportunità alla devozione popolare. Ma non a febbraio, semmai ad agosto. In una nota il segretario dell’associazione di categoria Cidec, Lorenzo Costanzo, lancia un appello alle istituzioni per chiedere a tutti gli organi preposti di istituire un tavolo di lavoro ove discutere l’ipotesi di uscire a spalla ed effettuare una breve processione più lunga del solito con il Busto reliquiario della Santa (come accadde nel 1991, mentre si combatteva la prima Guerra del Golfo).
Da qui ad allora, si spera che la crisi Covid sia definitivamente tramontata. Al momento, però, tra i catanesi c’è chi non ha perso il legame con la tradizione, non del tutto. Tant’è che i drappi rossi con la “A” di Agata sono già alla finestra. In attesa di tempi migliori.

