CATANIA- Non solo il caso Empire. La mafia sarebbe entrata nella gestione dei locali cool frequentati dalla Catania bene, dove gli alcolici scorrono a fiumi e si balla fino all’alba. Non solo mercato ortofrutticolo e pesce spada, i Mazzei avrebbero il controllo di alcuni locali di grido, a parlarne è Giuseppe Caruso, mentre viene intercettato con un amico. “Io combattevo al 69 Lune, al Moon, al Moon Beach perché erano di Willy, ed io combattevo là, ora poi mi sono messo allo Stone”. Willy è William Cerbo, ritenuto affiliato ai Mazzei e arrestato con l’accusa di associazione mafiosa, lo Stone, invece, sarebbe gestito da M.P., ex socio di Cerbo “che operava -scrivono i magistrati- sotto il controllo diretto di Andrea Nizza, boss di Librino”.
Sopra tutto e tutti Nuccio Mazzei, il boss. Caruso lo definisce “imprenditore in grado di condizionare l’economia legale”. “Nuccio è un imprenditore -dice Caruso mentre le cimici registrano- non perché non è più la mia famiglia, ma come a Nuccio non ne nascono più e loro lo sanno, qua c’è vandalismo, Nuccio m’bare non lo usava e le persone con la sua politica, con il suo saper fare e la sua ah…li faceva tremare”.
Già con l’operazione Scarface era emerso il lato cool della mafia catanese, bella vita, bische clandestine, auto di lusso e discoteche. William Cerbo e Gabriele Di Grazia, secondo la Procura etnea, avrebbero effettuato trattative commerciali per conto del boss Nuccio Mazzei, al quale spettava sempre l’ultima parola.
Il clan avrebbe gestito la nota discoteca 69 Lune. La Guardia di finanza documenta che la Meta Harmony Srl, società conduttrice dell’immobile in cui aveva sede la discoteca, vedeva come socia Letteria Di Paola, madre di William Cerbo, amministratore della stessa società.
Nel 2012 la ditta “69 Lune” intestata al rumeno Costel Pasat, riceve in affitto dalla Meta Harmony il ramo d’azienda di gestione della discoteca. Nel 2014 le quote della madre di Cerbo vengono cedute a Antonio Buonconsiglio e Vittorio Nicolosi.
Durante l’arresto di William Cerbo i finanzieri sequestrano un appunto: “Ancora da pagare Meta Harmony Srl”. Il riferimento sarebbe alle spese di illuminazione, impianti stereo, bevande, bollette della luce e acqua.
I finanzieri scoprono che nonostante che le quote della madre di Cerbo fossero state formalmente cedute a Buonconsiglio e Nicolosi, l’affiliato dei Mazzei continuava a gestire sia la Meta Harmony Srl, sia la ditta intestata al rumeno “senza distinguere tra locazione dell’immobile e gestione dell’attività di discoteca”.
Il lavoro degli investigatori non si ferma con l’arresto dello Scarface catanese, cioè William Cerbo, che incarica Giuseppe Caruso della riscossione delle somme dovute per la gestione del 69 Lune, imponendo ai soci formali di corrispondergli almeno 2mila o 3mila euro al mese.
Caruso a sua volta aveva comunicato a Carmelo Occhione e Gioacchino Intravaia, degli importi dovuti e proprio Intravaia, il “ragioniere” dei Mazzei, aveva approvato sostenento che le somme erano congrue e che Cerbo doveva essere mantenuto perché in galera. “Io gliel’ho detto a Gioacchino Intravaia -racconta Giuseppe Caruso intercettato- e Gioacchino mi sta dicendo…<per dire così vuol dire che Willy sa le sue cose o ci sono o non ci sono fammelo sapere perché se Willy mi ha accennato anche, intanto i 3.000 euro al mese glieli mandano perché è in galera, poi quando esce se gliene devono dare gli si danno, se glieli deve restituire, glieli restituisce”.
Anche da dietro le sbarre Scarface si interessa alle vicende del 69 Lune, si occupa della riscossione dei crediti, ma accade un imprevisto: Caruso transita nel clan Nizza, ma resta sempre in contatto con Cerbo. Da quel momento viene escluso dalla spartizione degli utili della discoteca e viene intercettato durante un passaggio chiave, ovvero quando descrive Cerbo come gestore di “tutta la discoteca” per conto del clan.
Giuseppe Caruso indica in Sergio Gandolfo la persona che avrebbe stabilito “di dividere le quote a Willy, a Ivan e Gabriele”, in considerazione del fatto che la moglie di Gabriele non sarebbe riuscita più a pagare l’affitto. Questa circostanza, secondo i magistrati, metterebbe in risalto l’autonomia gestionale di Gandolfo rispetto a Intravaia evidenziando la mutua assistenza del clan nei confronti dei famigliari degli affiliati detenuti.
IL CASO EMPIRE- Nuccio Ieni, capo storico del clan Pillera Puntina, è accusato di aver gestito l’Empire per molti anni attraverso un presunto prestanome, Domenico Di Bella. La discoteca Empire è stata confiscata dopo le indagini della Procura guidata da Michelangelo Patanè, affidate al pm Giovannella Scaminaci. Gli inquirenti hanno analizzato la “crescita patrimoniale di Nuccio Ieni tra il 2000 e il 2006”; confrontandola con le dichiarazioni dei redditi, “si è provveduto – scrive la Procura – a tracciare la provenienza e quindi a dimostrare l’incongruenza e la sproporzionalità tra quanto formalmente dichiarato al fisco e quanto realizzato in termini di beni mobili e immobili conseguiti”.
La discoteca sarebbe stata realizzata con le risorse “provenienti dalle illecite attività dei Pillera-Puntina”, famiglia mafiosa che, secondo quanto emerso nel blitz Atlantide del 2006, era coinvolta in diverse azioni criminali come alcuni “omicidi commessi per mantenere i rapporti di forza della consorteria mafiosa” oltre a rapine, furti, estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti”.

