La riforma punto per punto - Live Sicilia

La riforma punto per punto

PALERMO – “Una legge organica sulla Formazione professionale, la prima in Sicilia, che superi un modello che non ha prodotto altro che sprechi e inefficienze”. Con queste parole oggi il presidente della Regione, Rosario Crocetta, e l’assessore alla Formazione, Nelli Scilabra, hanno presentato la proposta di disegno di legge che punta a stravolgere il sistema Formazione in Sicilia.

Ecco cosa prevede il testo, punto per punto. La più grande novità è il decentramento delle funzioni: non sarà più l’amministrazione regionale a gestire il sistema e le liste dei pagamenti, ma le città metropolitane e i liberi consorzi. In questo modo succederà che non ci sarà più un solo bando fatto dalla Regione con un unico centro di costo, ma tanti quanti sono gli enti intermedi. Inoltre, sa saranno i giovani a “pagare” gli enti attraverso un voucher che verrà assegnato in base a un bando annuale e con cui i giovani potranno acquistare lezioni e stage.

Ma, a differenza di quant’accade oggi, chi frequenta i corsi non verrà retribuito. Alla Regione resterà il compito di coordinare e vigilare, di determinare l’offerta formatica complessiva sul territorio e il fabbisogno professionale, così da poter stanziare le risorse necessarie. I vecchi enti, poi, dovranno essere affiancati da aziende e scuole o università, in modo da dare garantire quindi lezioni teoriche affiancate da un periodo di apprendistato in imprese che operano nel settore scelto.

I corsi, quindi, non si limiteranno a prevedere lezioni frontali in aula. Novità in arrivo anche per i formatori. Non ci sarà più un unico albo, ma due elenchi: il primo sarà quello che comprende i formatori attualmente in servizio negli enti, che sarà inserito in una sorta di bacino ad esaurimento, e chiuso non appena tutti, poco a poco, verranno chiamati dagli enti accreditati a svolgere i corsi. L’altro albo, invece, sarà fatto da nuovi docenti, da giovani ai quali fare contratti annuali per svolgere lezioni non previste fino ad ora.

I formatori, quindi, verranno selezionati in base ai titoli, e avranno contratti al massimo di un anno. Percorsi specifici sono previsti anche per i “soggetti svantaggiati”: immigrati, detenuti, disabili. Gli enti dovranno fare rete con scuole, università, imprese e servizi sociali per garantire il reinserimento di chi vi parteciperà. Secondo il governo, la riforma vivrà grazie ai fondi comunitari. Ma bisognerà risparmiare: rispetto alle cifre degli scorsi anni (fino a due anni fa la Formazione in Sicilia costava circa 280 milioni) basterà circa la metà: si stima ancora meno di quest’anno, e cioè sotto i 150 milioni di euro.


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