L'uomo che volle essere | soltanto Leoluca Orlando

L’uomo che volle essere | soltanto Leoluca Orlando

Il personaggio. Palermo 2012
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Narrano che la riserva l’abbia sciolta appena ieri, all’alba di una notte tumultuosa. Leoluca Orlando – dopo avere giurato, con l’aria paonazza e risoluta, che non avrebbe più fatto il sindaco di Palermo, suggerendo beffardamente l’aramaico ai duri di comprendonio e agli infedeli, restii alla sua buona novella- ha deciso di candidarsi alla poltrona di sindaco di Palermo. La linearità dell’arzigogolo.  E dunque ricomincia la Primavera, bisogna vedere quanto in fioritura e quanto in allergie.

E’ stato un giovedì frenetico per l’ex primo cittadino, noto col soprannome indimenticabile che nasce dalla fusione di ruolo e cognome: “Il Sinnacollanno”. Il volo a Roma per ottenere il via libera formale di Antonio Di Pietro, la ratifica di una posizione già maturata e definitiva. E il leader dell’Idv non si è opposto. Né avrebbe potuto. In un comunicato ha sintetizzato: a Palermo si comportano autonomamente. Cioè, tradotto dal molisano al siciliano: chi riuscirebbe a contenere Luca, altro appellativo confidenziale del protagonista?

Orlando torna in campo per una doppia esigenza politica e umana, per un indissolubile nodo di Gordio. La ragione di politica politicante? Una volta stabilita la rottura con le primarie e con il Pd “vincente”, non c’era altra strada.  Solo “Il Professore” – ennesimo nickname di un poliedro –  ha il peso specifico per affrontare l’impresa. Solo Orlando, col suo carico discutibile di storia, amministrazione e miti palermitani,  dispone delle suggestioni necessarie per metterci la faccia. Per tentare la scalata nella sua attitudine preferita. La solitudine.

Il discorso personale è più complesso. In una intervista rilasciata a Livesicilia, proprio lui ha fornito, qualche tempo fa, una preziosa chiave: “Per fare bene la politica, devi convincere gli altri che sei pronto a non farla. Per fare bene il sindaco, idem. Un giorno potrei andare in Georgia a scrivere libri”. Prima interpretazione dell’enigma. L’uomo che lancia il guanto sul tappeto, magari, avrebbe cercato altre occasioni e battuto nuovi percorsi. Tuttavia, la disfatta bruciante delle Primarie – con l’affondamento del sindaco “Borsorlando, lo schema studiato alla bisogna – e la vittoria di Ferrandelli, suo ex pupillo – il figlio che ha “tradito” il padre – sono stati più forti e conclusivi di ogni altra considerazione. Ha prevalso la voglia gastrica di rivalsa. Oppure, chissà. L’inconscio primaverile desiderava ancora un traguardo che la coscienza era pronta negare. Forse nel buio si sono mossi fili la cui trama è venuta alla luce dopo una faticosa gestazione, in uno specchio di penombre, inganni e dissimulazioni. Non sono concetti impossibili per uno che ha studiato in Germania. Più lo neghi, più lo fai. I libri attenderanno, come la Georgia.

Elucubrazioni a parte, il dado è tratto. Rieccolo con la sua seduzione, con la sua polvere di antico, con le sue incoerenze, con la sua impassibiltà da pokerista, con i suoi pregi, con i suoi errori e con le sue carte magiche, non di rado accompagnate da sconfitte. Rieccolo nell’ordalia che chiarirà definitivamente lo stato di morte o di vita politica, la qualifica di zombie o di organismo che respira, del “Sinnacollanno”.

Riecco, infine, Leoluca Orlando che centomila avventure ha governato, sopravvissuto finora a Palermo.  E una cosa gli è riuscita sempre bene. Essere l’ingombrante e immutabile Orlando. Essere Leoluca Orlando, con qualunque vento, contro tutto e contro tutti. Perfino contro se stesso.


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