PALERMO – L’Amap si prepara a cambiare pelle, trasformandosi da società interamente partecipata del comune di Palermo ad azienda in house di almeno una quarantina di comuni della provincia, una sorta di antipasto dell’area metropolitana. Una metamorfosi necessaria per poter assumere il servizio idrico integrato di tutti quegli enti locali lasciati orfani da Aps e che, non sapendo come poter gestire il servizio da soli, hanno chiesto alla Regione una soluzione.
L’accordo tra Crocetta e Orlando prevede l’affidamento del servizio all’Amap dal primo marzo sino al 30 settembre, con la formula dell’affitto del ramo d’azienda che consenta di farsi carico anche dei 202 dipendenti. L’incognita è per il dopo: dal primo ottobre infatti andrà trovare una formula definitiva. E qui rientra in gioco l’Amap che ha dettato le sue condizioni, contenute in un piano industriale presentato ai sindacati.
Via Volturno, oltre a chiedere otto milioni di euro per partire (soldi che la giunta regionale ha reso disponibili due giorni fa, grazie all’assessore all’Energia Vania Contrafatto), pretende anche un affidamento trentennale per poter rientrare delle spese. Del resto, solo per il primo anno, si calcolano perdite per 4 milioni, considerando che ogni mese servono 600mila euro per gli stipendi e 400mila di sola corrente elettrica, per non parlare di quanto serve per manutenzione e investimenti.
Il problema, però, è che l’Ato idrico è in liquidazione e ha già fatto sapere di non poter dare affidamenti trentennali: la questione sarà affrontata oggi alle 16, a Palazzo Comitini, in una riunione indetta dalla Contrafatto insieme a tutti i comuni, a Orlando e all’Amap. “La Giunta regionale – spiega l’Assessore regionale all’Energia, Vania Contrafatto – ha già deliberato che 8 milioni di euro saranno resi disponibili per garantire il servizio idrico che sarà affidato ad Amap. Un intervento obbligato per tutelare i cittadini e i lavoratori. L’incontro di oggi servirà a monitorare il percorso iniziato il 26 gennaio che consentirà di garantire, nei prossimi mesi, il servizio idrico ai cittadini e la salvaguardia dei livelli occupazionali. E’ necessario un atteggiamento collaborativo da parte di tutti i soggetti coinvolti, il tempo stringe e bisogna affidare il servizio ad Amap al più presto”.
Ma cosa prevede il piano di Amap? Come dicevamo, l’adesione dei 42 comuni che dovranno acquistare delle quote, anche minime, dell’azienda, lasciando comunque la maggioranza a piazza Pretoria. I comuni interessati dovranno deliberare l’adesione entro il 31 marzo la volontà di entrare in Amap, completando l’iter entro il 30 settembre: una condizione necessaria ancor più dell’affidamento trentennale, secondo la Regione. Ma via Volturno chiede anche una revisione delle tariffe all’ingrosso, la cessione gratuita delle reti e deroghe per gli impianti non a norma. In caso contrario non se ne farà nulla, a partire proprio dal primo marzo.
“L’Amministrazione comunale esprime apprezzamento per l’impegno e la disponibilità dell’Amap, nel garantire il sevizio idrico integrato di natura pubblica, per quanto concerne l’area vasta – dice il sindaco Leoluca Orlando – in questo modo l’Amap, anche attraverso il piano tecnico finanziario predisposto, dà una risposta progettuale all’emergenza venutasi a creare a causa delle speculazioni private, che hanno prodotto disservizi ai cittadini, oltre a perdite occupazionali che, con una buona gestione, potevano essere evitate. Noi continueremo a fare la nostra parte per assicurare alla collettività un servizio pubblico efficiente. Palermo ha dimostrato che una buona gestione pubblica delle risorse idriche è possibile”.
Il piano si basa sull’adesione di 42 comuni, che equivalgono a 365mila abitanti e prevede una lotta serrata ai morosi con una lettura a tappeto dei contatori nei primi tre mesi. Basti pensare che nel 2012 Aps registrava un tasso di morosità del 50%, che dovrà scendere al 30 dopo il primo anno (a Palermo città è del 20). Si prevede poi una messa a norma degli impianti elettrici e di sollevamento: nessuno risulta dotato delle dichiarazioni di conformità o immatricolati (tranne uno), né risulta effettuata la classificazione di rischio incendio. L’Enel si è detta disponibile ad applicare una tariffa base, a patto che l’Amap si impegni a pagare il debito di 4 milioni di Aps. Non risultano a norma neanche gli impianti di depurazione e smaltimento fanghi.
Infine il capitolo personale: i 202 dipendenti vanno divisi tra 1 dirigente, 4 quadri, 90 impiegati, 107 operai e 6 distaccati. Il costo è di 7,1 milioni l’anno. Le buste paga, sinora elaborate da un esterno, saranno compilate da Amap. Sarà dimessa la sede di via Ugo La Malfa.

