In merito a quanto riferito dall’on.le Claudio Fava, per la parte che mi riguarda, nella risposta all’articolo del Direttore Giuseppe Sottile, ritengo di dovere fare alcune precisazioni basate sui ricordi (molti dei quali rimossi) ma rinviando, a chi ne avesse voglia e interesse, ai numerosi articoli di stampa dell’epoca nonché all’ascolto (e alla trascrizione) delle mie audizioni a Palazzo S. Macuto: precisazioni necessariamente succinte e formulate, per mia colpa, in maniera disorganica e a macchie di leopardo.
E’ vero: non ho mai denunciato all’A.G. competente atti o fatti della dr.ssa Saguto che integrassero fattispecie di reati.
Ma semplicemente perché non ne ero a conoscenza.
In caso contrario, sarei corso (non andato) in Procura.
I miei numerosi, insistenti e accorati interventi in tutte le sedi, istituzionali e non, erano finalizzati esclusivamente a proporre modifiche alla normativa che ostacolava, a mio giudizio, la fisiologia dell’affidamento e della gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata: quando il bene immobile o l’azienda sono diventati proprietà dello Stato, non ci si può permettere arbitrio nelle nomine ne’ sovrapposizioni di ruoli ne’ ricorso indiscriminato ai cumuli di cariche nelle strutture gestionali.
È’ vero: è perfettamente legale, ma non mi sembrava corretto .
Ho lottato quindi, contro questo sistema.
Mi accorsi, per esempio, di alcune falle nel sistema dei compensi degli amministratori .
Appurato che la “forbice” più parsimoniosa tra minimi e massimi era adottata dal Tribunale di Reggio Calabria , firmai una circolare raccomandando ai mie collaboratori l’adeguamento a quei criteri di tariffazione.
Quindi mi adoperai, con la collaborazione del Procuratore Nazionale Antimafia e del Magistrato designato dal Ministro competente, entrambi membri di diritto dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), a riunire presso il Ministero della Giustizia i Presidenti degli Uffici Misure di Prevenzione dei più importanti Tribunali (Palermo, Napoli, Bari, Reggio Calabria , Milano, Roma). Consegnai la mia bozza invitando i Giudici a formulare osservazioni per la stesura di un testo condiviso nelle more dell’adozione di un Albo nazionale degli amministratori giudiziari .
La Commissione Antimafia, anziché cogliere l’occasione per sollecitare riscontri dai Giudici o per più opportuni approfondimenti o per aiutarmi a velocizzare l’iter di tale progetto, continuava insistentemente a chiedermi, per esempio, perché avevo osato togliere alcuni incarichi ad amministratori giudiziari legittimamente nominati dalla dr.ssa Saguto, delegittimando quindi la Magistratura .
Ho cercato di spiegare che i professionisti, altrettanto legittimamente nominati da me, avevano in pochi mesi reso fruibili gratuitamente, da parte delle realtà territoriali interessate, numerosi beni immobili confiscati di rilevante valore, che, invece, per molti anni, erano serviti esclusivamente per alimentare le tasche di amministratori con onorari di svariati milioni di euro.
La stessa Commissione , anziché approfondire la problematica da me evidenziata, non ha mancato di stigmatizzare , altro esempio , la mia posizione di critica nei confronti del F.U.G. (Fondo Unico Giustizia ) che veniva gestito, a mio avviso (e non solo mio), in maniera poco proficua in quanto non utilizzava i miliardi di euro provenienti dai beni sequestrati e confiscati per superare le innumerevoli criticità che il più delle volte non consentivano la piena funzionalità e la completa fruibilità di tali beni
Molte furono le proposte di modifica alla legge istitutiva dell’ANBSC che illustrai presso altre Commissioni Parlamentari e a Palazzo Chigi.
Una riforma radicale era ritenuta indispensabile da tutti
La Commissione Antimafia ne ha presentata una, attingendo al testo di iniziativa popolare CGIL-Libera e a quello dell’ANBSC. Non ho avuto modo di leggerla per intero.
Mi risulta che contenga un emendamento che prevede che alla direzione dell’Agenzia dovrà essere nominato un Magistrato, un Manager o un Prefetto ma soltanto di carriera prefettizia. Rimarrebbero quindi esclusi i Prefetti che provengono dai ranghi dei Carabinieri, delle Fiamme Gialle e della Polizia di Stato.
Io non ero un Prefetto doc. Tranne gli ultimissimi anni, ho sempre fatto il poliziotto dando del tu al terrorismo e alle mafie, non delegittimando mai la Magistratura e senza essere mai stato delegittimato dalla stessa. Così come tanti altri Generali e Questori.
Con quell’emendamento, però, ci priveremmo di una grande possibilità , se soltanto avessimo un giorno la fortuna di vedere crescere in Italia un altro Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa…….
Giuseppe Caruso

