PALERMO – Studiano tra ponteggi, impalcature e polvere. Seguono le lezioni, giorno dopo giorno, accompagnati dal rumore del trapano degli operai al lavoro all’interno di quello che potrebbe definirsi un vero e proprio cantiere aperto. Succede al Collegio San Rocco, l’edificio di via Maqueda che ospita la facoltà di Scienze Politiche, in cui si è verificato a settembre scorso il crollo del solaio che ha reso necessario il trasferimento di parte degli studenti tra i palazzoni della cittadella universitaria di viale delle Scienze.
I posti, però, non ci sono per tutti e così gli studenti dei corsi di laurea specialistica – un centinaio di studenti – sono rimasti lì, nel primo piano dello stesso edificio. “Non riusciamo a concentrarci – dice Marta, mentre corre a lezione – il rumore è assordante, passiamo per i corridoi calpestando polvere, incontrando gli operai, la situazione è a dir poco imbarazzante”.
E così, tra disagi malumori e animi in rivolta, c’è chi si scaglia contro la “differenza di trattamento operata dall’Ateneo”. “Paghiamo le stesse tasse dei colleghi delle altre facoltà – spiega Alberto Di Benedetto, dell’associazione studentesca Alternativa Universitaria, che ha scritto una lettera a Livesicilia – e non capiamo il perché, viste le condizioni, dobbiamo continuare a versare la stessa cifra. Siamo qui da settembre, non ce ne siamo mai andati. Gli unici ad essere spostati sono stati gli studenti dei corsi di laurea triennale. Vogliamo che vengano garantiti gli stessi diritti ed un ambiente di studio ottimale. Se ciò al momento non è possibile pretendiamo, almeno, la restituzione di parte dei contributi versati. Non siamo studenti di serie B”.

