Ma il Pd tenta di rompere | la democrazia bloccata - Live Sicilia

Ma il Pd tenta di rompere | la democrazia bloccata

di FRANCESCO PALAZZO Circa il tentativo del Partito Democratico di inserirsi nel vivo della battaglia politica siciliana, va anche messo in luce, oltre le legittime e condivisibili critiche, un aspetto. Non proprio irrilevante. Al momento il centrosinistra rappresenta una minoranza che non riesce ad andare oltre il 30 per cento.
Lo sforzo di modificare il quadro
di
20 Commenti Condividi
Giuseppe Lupo

Giuseppe Lupo

di FRANCESCO PALAZZO Circa il tentativo del Partito Democratico di inserirsi nel vivo della battaglia politica siciliana, va anche messo in luce, oltre le legittime e condivisibili critiche, un aspetto. Non proprio irrilevante. Al momento il centrosinistra rappresenta una minoranza che non riesce ad andare oltre il 30 per cento. Alle ultime provinciali ha perso otto province su nove, guida un solo capoluogo di provincia. Ciò nell’ultimo decennio ha significato una mancanza di ricambio e quindi la possibilità per i soliti vincitori alle elezioni di permettersi di tutto, tanto poi le urne li avrebbero premiati sicuramente. La posta in gioco è quella di rompere questa sorta di democrazia bloccata. Che non è più, come un tempo, una caratteristica delle regioni del Sud. Solo in Sicilia il quadro politico-elettorale è così statico. In Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Molise le competizioni elettorali vedono fronteggiarsi due schieramenti veramente in competizione. Che danno vita ai fisiologici ricambi di una democrazia dell’alternanza. In Sicilia la storia è diversa. Ed è uno stagno che in qualche modo va smosso. Non perché bisogna fare il tifo per qualcuno. Ma per la semplice ragione che l’amministrazione regionale e tutti gli enti locali siciliani, nel caso di avvicendamenti possibili alla guida delle istituzioni, non potrebbero che funzionare meglio. Ovviamente lo scopo deve essere raggiunto con l’azione politica diffusa sul territorio e non attraverso manovre di palazzo. Ogni cambiamento di prospettiva, soprattutto se radicale, va sottoposto al vaglio del corpo elettorale. Il solo in grado di decidere maggioranze e opposizioni. L’operazione che il Partito Democratico sta mettendo in atto alla regione, oltre ad essere appunto una mera fusione di ceti dirigenti, presenta dei limiti evidenti. Sia sul piano del metodo, cioè entrare in maggioranza senza passare dalle urne, sia per quanto concerne il merito, ossia spacciare per riforme provvedimenti che si configurano come normali atti di governo. Che dovrebbero essere approvati dalla maggioranza uscita dalle urne. Tuttavia, lo sforzo di modificare il quadro politico, mettendo in campo alleanze che superino gli steccati tradizionali del centrosinistra, è una strada obbligata. Sempre che non ci si voglia condannare a una partecipazione elettorale quasi di testimonianza o ad essere opposizione a vita. Coloro che ritengono, all’interno del centrosinistra isolano, gli allargamenti all’area moderata un errore, dovrebbero caricarsi l’onere di indicare una diversa soluzione. Cosa che si guardano bene dal fare. Per la lampante evidenza che non esistono altre vie percorribili Semmai, bisogna capire se la convergenza verso la parte centrale dello schieramento politico regionale sia nel palinsesto di tutto il Partito democratico. Si ha l’impressione, infatti, che al momento si muovano soltanto alcuni singoli con appresso le loro ristrette aree politiche di riferimento. Gran parte del partito vive, con più o meno evidente disappunto, le scelte di pochi. Sarebbe auspicabile che il partito, tutto intero, dicesse se condivide o disapprova l’allargamento verso altri lidi. Se ci si presenta incerti e divisi sulle proprie scelte, con un rosario di dichiarazioni giornaliere una contraria all’altra, è abbastanza improbabile che si convincano gli altri sulla bontà di una proposta politica. Per quanto riguarda, invece, gli altri del centrosinistra siciliano, Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, il movimento che fa capo a Rita Borsellino e le sigle più piccole, sarebbe utile, per tutti noi elettori interessati a vere sfide alle urne, che ci facessero capire cosa vogliono fare da grandi. Considerato che ormai il dato largamente minoritario del centrosinistra duro e puro è abbastanza consolidato e impossibile da spostare in avanti. Non discutiamo qui più dell’appoggio da parte del PD al governo Lombardo, situazione che prima o dopo avrà un suo epilogo. Meglio prima che dopo. Ma di una prospettiva di medio-lungo periodo. Rispetto alla quale il cammino, intrapreso da una parte del PD, non ha molte alternative. A meno che qualcuno non le voglia nascondere gelosamente alla nostra vista.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

