Quel bambino che non crescerà | Loris, un anno di lacrime e reality - Live Sicilia

Quel bambino che non crescerà | Loris, un anno di lacrime e reality

Un anno è passato dalla morte di Loris Stival, che ha conosciuto il martirio e il dolore a otto anni. Non c'è solo l'inchiesta che ha condotto sul banco degli accusati sua madre, Veronica Panarello. Ci sono stati trecentosessantacinque giorni di pena, orrore e indifferenza. Un anno di barbarie.

L'anniversario
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Di Loris Stival, martirizzato a otto anni il 29 novembre scorso, resta un’orma scolorita del suo essere stato un bambino. Rimane in calce una foto per gli archivi della cronaca nera. Loris sarà per sempre quel bimbo con lo sguardo dolce, nella sepoltura dello scatto che lo ritrae, ma non lo sarà mai più, in carne e spensieratezza, nel divenire dei suoi giochi; non diventerà l’adulto che si immerge, a ritroso, con nostalgia, nell’età dell’oro e nei suoi canti liberi.

Il corpo del piccolo inghiottito nell’oscurità di Santa Croce Camerina – ucciso dalla madre, secondo la Procura – si è ridotto a freddo arnese da verbale nei brogliacci della questura, un reperto da cimitero e inchieste, con l’ornamento di crisantemi via via avvizziti. Ecco perché l’anno appena trascorso, nell’istante in cui si commemora lo strazio e non il respiro di quell’anima luminosa, dispersa come cenere al vento, assume il volto stesso di un’indicibile barbarie.

Non può esserci solo Loris. C’è una seconda figura che spicca sul palcoscenico dell’orrore, accanto al falò in cui ogni affetto è stato arso. C’è Veronica Panarello, la mamma accusata dell’inimmaginabile, suddivisa in effigie per un cangiante album mediatico. La donna discinta che accorre col marito Davide Stival, sul punto della tragedia. Il riquadro sottratto a Facebook in cui risalta il profilo di una bellezza ancora giovane, lontanissima dalla tempesta. Il cappuccio che cela un’ombra, nel giorno dell’arresto, quando perfino un elicottero si alzò in volo e fu il cenno per il battaglione di operatori e fotografi che qualcosa di lì a poco sarebbe accaduto.

Foglio dopo foglio, Veronica sfugge e riappare quale enigma doloroso e insolubile: è ricomparsa, di recente, a casa, con gli investigatori, a comporre un coro perplesso e muto, per ripetere la sua versione. I telespettatori, incuriositi, l’hanno osservata mentre si affannava a spiegare, aprendo la porta di una stanza, coprendosi il volto con le mani, smozzicando parole malferme: apparentemente, un uccellino indifeso, vestito di scuro, con i capelli raccolti sulla nuca. Sullo sfondo, le macerie del rassicurante, tra i detersivi nel lavabo in cucina e i giocattoli sul pavimento; in primo piano, il radicato sospetto generale che proprio nel cuore della normalità domestica sia nato l’abominio, che Veronica l’abbia fatto davvero, nonostante si ostini a gridare la propria innocenza ai quattro venti, che abbia commesso il sacrilegio supremo, per istinto rovesciato, per cattiveria, per pazzia: chissà… E’ questa l’altra tessera aguzza che compone il mosaico crudele.

Ovviamente, in tanta devastazione, non poteva mancare una sapiente cucina di istinti e tele-pulsioni. In certi sottoscala televisivi, nel palinsesto spalmato per trecentosessantacinque giorni di pena, è andata in onda la morbosa giostra senza amore per Loris, con i suoi cavallucci di cartapesta. Il catalogo consultabile del lutto e del disgusto mostra ancora, tra i suoi prodotti maggiormente selezionati, le pupille luccicanti e il labbro tremulo di Barbara D’Urso, il cappellaccio di un noto cacciatore, i loquaci parenti del defunto, immortalati, con una smorfia di patimento e il capello di freschissima messa in piega. Ogni frammento umano snaturato, per meglio aderire al marketing della sofferenza. Ogni lacrima inscatolata, commercializzata tra gli scaffali delle emozioni a buon prezzo.

Non più soltanto il corpo, l’anima di Loris è stata sminuzzata ed esposta sotto gli occhi di implacabili guardoni microfonati. Ecco l’ultima coltellata inferta alla purezza, nel breviario di un anno con il marchio della barbarie. E già la dissolvenza stinge il cordoglio della memoria. Chi era mai questo bambino che voleva essere soltanto un bambino? Un mezzo sorriso, affacciato da una foto di cronaca: così ricordiamo, confusi dal frastuono, ciò che resta di lui. Così immaginiamo Loris nel regno dei cieli, per sempre rubato alla terra.


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Commenti

    Caro Roberto, riuscire a vedere oltre. Oltre le cortine fumogene maleodoranti delle miserie umane. Riuscire ad estrapolare dal dolore il senso dell’esistenza del singolo individuo, visto come tale. Visto come qualcosa di unico ed irripetibile, quasi una risorsa di crescita collettiva. Via…andata via per sempre. Caro Roberto, mi hai fatto tornare in mente le parole di una canzone scritta da Bob Dylan ” Blowing in the wind”…e chissa’ per quanto tempo ancora dovra’ soffiare il vento… Un abbraccio. Pace!

    Affinchè tu possa riposare in pace assieme agli Angeli del Paradiso, perdonando chi con un gesto Inumano ti ha tolto l’esistenza terrena.

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