L'amore infinito di Scarafoni | "Caro Palermo, non mollare" - Live Sicilia

L’amore infinito di Scarafoni | “Caro Palermo, non mollare”

Un grande del passato rosanero che torna. Per raccontare come vive il presente.

La crisi rosanero
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PALERMO- Ci sono tracce d’estate, la stagione di un tempo incondizionatamente felice più che un evento del meteo, che non sbiadiscono e hanno sempre il graffio di qualcosa che somiglia all’amore. Di che? Amore degli anni trascorsi. Della Favorita, in religioso silenzio, prima di ogni partita. Del Palermo dei picciotti che ci fece innamorare. Eravamo poco più che adolescenti.

E chi potrebbe dimenticare? Le manone di Gianluca (Berti) che aveva due occhi da bambino, con lo stupore di chi può tuffarsi e inventarsi capriole senza che la mamma lo sgridi. Il perenne guizzo di Tanino (Vasari) sulla fascia e un gol in mezzo al fango contro la Pistoiese, caparbio come il coraggio di chi ci credeva. La classe di Lorenzo (Scarafoni) che sul prato danzava e segnava. Il battesimo della rete con il Cosenza, cross baciato di Giovanni (Caterino), piattone e un popolo intero che si alza per gridare proprio quando aveva smesso di sognare.

Adesso che, amabilmente, chiacchiera al telefono Lorenzo Scarafoni ha appena finito di fare la spesa, come le persone normali. E lui, per fortuna, normale lo è sempre stato. Sulla sua bacheca Facebook campeggia una frase sulla dignità della sconfitta. Un pensiero felicemente atipico nel regno dell’apparenza che nasconde la durezza di un registratore di cassa mai inattivo.

“Per me è fondamentale – dice Lorenzo -. Ho imparato che nel calcio si può perdere, ma sono tutte vittorie nella vita, se hai un buon rapporto con le cose reali. Perché, perdendo, acquisisci il senso del limite che ti aiuta a crescere e a metabolizzare. Mi pare un discorso da portare avanti, specialmente col pallone attuale che è pieno di vicende impossibili”.

E c’era, sullo sfondo dell’estate, in filigrana, tra la luce di maggio e i bagni a Mondello, una disperata voglia di sogni, con la semplicità dei sentimenti che covano un’ombra di rimpianto. “Il mio – dice Lorenzo – è quello di essere arrivato da voi forse troppo tardi. Amo ancora il pubblico, la gente, i tifosi. Mi hanno dato tantissimo. Però è vero che ero un giocatore maturo e pareggiavo col fosforo, con l’esperienza. C’era un contesto umano diverso. Vivevamo la città. Con Gianluca Berti andavamo al campo in moto, oggi non sarebbe possibile”.

L’armata rosanero, fragile e combattiva, si piazzò al settimo posto sotto la guida sapiente di Ignazio Arcoleo. “Avevamo fame, ecco il nostro segreto. Ed eravamo ragazzi tranquilli. Poi, magari, qualcosa si è un po’ perso per strada, può capitare. Io ho un bellissimo ricordo di tutti i miei compagni. Con tanti ci sentiamo e ci vediamo ed è una festa, ogni volta. Sono molto rammaricato per le notizie che mi arrivano da Palermo…”.

Lo scenario di una crisi non ha bisogno di ragguagli. E la gente, il pubblico, i tifosi, stanno col cuore appeso all’autunno del dubbio, con la paura che l’inverno ritorni.

Guarda, sono affranto come i palermitani”, dice Lorenzo. E, mentre lo dice, avverti che è vero, che non si tratta di una risposta per agganciare simpatie, che c’è un’amarezza nata da un amore incancellabile. Chi ha sentito la Nord cantare non dimentica. “Sì, sono affranto e ai tifosi voglio trasmettere un messaggio: teniamo duro, ragazzi. Non molliamo. Spero che lo stadio possa riempirsi nuovamente e che si riesca a cantare e a ballare insieme. Abbracciami tutti quelli che puoi”.

Così parlò Lorenzo Scarafoni, campione raffinato e uomo gentile. Figurina Panini, mito della nostra adolescenza vissuta tra Paolo Valenti e Mondello. Un po’ d’estate che torna per ritardare il gelo.


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