Coronavirus, "le lobby del Nord hanno affossato al Sicilia"

“Le lobby del Nord |hanno affossato la Sicilia”

Il lockdown e la crisi economica. Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, valuta la richiesta di danni al governo

PALERMO – A guardare i dati del report di Confcommercio sui consumi in Italia sembrerebbe che il Sud e la Sicilia tengano botta rispetto al tracollo di alcuni regioni del Nord.

Sembrerebbe, appunto. Secondo Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, c’è poco da stare allegri. “Peggio di così non può andare – dice –, il Pil della Sicilia è fatto da consumi che sono insopprimibili. Non parliamo di acquisto di beni voluttuari, ma di beni per la sussistenza ai quali le famiglie non possono rinunciare”. Come dire: al Nord c’è chi rinuncia al Suv per comprare una utilitaria, ma al Sud non si può fare a meno di pane, pasta e generi alimentari

I freddi numeri dicono che rispetto al 2019 i consumi segnano in Sicilia un meno 8,2 % (5 miliardi e 597 milioni di euro in meno). La media media nazionale è del meno 10,9. Va decisamente peggio in regione come la Lombardia (-11%), Valle d’Aosta (-14%), Trentino Alto Adige (-16%), Veneto (-15,1%). Non è un caso che sotto la soglia della media nazionale si siano mantenute le regione del Sud. Non solo la Sicilia, ma anche Campania, Puglia, e Calabria.

La Sicilia sarà in grado di riprendersi dal lockdown? Il futuro non è roseo. “Sarà un bagno di sangue – ammette di Dio – se non ci sarà un sostegno vero alle imprese. Autunno e inverno saranno flagellati da chiusure e disoccupazione. Sui bilanci peseranno i mesi di chiusura e il calo dei consumi da qui a fine anno”.

“Non contesto la decisione del lockdown presa in fase di emergenza – spiega Di Dio – ma la mancata riapertura dal 4 maggio in poi. Sono state due settimane che peseranno come un macigno sulla sopravvivenza delle piccole aziende. È stato un grave errore. Le lobby del Nord hanno inciso sul governo. Sono state ‘liberate’ le fabbriche piene di operai e sono stati tenuti chiusi le piccole botteghe o i bar di periferia in zone dove non c’erano contagi. Perché l’operaio è rientrato in fabbrica e il commesso è dovuto restare a casa?”.

Patrizia Di Dio ritiene che ci siano i presupposti “per chiedere i danni al governo. Stiamo valutando come muoverci”, ma intanto “ci sbracceremo, come abbiamo sempre fatto, per resistere. Ce la possiamo fare”. A condizione che non ci sia una nuova chiusura. Sul punto la posizione della leader di Confcommercio Palermo è chiara: “Non vorrei che sotto la pressione dell’opinione pubblica si trovi la giustificazione per agire di emergenza. Il diritto sostanziale al lavoro non può essere più messo in discussione al pari del diritto alla salute e alle libertà individuali”.

Per evitare di contare migliaia di saracinesche abbassate nei prossimi mesi ci vuole “una visione politica”. Le critiche sono rivolte a tutti i livelli istituzionali: “Mai visto un euro dalla Regione che ha annunciato aiuti in finanziaria. Io ritengo che gli aiuti saranno veri, non credo che saranno come i soldi del Monopoli, ma dove sono? A livello nazionale in materia di Fisco si parla di spostamento del pagamento delle tasse e non di annullamento. In più il Covid ha aggiunto ancora più burocrazia. Siamo impelagati con tutte le norme nuove. Altro che semplificazione, siamo nella complicazione”.

Non è con gli aiuti che, però, secondo Di Dio l’Italia si risolleverà: “Le politiche passive de lavoro non servono. Perché non usare la cassa integrazione per riportare i lavoratori nelle aziende invece di lasciarli a casa? Investiamo nelle imprese, nell’innovazione, nella formazione”


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