20 Commenti Condividi

Commenti

    Egegio dottor Palazzo,

    nel Suo articolo pare non trovare cittadinanza un dato pur evidentissimo: il PD è stato investito (elettoralmente) del ruolo – non piccolo né disdicevole in democrazia – di opposizione. Tant’è, e ogni “giustificazione” del tradimento di tale ruolo e dell’interessato “stampellamento” di Raffaele Lombardo sa solo di intellettualistico bizantismo; d’altronde, la ormai storica tendenza consociativa del PD (e dei suoi “avi”) di tutto ha bisogno tranne che di “incoraggiamenti”.

    Altra questione è, invece, quella dell’assenza di democrazia interna nel Partito Democratico, ma ciò, com’è ovvio, è aspetto che attiene, essenzialmente, agli elettori e/o agli iscritti di tale forza politica che, a quanto sembra, non sanno/non vogliono contrastare la deriva personalistica e autoreferenziale imposta dai vari Cracolici, Lumia, Genovese… e “financo” dell’icona antimafia Rita Borsellino. Quest’ultima è, per certi versi, persino più censurabile dei tre citati “sempiterni” politici, per lo stucchevole ruolo di “indipendente” – da che, visto che ha sostenuto Lupo? – ritagliatosi nel PD; ruolo furbesco in termini individuali e sostanzialmente insignificante in termini di incidenza pratica, ammesso (me ne dubito fortemente) che costei voglia incidere e non “galleggiare” come ha sinora fatto limitandosi a diffondere dichiarazioni e comunicati stampa alquanto “tartufeschi” (in cui, tuttavia, non è difficile scorgere un’adesione piena della “sorella di Paolo” alle regole non scritte, ma ferree, della “politica politicante”).

    Spero di non esser venuto meno alla netiquette.

    Distinti saluti, Antonio Beccadelli

    Veramente nel mio articolo trova ampia cittadinanza il fatto che il PD è stato investito da unn ruolo preciso dall’elettorato. Tanto che ho scritto che: “Ogni cambiamento di prospettiva, soprattutto se radicale, va sottoposto al vaglio del corpo elettorale. Il solo in grado di decidere maggioranze e opposizioni. L’operazione che il Partito Democratico sta mettendo in atto alla regione, oltre ad essere appunto una mera fusione di ceti dirigenti, presenta dei limiti evidenti. Sia sul piano del metodo, cioè entrare in maggioranza senza passare dalle urne, sia per quanto concerne il merito, ossia spacciare per riforme provvedimenti che si configurano come normali atti di governo. Che dovrebbero essere approvati dalla maggioranza uscita dalle urne”.

    Egregio dottor Palazzo,

    nel ringraziarLa per l’attenzione accordatami, mi permetto di farLe notare che Lei stesso – dopo il brano riportato – afferma: “Tuttavia, lo sforzo di modificare il quadro politico, mettendo in campo alleanze che superino gli steccati tradizionali del centrosinistra, è una strada obbligata. Sempre che non ci si voglia condannare a una partecipazione elettorale quasi di testimonianza o ad essere opposizione a vita”. Non Le pare che tale opinione (di per sè legittima, come tutte del resto) avversi quella precedente e non suoni un po’come: visto che non puoi (né mai potrai) batterli alleati con loro? Già è opinabile (a mio personalissimo avviso, s’intende) il motto “la Politica è l’arte del possibile”, ma assolutamente inaccoglibile è/sarebbe trasformarlo in “la Politica è l’artificio tramite cui tutto è possibile e concesso”. Continuo a pensare che il mandato elettorale sia sacro e che ogni trasformismo sia un vulnus (alla lunga irreparabile) a tale sacralità. Come stupirsi, allora, se quello degli “astensionisti” è ormai il primo “partito” italiano?

