Inghiottiti dalla lupara bianca nell'Ennese: ergastolo al boss - Live Sicilia

Lupara bianca nell’Ennese, ergastolo al boss di Catenanuova

Salvatore Leonardi è già in carcere da tempo
IL CASO
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Il boss di Catenanuova Salvatore Leonardi, nel 1995, nel suo paese era il capo incontrastato. E non poteva certo tollerare uno “sgarro” da un giovanotto del posto, Maurizio Ranieri, reo ai suoi occhi di aver tenuto per sè delle somme di denaro. Così, anche se non si saprà mai forse quanto il movente fosse reale o pretestuoso, decise di ucciderlo e far sparire il corpo, bruciandolo. È nonostante assieme alla vittima, quel giorno, si fosse presentato un ragazzo del suo paese di soli 19 anni, Andrea Passalacqua, il piano andò avanti lo stesso. Leonardi avrebbe ordinato a Nino Mavica ‘u patirnisi, un suo fedelissimo che oggi è un collaboratore di giustizia, di non far saltare tutto, ritenendo la seconda vittima alla stregua di un mero danno collaterale.

La condanna

Per questo ieri la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta, presieduta da Andreina Occhipinti, ha condannato all’ergastolo Leonardi, lui che è in carcere da tempo e che ha riportato varie condanne, anche per omicidio. I giudici hanno confermato la sentenza di primo grado, che tuttavia era rimasta sino ad oggi inedita. Leonardi è difeso dall’avvocato Egidio La Malfa. In aula si è costituita parte civile la famiglia di Passalacqua, assistita dall’avvocato Vania Giamporcaro. Per quanto riguarda Mavica, il quale collaborando ha consentito di fare luce anche su diversi altri omicidi, la sua posizione era stata stralciata da tempo e grazie all’attenuante specifica che si applica ai collaboratori di giustizia, il reato era stato dichiarato prescritto.

L’indagine della Dda

Secondo quanto è emerso, grazie a un’indagine diretta dalla Dda di Caltanissetta e condotta dai carabinieri del reparto operativo e del comando provinciale di Enna, Ranieri sarebbe stato colpito perché avrebbe trattenuto delle somme di denaro, oltre alla presenza di un generico movente passionale che tuttavia non è mai stato chiarito. Il giovane Passalacqua, dal canto suo, avrebbe avuto la sola colpa di essersi trovato nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. I corpi non furono mai trovati. Dopo l’omicidio, sarebbero stati dati alle fiamme. Passalacqua e Ranieri, insomma, furono due delle innumerevoli vittime inghiottite dalla lupara bianca nel cuore della Sicilia, in un circondario – Catenanuova e Regalbuto, oltre ad alcune cittadine limitrofe del Catanese – dove la mafia, negli anni ’80 e ’90, applicava le sue condanne con ferocia e senza scrupoli.


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