Linea Palermo-Agrigento | Stop alla circolazione dei treni

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Commenti

    ma quale maltempo? avrà piovuto dieci minuti in una settimana in tutto! è una vergogna. continua a franare una zona dove sono stati spesi non si sa quanti migliaia di euro per interventi di miglioramento della linea. vergogna. e nessuno si lamenta. abbiamo quello che meritiamo

    SIAMO TERZO MONDO… PERò QUALCUNO HA AVUTO UN MILIARDIO E DUECENTO MILIONI DI EURO PER UN RADDOPPIO MAI FATTO DELLA LINEA A CEFALU’… …

    propongo l’isolamento totale di Agrigento e i paesi lungo la statale. Proibizione totale nel consegnare merci, e spostamento da e per Agrigento.

    qualche anno fa ci mettevo un’ora e mezza per arrivare nelle zone di campofranco. Adesso dopo tutti questi bei lavori disseminati ovunque e mai conclusi ci metto non meno di due ore e 20 minuti. Velocità media 45/50 km all’ora.

    andrebbero arrestati tutti dal primo all’ultimo! ma quale pioggia? di cosa parlano? non piove da giorni ad agrigento e aragona. l’ultima pioggia seria è stat a anovembre. poi tutto normale come deve essere in inverno! siamo in mano a degli incapaci. siamo peggio del quarto mondo. abbiamo solo di che vergognarci

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Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

Brancaccio: ora basta polemiche. È il tempo del fare. Leggo oggi dei "sette anni di polemiche" che hanno preceduto la posa della prima pietra dell'asilo di Brancaccio. Come cittadino, e come professionista che vive il quartiere accanto a Maurizio Artale, sento di dire una cosa semplice: adesso basta. Brancaccio non ha bisogno di altre discussioni, ma di mattoni, servizi e dignità. La gioia che provo oggi non cancella l'amarezza per il tempo perso, ma ci carica di una responsabilità nuova: quella di custodire e difendere l'esecuzione di quest'opera, giorno dopo giorno, affinché non subisca altri rallentamenti. Seguo il Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS come commercialista, occupandomi con il mio staff di ogni aspetto fiscale e contabile. È un lavoro tecnico, spesso silenzioso, fatto di battaglie quotidiane sulla Tari, sull'Imu e sulla corretta gestione delle risorse. Ma è proprio qui che la legalità diventa sostanza: nel garantire che ogni centesimo sia protetto e destinato a ciò che conta davvero. Don Pino Puglisi non chiedeva passerelle, chiedeva un asilo. Chiedeva atti coerenti. Oggi quel sogno comincia a diventare realtà grazie alla determinazione di Maurizio e di chi non ha mai smesso di crederci, nonostante l'ostruzionismo e le false rappresentazioni. Sento l'orgoglio di far parte di questa comunità e di aver messo un piccolo, minuscolo pezzetto di questo traguardo attraverso il mio lavoro. Buon lavoro, Brancaccio. Ora non servono più annunci, serve vigilanza e impegno. Il futuro si costruisce e si protegge ogni giorno. Antonino Maraventano

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