Lui, lei e l'amore che non c'è | Catalogo delle liti (anche) eleganti - Live Sicilia

Lui, lei e l’amore che non c’è | Catalogo delle liti (anche) eleganti

Dalla sfuriata all'abbraccio liberatorio. Perché ci piace farci del male. (dal 'Foglio')

Guerre e pace
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Furiose peggio dell’Orlando o pacatissime da fare invidia ad un gentleman londinese, le liti sono l’anima, il sale o semplicemente un bisogno istintivo e naturale di ogni rapporto. Più un legame diventa solido più i presupposti per una ipotetica sfuriata diventano reali, molteplici e in taluni casi anche ricercati. E non per forza litigare presuppone una ragione serissima o dolorosa. Talvolta si litiga per una sciocchezza, per un silenzio troppo rumoroso o per una parola troppo inutile.

Nella quotidianità, che di per se logora qualsivoglia rapporto, la causa di una litigata può albergare in un sospiro, nella noia di ripetersi o nella tristezza di ritrovarsi. Assodato dunque che litigare è umano, ciò che merita di essere analizzata non è la lite in sé bensì la gestione di questa,ovvero il diverso, diversissimo modo che ognuno di noi ha di reagire di fronte alla tempesta.

Le liti più funzionali, quelle catartiche e liberatorie sono quelle classiche: si caratterizzano per il loro crescendo, montano come la panna e come il peggiore uragano si fortificano di tutta la distruzione che si portano dietro.

Durante queste liti ci si vomita addosso tutto, si arriva a rinfacciare ricordi che affondano le radici nella notte dei tempi, ci si fa del male poiché si è accecati dalla rabbia furente che i toni altissimi e gli occhi irrorati di sangue, amplificano.

I migliori lanciano i piatti (in base alla lite e alla condizione economica si varia dal piatto Ikea a quello Herend) tutti gli altri sbattono semplicemente porte e concludono la filippica con la utilizzatissima frase “non ti voglio vedere mai più” salvo poi, esserne dimentichi pochi minuti dopo, quando basta una banalissima scusa per ripristinare il dialogo.

Al decalogo fa seguito la lite silenziosa, quella che ha inizio con la fatidica frase “mi hai delusa”.

Almeno tre quarti d’ora in questo scontro sono dedicati a capire il motivo della delusione e quando finalmente questo si appalesa, inizia il lungo iter della giustificazione. Una lite che nasce sotto questa sfortunata stella si porta dietro il dolore dei silenzi; il deluso per lo più si arrocca sulla posizione di vittima e del vittimismo ne fa vessillo e arma. La parte che ha deluso invece arranca pateticamente anelando un perdono che spesso arriva troppo tardi.

Si erge in tutto il suo splendore la lite in solitaria. Spesso si decide di litigare sebbene la parte opposta non sia d’accordo. È una lite triste, sola appunto, si sbraita senza contraddittorio, si cerca di provocare ma senza risultati evidenti. Di solito la parte disinteressata, ormai stanca e provata, nella migliore delle ipotesi dedica uno sguardo sprezzante e sornione e riesce con la sola imposizione delle mani a stoppare il tentativo vano di evasione quotidiana con una lapidaria affermazione: “stai litigando da sola, quando hai finito me lo farai sapere”.

 Ultima ma non per ultima la lite dai toni eleganti. È appannaggio di pochi, di quei pochi appunto che destreggiano la lingua come un giocoliere fa con i birilli. I due non si accavallano mai, vi è un rispetto intrinseco nell’attesa dell’insulto altrui. La ricerca minuziosa della frase perfetta non li allontana però dalla cattiveria che la frase stessa esprime, anzi. Sono forse i più biechi, quelli a cui la rabbia fa un effetto diverso: non cieco e istintivo bensì ponderato e preciso. Diventano cecchini del dolore, usano la loro maestria per ferire consci che una frase, una parola o una virgola di troppo riesce a far più male di una sciabola affilata. Queste liti sono tanto violente e sottese nella dialettica quanto pacate ed eleganti nella forma. Alla fine solo gli occhi hanno il potere di rivelarne la loro entità.

Eppure litigare non sempre è il sintomo di un rapporto malato. Talvolta diventa piuttosto l’emblema di una vitalità mai sopita. Fin quando ci si scontrerà per una qualunque ragione ci sarà voglia di crescere e credere ad un progetto condiviso e futuro. 

Sono i silenzi gli unici ostacoli insormontabili. A qualunque lite spetta dunque il merito indiscusso della pace. Il sapore caldo e dolcissimo del perdono, l’abbraccio liberatorio dopo lo spossante scontro, la gioia di ritrovarsi avendo temuto di perdersi.

Dio salvi tutti gli uomini che hanno bisogno di litigare per giurarsi sempre un eterno amore perché “la giustizia senza castigo è utopia, ma il castigo senza misericordia è crudeltà”

 

 

 


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Commenti

    Pura verità,mi capita spesso.

    Sono un altro arturo. Sarò prevenuto, ma appena ho finito di leggere sono andato a vedere chi avesse firmato il pezzo, sicuro che fosse una donna. Così è infatti. Non me ne voglia gentilissima signora Costanza, ma rimango convinto che la conflittualità è una caratteristica della personalità femminile. Gli uomini ne farebbero molto volentieri a meno. Limitatamente al rapporto di coppia, si capisce.

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