Licenziata per il cognome | La nipote di Riina torna al lavoro - Live Sicilia

Licenziata per il cognome | La nipote di Riina torna al lavoro

Da ieri è stata riassunta dal concessionario di auto che era stato costretto a licenziarla.

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PALERMO – É tornata al suo suo lavoro che aveva perso per colpa del cognome. Un cognome pesante nel mondo di Cosa nostra. Maria Concetta Riina è stata riassunta in una concessionaria di automobili. La parentela con un boss sanguinario non può giustificare il licenziamento. Neppure se sei una Riina, figlia di Gaetano e nipote di Totò, il capo dei capi di Cosa nostra. “Siamo felici per lei – spiega l’avvocato Giuseppe La Barbera e siamo contenti perché lo Stato ha dato conferma che viviamo in uno stato di diritto”.

Maria Concetta Riina, 39 anni, fedina penale immacolata, ieri è tornata a lavorare come segretaria alla Mondo Auto 3 di Marsala. È la conseguenza della decisione presa dal Tar che, alcuni mesi fa, aveva sospeso l’effetto dell’informativa interdittiva del prefetto di Trapani da cui era scaturito il licenziamento. Una vicenda raccontata da Livesicilia.

Il suo vecchio-nuovo datore di lavoro, nelle more della trattazione del ricorso nel merito – l’udienza sarà a giugno – poteva avvalersi di nuovo della sua collaborazione. E lo ha fatto, anche alla luce delle parole dei giudici amministrativi che nella sospensiva avevano già anticipato il merito della vicenda. Scrivevano, infatti, che “l’informativa impugnata da cui è scaturito il licenziamento risulta adottata senza adeguata istruttoria ed esclusivamente sulla base di legame parentale con noti pregiudicati della stessa ricorrente, che era segretaria della concessionaria”.

“La inquietante presenza nell’azienda della citata signora Riina – si leggeva nel documento prefettizio – fa ritenere possibile una sorta di riverenza da parte del titolare nei confronti dell’organizzazione mafiosa ovvero una forma di cointeressenza della stessa organizzazione tale da determinare un’oggettiva e qualificata possibilità di permeabilità mafiosa anche della società immobiliare”. Con la Riina in organico niente “liberatoria antimafia”. E senza liberatoria si resta tagliati fuori dal mercato. A mali estremi rimedi estremi: il titolare aveva deciso di mandare a casa Maria Concetta Riina, pur ammettendo di essere “costretto a licenziarla, nonostante abbia apprezzato nel tempo le sue doti e correttezza professionale”. Insomma, Maria Concetta Riina era stata una brava lavoratrice, ma bisognava allontanare ogni sospetto di mafiosità.

La decisione del Tribunale amministrativo regionale aveva ribalto le cose, dando ragione alla donna, assistita, oltre che da Giuseppe La Barbera, anche dagli avvocati Salvatore e Luigi Raimondi. Ieri la riassunzione.

 


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