PATERNO’ – Certo Mimmo Assinnata jr non poteva pensare che davanti al suo palazzo i carabinieri nel 2015 avessero piazzato una telecamera per poter controllare i suoi affari criminali. E così mentre il fratello immortalava in un video, poi diventato virale, l’inchino dei due cerei degli Ortolani e dei Dipendenti Comunali con tanto di musica de Il Padrino davanti all’uscio di casa, anche il “grande fratello” degli investigatori registrava annacata dopo annacata la “riverenza” al boss di Paternò.
Era il 2 dicembre 2015. A Paternò i festeggiamenti per la patrona Santa Barbara erano nel vivo. Erano le 12.55 quando nell’inquadratura della telecamera piazzata dai militari sono entrate in scena le due varette. Venticinque minuti di “danze” e brindisi che nulla avevano a che vedere con la religiosità della festa. Anzi. I due cerei sono confluiti “in via Presidente De Nicola al civico 3 – descrive il Gip Cascino nell’ordinanza dell’inchiesta Assalto scattata ieri all’alba – in corrispondenza dell’abitazione della famiglia di Salvatore Assinnata, capo dell’omonimo clan, che attualmente si trova detenuto nel carcere di Asti”.
Il corteo è stato accompagnato da numerose persone e anche da una banda musicale che – come detto – intonava la colonna sonora del capolavoro del regista Francis Ford Coppola. I portatori dei due cerei fermavano la loro “processione” davanti la palazzina dove abita Mimmo Assinata jr e il fratello minore. I due erano seduti sui gradini e hanno assistito alle ‘annacate’ delle due varette. Una volta terminato “il ballo” si sono susseguiti baci e abbracci tra i portatori e gli Assinnata. E anche un brindisi. IL VIDEO
“Tutto ciò ad avviso del Gip, al di là del dato folcloristico, – si legge nell’ordinanza – era l’evidente e palese segno di rispetto che la comunità di Paterno tributava a colui che era riconosciuto quale capo dell’omonima organizzazione di stampo mafioso”.
Il segno di riverenza mafiosa ha acceso i riflettori sulla cittadina etnea ed ha portato la Iena Giulio Golia direttamente a Paternò, che ha addirittura intervistato Mimmo Assinnata Jr.
Un’intervista che ha fatto arrabbiare, e non poco, il boss Turi Assinnata dal carcere. E non sono mancati i rimproveri del padre infatti al figlio Mimmo. Le intercettazioni sono state inequivocabili. In un primo momento, il boss tramite la moglie di un compagno detenuto ha mandato un messaggio diretto al figlio minorenne che aveva caricato sui social il video incriminato. “Il marito gli ha mandato a dire che Vito (il figlio minore di Turi Assinnata, ndr) deve stare tranquillo”.
Poi è arrivato il rimprovero del padre boss per Mimmo Assinnata jr, l’erede del clan. La moglie ha ricevuto la chiamata del marito detenuto. E una volta che gli ha passato la telefonata al figlio Mimmo il padre non si è trattenuto. “Devi tenere chiuso quel gabinetto di bocca”, gli ha detto. E poi ha aggiunto: “Che non sai che cosa hai combinato”. E ancora: “Fai il serio e finiscila con queste buffonate”. I toni di Turi Assinnata erano (quasi) feroci. Prima di rilasciare interviste doveva “rivolgersi prontamente all’avvocato”. E infine lo ha pregato di “andare a lavorare”. Il padre poi si è affidato al figlio più piccolo: “Ti raccomando tuo fratello Domenico”. Per il Gip Cascino, Salvatore Assinnata ha voluto ricordare le regole cardine dell’agire mafioso: “profilo basso” per togliere il più possibile i riflettori dalla “famiglia” ed osservare segretezza e omertà.
Se questa è stata la reazione del padre, chissà quale è stata quella del vecchio nonno patriarca, ancora più attaccato al “codice” di Cosa nostra.