    Cordialmente, Antonio Beccadelli

    Il mandato elettorale è sacro, presentarsi alle elezioni pure. Io do un dato, il centrosinistra in Sicilia, attualmente, non supera il 30%. O ci si condanna a questo, contemplando questa sorta di democrazia bloccata, oppure si fa qualcosa. Io penso che occorra fare qualcosa. Una cosa è contravvenire al mandato elettorale, un’altra presentarsi alle elezioni in maniera limpida o lavorare affinchè si possa allargare un’allenza da sottoporre poi al giudice supremo, il corpo elettorale. Nel mio pezzo vi sono ambedue i momenti, che sono diversi e non entrano in contraddizione. Se poi c’è chi ha in mente un piano per fare arrivare il centrosinistra siciliano, cosi com’è al momento, al 51%, ce lo faccia conoscere e ne prenderemo atto con giubilo. Grazie comunque per il civile confronto e perchè si firma con nome e cognome.

    Grazie a Lei.

    Mi sento di condividere in gran parte le argomentazioni di Francesco Palazzo perchè, se da un lato critica l’operazione del PD con Lombardo caratterizzandola come verticistica rispetto a un reale coinvolgimento della base elettorale, dall’altro pone un tema che è quanto mai attuale per chi abita dalle parti del centrosinistra, ancor più per chi abita a sinistra: il superamento di quella che Palazzo chiama la democrazia bloccata.

    Non so se il PD, come lascia presupporre il titolo, voglia veramente tentare di spezzare questo “incantesimo”, ma non si può non tenere conto della necessità di praticare strade nuove che consentano, rompendo il filo atavico che lega gli interessi mafioso-clientelari con buona parte della politica nostrana, di portare al governo della nostra Isola le forze del rinnovamento vero.

    Il PD molto probabilmente sbaglia a sostenere questo tipo di percorso, per il quale ad un certo punto sarà chiamato a pagare il prezzo, ma il tema rimane per intero ed il dovere di chi sta a sinistra è e resta quello di svolgerlo fino ad individuare una via di uscita dalla palude.

    Caro Francesco,
    che vuoi che ti dica…..in questa gran confusione politica regionale e non solo…….prenderò in considerazione il PD (siciliano) solo quando alla sua guida ci saranno nomi, volti, storie che non ho mai letti, visti, sentite…..ti abbraccio
    Armando

    Caro Francesco,
    io penso che il primo vero problema in Sicilia, più che nelle altre parti d’Italia, è costituito dalla inamovibilità di questa classe dirigente che ha dimostrato di avere a cuore solo le proprie sorti e credo che la volontà di voler fare da stampella al governo Lombardo non è altro che la ricerca per allargare il proprio potere.
    Questa classe dirigente, purtroppo, non è all’altezza del proprio compito, se è vero come è vero che il consenso a sinistra è stato eroso in maniera esponenziale e rischia di estinguersi del tutto, qualora si dovesse decidere di entrare nel governo Lombardo.
    Io penso che quando si è all’opposizione bisognerebbe svolgere il ruolo di oppositori che è stato assegnato dal voto popolare, perchè non è accettabile che venga tradito così platealmente il mandato ricevuto.
    Si parla di fare riforme necessarie e condivise, ma nessuno ancora ci ha spiegato quali sono queste riforme inderogabili, che addirittura giustificano un’alleanza tra destra e sinistra, perchè di questo si tratta, a meno che il PD, contrariamente a quanto dichiarato, non è anch’esso un partito di destra.
    Come Tu stesso hai affermato, fino ad ora, il sostegno esterno al governo Lombardo si è concretizzato in atti di normale amministrazione, a cui, tra l’altro, a mio parere un partito di sinistra, che dovrebbe avere a cuore la salvaguardia del territorio, non avrebbe mai dovuto concedere il proprio voto.
    C’è il problema di come riuscire a diventare maggioranza in questa nostra sfortunata Sicilia?
    Certo che c’è questo problema, ma non si esce dal guado con le ricette che il PD sta prescrivendo, tuttalpiù con questa ricetta si procura l’estinzione del PD, perchè non si vince con le alleanze al centro ed in questo senso la Puglia insegna, ma si vince con un chiaro, netto e riconoscibile progetto politico e con una classe dirigente credibile e capace, cose che in Sicilia sono ancora al di là da venire.
    Io credo invece che il PD dovrebbe cercare di promuovere l’unità a sinistra, di una sinistra rinnovata che guarda avanti e che ponga a proprio fondamento la nostra carta Costituzionale, attorno alla quale si dovrebbe trovare la necessaria unità, oggi più che mai disperatamente necessaria per fermare il progetto devastante di modifica costituzionale della destra.
    Altre strade, secondo me,non ne esistono e le scorciatoie servono solo a preservare le carriere dei soliti noti.
    Nella Toscano

