L'omicidio della farmacista a Blufi| In manette la nipote dell'assassino - Live Sicilia

L’omicidio della farmacista a Blufi| In manette la nipote dell’assassino

Patrizia Porcello, 36 anni

Patrizia Porcello, 36 anni, si era trasferita in provincia di Milano, dove è stata arrestata. Sarebbe stata a conoscenza dei piani dello zio, voleva cominciare una nuova vita con lui dopo la rapina in cui è rimasta uccisa Giuseppina Jacona.

La rapina sfociata nel sangue
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PALERMO – Avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella rapina sfociata nel sangue a Blufi che è costata la vita alla farmacista Giuseppina Jacona. Si tratta di Patrizia Porcello, 36 anni, nipote di Angelo Porcello, esecutore materiale del colpo finito in tragedia. La donna è stata arrestata dai carabinieri della compagnia di Petralia Sottana, ad Arese in provincia di Milano dove si era trasferita. Le accuse sono di omicidio e rapina in concorso morale con lo zio e  Gandolfo Giampapa, 19 anni.

In base a quanto è venuto a galla durante le indagini, che nonostante l’arresto di Porcello e del suo complice non si erano mai fermate, la nipote sarebbe stata a conoscenza del progetto dello zio da tempo. Lo avrebbe anche rassicurato in merito ad un eventuale nascondiglio per il bottino, sostenendolo moralmente e pianificando le fasi della rapina insieme.

La farmacista 79enne è stata uccisa nel novembre del 2013. Porcello abitava a pochi metri dalla sua attività commerciale, le chiedeva spesso dei soldi. E quella sera, non si era accontentato di una banconota da cento euro che la farmacista, conosciuta e molto amata in tutto il paese, gli aveva offerto sul bancone. Ed è successo l’imprevedibile, fino alla coltellata alla gola che non ha lasciato scampo alla donna. Porcello era tornato a casa e si era messo il pigiama: i suoi abiti sporchi di sangue sono stati trovati dai carabinieri nella sua abitazione. Sulle sue responsabilità ci sono stati sin da subito pochi dubbi: un uomo lo aveva visto fuggire dalla farmacia e Porcello stesso, durante l’interrogatorio del pubblico ministero, ha ammesso di essere l’autore del delitto.

L’uomo, insieme al complice, avrebbe anche tentato di portare via un tesoretto che si trovava dentro l’abitazione della farmacista, al primo piano della palazzina in cui si trovava il negozio. Nel corso di un primo sopralluogo in casa vennero trovati 250 mila euro in contanti. Successivamente altri 368 mila euro. Tutti dettagli di cui la nipote sarebbe stata a conoscenza, dunque, al punto da avere già programmato di andare ad abitare insieme, dopo la rapina, per cominciare una nuova vita. La donna si trova rinchiusa a San Vittore, a Milano.

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