LAMPEDUSA – L’ultima nota è stata inviata pochi giorni fa dalla Prefettura di Agrigento al Comune di Lampedusa. Un carteggio che va avanti da mesi. Ad oggi l’hotspot dell’isola non è agibile. In particolare i locali della cucina, dove vengono preparati i pasti per i migranti ospiti del centro.
L’amministrazione comunale non ha accolto la Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività, presentata dalla cooperativa sociale Badia Grande che gestisce i servizi nella struttura di contrada Imbriacola. Senza il certificato non si possono preparare e somministrare pasti, tanto che per un periodo si è ovviato al problema affidandosi ad una struttura mobile noleggiata.
Il contratto di convenzione con Badia Grande è scaduto lo scorso 28 febbraio ed è stato prorogato per decisione della prefettura di Agrigento fino ad agosto. È stato un anno difficile per gli operatori. L’hotspot di Lampedusa può ospitare un massimo 389 migranti. Così prevede l’appalto.
Un tetto costantemente sforato, vista l’ondata di sbarchi. Ci sono stati picchi di 4.000 presenze. Di fronte ad una presenza così massiccia diventa difficile, a volte impossibile, garantire pasti, assistenza e servizi. C’è da dire che il presidente della cooperativa, Antonio Manca, ha due processi in corso, a Bari e Trapani. Si ipotizza il reato di frode nelle pubbliche forniture nella gestione dell’accoglienza dei migranti.
Per quanto riguarda l’agibilità della struttura, c’è il diniego del Suap, lo sportello unico per attività produttive, del Comune di Lampedusa. Di fatto la coop Badia Grande sta operando in una situazione di irregolarità amministrativa.
Il mese scorso Invitalia ha fatto eseguire dei lavori di manutenzione, al termine dei quali la prefettura di Agrigento ha stilato une relazione spedita all’amministrazione comunale. L’obiettivo è risolvere la questione nel più breve tempo possibile e nel migliore dei modi. Le richieste del passato non sono state accolte. Il Comune di Lampedusa deve rispondere all’ultima lettera inviata dalla Prefettura.

