La Sicilia del referendum | Chi sta col sì, chi sta col no

La Sicilia del referendum | Chi sta col sì, chi sta col no

La Sicilia del referendum | Chi sta col sì, chi sta col no

Anche l'Isola si mobilita a favore o contro la riforma costituzionale. Una consultazione che potrebbe cambiare gli equilibri politici.

Gli schieramenti
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PALERMO – La partita è decisiva. E le squadre sono già scese in campo da un po’. Sono le squadre del “sì” e del “no” che si fanno sempre più agguerrite anche in Sicilia, in vista di una consultazione che potrebbe cambiare gli equilibri politici pure nell’Isola. Da un lato, c’è l’avvocato Nino Caleca, investito del compito addirittura in occasione della “Leopolda sicula” di Davide Faraone. Sarà lui a spingere al massimo i motori del “sì”. Dall’altra parte, una compagine assai eterogenea, che va dal senatore Renato Schifani recentemente tornato in Forza Italia, al Movimento Cinque stelle, passando per Antonio Ingroia che, già che c’era, ci ha pure scritto un libro.

Il fronte del sì

Si confronteranno anche domani, in occasione di un convegno alla facoltà di Giurisprudenza: promotori del sì e promotori del no. Per i difensori della riforma Boschi, come detto, ecco il noto avvocato penalista palermitano ed ex assessore del governo Crocetta, presidente del comitato “Basta un sì”: “La gente – spiega Caleca – sembra interessata ai risparmi che questa riforma consentirà di ottenere. Ma teme che possa rafforzare troppo i poteri del premier, a prescindere dal fatto che il prossimo presidente del Consiglio possa essere un grillino o lo stesso Renzi. Qui in Sicilia, tra l’altro – aggiunge – gli effetti saranno relativi, perché la riforma non tocca direttamente lo Statuto, ma rimanda a un successivo momento la revisione delle competenze tra Stato e Regione”. Ma queste settimane sono state ugualmente molto intense. “La raccolta delle firme qui in Sicilia è andata benissimo – dice Caleca – al punto da essere stati indicati come un esempio dallo stesso sottosegretario Lotti. Un ottimo risultato che si deve anche al grande impegno del gruppo di Sicilia Futura”. Gruppo al quale Caleca si è avvicinato, quello fondato e guidato da Totò Cardinale, anche lui tra i più convinti promotori del sì. Insieme, ovviamente, ai renziani di Sicilia, primo fra tutti Davide Faraone, che pochi mesi fa esultava: “Delle quasi 600 mila firme raccolte oltre 83 mila firme arrivano dalla Sicilia, un boom, un vero record fra le regioni d’Italia, e sono stati registrati 304 comitati e più di 100 sindaci siciliani hanno aderito alla campagna per il Si’ al referendum costituzionale”. Caleca è andato via polemicamente dal governo di Rosario Crocetta, ma adesso si troverà a correre dalla stessa parte col governatore gelese: anche lui infatti voterà a favore della riforma Boschi. E per il sì si è espresso anche l’assessore all’Agricoltura Antonello Cracolici, aderendo al comitato “Sinistra per il sì” che raccoglie i politici dem non renziani che difendono comunque la riforma.

Dirà sì al referendum anche il Cantiere popolare di Saverio Romano, forza politica centrista che a Roma compone Ala con Denis Verdini. “Non vi sono alternative credibili: gli investitori, le imprese, i cittadini, – spiega Romano – chiedono efficienza, snellimento delle procedure e riduzione dei costi della politica”. E dalla stessa parte degli ex cuffariani, ecco spuntare addirittura i “giustizialisti” di Italia dei Valori che in Sicilia hanno creato anche un comitato promotore guidato da Salvatore Messana, Paolo Caracausi, Antonio Bianco, Giuseppe Gruttadauria e Giuseppe Rizzo. Idv voterà sì, quindi, al contrario del vecchio leader Antonio Di Pietro. “In linea con le posizioni del segretario nazionale Ignazio Messina – dicono – riteniamo che sia arrivato il momento di superare il bicameralismo perfetto rendendo più veloce ed efficace l’attività legislativa e di abbattere definitivamente i costi della politica lasciando a casa 200 senatori”. Ma per il sì si sarebbe già espressa, in maniera più o meno esplicita anche la Confindustria siciliana. Non solo, per la difesa della riforma è anche la Legacoop di Sicilia guidata da Pietro Piro. Per il sì anche il costituzionalista Giuseppe Verde.

Il fronte del no

Ma anche gli “esperti” si sono divisi. Perché un altro gruppo di giuristi ha formato un comitato per il “no”. A guidarlo è Gaetano Armao, tra i componenti, anche Giovanni Piraino (che fu coordinatore dell’Udc siciliano) e Giovanni Scala. Ma il fronte del “no” è certamente quello più eterogeneo, variopinto. Silvio Berlusconi, ad esempio, ha scelto il siciliano Renato Schifani per guidare i comitati promotori contro la riforma Boschi. Anche il movimento “Diventerà bellissima” di Nello Musumeci ha dato vita ad alcuni comitati per il no.

E dalla stessa parte di Schifani e Musumeci, ecco il Movimento Cinque stelle. Anzi, “Io dico no” è stato il leit motiv della festa nazionale grillina che si è svolta al Foro Italico di Palermo poco più di una settimana fa e ha puntellato anche il viaggio in moto per l’Italia di Alessandro Di Battista. E sul fronte del “no” anche Sinistra Italiana.

Insomma, berlusconiani, la sinistra e i grillini insieme anche in Sicilia, in un fronte che annovera, tra gli altri, anche alcuni centristi come l’ex assessore di Crocetta in quota Udc, Giovanni Pizzo: “La gente purtroppo – spiega – guarda il dito e non la luna, scegliendo il sì e il no sulla base delle posizioni di Renzi o dei Cinque stelle. Ma questa riforma non farà che peggiorare e rallentare l’iter di produzione delle leggi. E del resto, molti tra i sostenitori del sì ammettono che la legge poteva essere scritta meglio. Ma quella riforma – aggiunge – interverrà su una Costituzione che tanti ci invidiano. Chi cambierebbe mai la Cappella Sistina con l’opera di un artista contemporaneo?”. Per il no, poi, si è detto apertamente Pietrangelo Buttafuoco che ha sintetizzato sul Foglio le ragioni del suo voto: “L’argomento per votare ‘no’ al referendum di Matteo Renzi – ha scritto – non è la Costituzione ma questo: non toglie il Senato, lo riempie di consiglieri regionali. Non riforma, infatti, un beato niente piuttosto rafforza le metastasi del cancro burocratico-amministrativo chiamato ‘regione’”. Dal lato del no anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha deciso però di non attivare comitati promotori. Non potrà votare, a causa dell’interdizione, ma anche l’ex governatore Salvatore Cuffaro sarà dalla parte del “no”: “Se potessi votare certamente voterei contro la proposta di modifica della costituzione. Il testo, così com’è, rischia di accentrare troppo il potere e metterebbe nelle mani di potenziali Mussolini o Stalin strumenti pericolosi per la democrazia”. E conto la riforma Boschi voterà anche l’ex pm antimafia Antonio Ingroia. Che la pensa un po’ come Cuffaro. E che per spiegare le ragioni della sua scelta, già che c’era, ha scritto anche un libro.

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