La sede dell'Mpa a Roma? |Pagava il gruppo all'Ars

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Secondo i magistrati l'ufficio degli autonomisti nella Capitale sarebbe stato preso in affitto per sei mesi coi soldi del gruppo. E così a Lino Leanza, oltre al peculato, viene contestato il finanziamento illecito ai partiti.

Le accuse a Leanza
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PALERMO – È costata 25.305 euro in sei mesi. E secondo gli inquirenti, è stata pagata a spese dell’Ars. C’è anche l’accusa di aver usato i soldi del gruppo Mpa per pagare l’affitto della sede del partito a Roma, fra quelle contestate a Lino Leanza: per questo motivo gli investigatori, oltre al peculato, contestano all’ex capogruppo autonomista, oggi in forza ad Articolo 4, il finanziamento illecito ai partiti. Per quei 25 mila euro, ma anche per i mille versati al collaboratore del gruppo Davide Covato: sarebbero stati usati, sempre stando all’accusa, per “il pagamento di compensi derivanti da un contratto di collaborazione stipulato al fine di rilevare dati di sondaggi politici conseguenti a votazioni elettorali nonché ad azioni politiche svolte nel territorio regionale e nazionale dei singoli partiti”.

Non è l’unica contestazione che riguarda un versamento a un collaboratore: i magistrati, ad esempio, gli contestano gli assegni staccati in favore di Giorgio Sgroi, Roberto Romeo, Filippo Speranza, Carlo Ardizzone, Filippo Basile, Giuseppe Catalano, Gianluigi Mangia e Giuseppe Basile, che però non avrebbero alcun legame col gruppo. Con gli assegni sarebbero state pagate anche le consumazioni alla buvette dell’Ars, le fatture di alberghi e ristoranti e alcune “spese relative alla propria attività politica”, come scrivono i magistrati.

Le accuse a Leanza vengono passate ai raggi X nel numero di “S” in edicola. Per i magistrati Leanza e il consulente del lavoro Raimondo Sciascia avrebbero distratto 51.298,89 euro per pagare indennità e quindicesime mensilità agli stabilizzati senza che questi ne avessero diritto. Dalle casse del gruppo, inoltre, sarebbero partiti anche rimborsi e compensi per spese non documentate.

Chiudono l’elenco le “spese varie”. In qualche caso prive di pezze d’appoggio: ad esempio, per i 13.873,80 euro usati fra il 4 agosto e il 22 dicembre 2008, in alcune occasioni non è indicata la destinazione, mentre nelle altre – segnate alla voce “regalie, biglietti da visita, eccetera”, come annotano i finanzieri – non si tratterebbe di finalità istituzionali. Ma il politico catanese avrebbe usato i soldi del gruppo anche per le auto: per prenderne una in leasing (spendendo 1.346,02 euro senza documentazione contabile) o per effettuare la manutenzione sulla propria (la fattura, in questo caso, è di 845 euro). Tutte spese che secondo i magistrati – i pm Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Luca Battinieri – non dovevano pesare sui conti del gruppo. Almeno non senza documentazione.

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