    Intanto un dato chiarificatore: è vero che il centrosinistra nelle ultime elezioni regionali ha raccolto il 30%, ma è anche vero che appena due anni prima aveva sfiorato, con Rita Borsellino, il 42%.
    Ma naturalmente su una debacle così evidente, consumata in soli due anni, il Pd, appagato dal meccanismo elettorale che gli consegna un’enorme premio di minoranza, si è guardato bene dall’aprire una radicale riflessione. La Finocchiaro è stata scelta per guidare la sconfitta non certo per concorrere alla vittoria. Il Pd siciliano se vuole davvero sfuggire alla sindrome bavarese (eterna sconfitta)deve smettere di considerare suoi primi avversari gli altri partner del centrosinistra. Il premio di minoranza è un frutto avvelenato. Le primarie aperte, vere e di coalizione, aiutano a fondare alleanze vaste e condivise, sfuggendo alle affrettate sommatorie di sigle cui qualcuno nottetempo sabota i motori. Da dieci anno Lombardo tiene in riga i DS prima e il Pd adesso. Ospita suoi leader maximi ai congressi, paventa rivoluzioni e cambi di campo che non avvengono mai. Ogni volta ha portato a casa qualcosa. Stavolta agita la carota del partito del Sud che ognuno dei possibili contraenti legge e racconta in maniera diversa e contraddittoria. Il Pd siciliano, mentre collabora con Lombardo assicurandogli la sopravvivenza strappi un legge elettorale sulla doppia scheda e magari, già che c’è, lanci l’idea di una riforma che unificando i fondi dei precari della forestale e della formazione professionale fornisca un reddito minimo a chi si trova al disotto dei livelli di vita decente.
    Ops, mi sono abbandonato alla fantasia, le cronache sono più crude, ma non per questo più vere.

    Aldo Penna

    Il discorso mi pare civile e condivisibile. Rimane il fatto che i vertici del partito si muovono in maniera scoordinata, che serve solo a disorientare l’elettorato.
    Prevedo attorno al venti per cento su base nazionale la soglia sotto la quale si troverà una consapevolezza. Eppure in Sicilia ci dovremmo già essere…

    Prima che un problema di sigle, è un problema di uomini e di idee.
    Penso che se il Pd siciliano esiste ancora è grazie all’opera dei Lumia e dei Cracolici, che i “piddini” dovrebbero ringraziare giorno e notte per il fatto che tengono in piedi un protagonismo politico, che nessun altro nel Pd sarebbe in grado di tenere in piedi!
    Dopo ci sono tutti quei “belli di mammà”, a cominciare da Lupo con il buon seguito di Cardinale, D’Antoni, Cocilovo, Genovese, Bianco, e chi ne ha più, più ne metta, che ormai da oltre un decennio usano i soggetti politici della sinistra a loro uso e consumo! Se non se ne vanno tutti, o almeno non vengono messi dentro doppia parentesi, non c’è nulla da fare per il Pd siciliano.
    Per capire appieno quello che voglio dire, per favore si ascolti questa bella intervista dell’amico Massimo Cacciari rilasciata a La7:

    http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=intervista&video=31589

    Capisco che quello che dico, che ricalca molto quello che dice Cacciari per il Nord, appare una soluzione che non sarà percorsa: ma proprio questa è la ragione per la quale il Pd in Sicilia, e verosimilmente non solo in Sicilia, non può avere un futuro.

    Andrea Volpe

    Francesco Palazzo rimane il più attento ed efficace analista di politica siciliana. E non solo. Una battuta semi/seria: uno come te, francesco, dovrebbe essere “arruolato” dal centrosinistra siciliano!!!

    Grazie a tutti per i commenti sinora postati. Si può sempre sperare che gli uomini, e le donne, impegnati nei partiti migliorino sempre e vi sia un vero rinnovamento. Intanto, occorre confrontarsi con quello che si ha davanti, bello o brutto che possa apparire a seconda dei punti di vista. La politica si guarda per quella che è, su quello che dovrebbe essere o che noi vorremmo che fosse, possiamo esercitarci con piacere. Intanto, cerchiamo di migliorare quello che ci si para davanti agli occhi. Certo, occorre avere rispetto dei risultati elettorali, perciò penso che quanto prima si debba sottoporre agli elettori siciliani una scelta tra due schieramenti ben definiti. Però, ecco, non si può sfuggire a questa debolezza complessiva del centrosinistra siciliano. Alle ultime regionali, come sapete, mettendo dentro IDV, che correva da sola, si è arrivati al 30,3%. E’ vero che nel 2006, con la candidatura della Borsellino, le cose sono migliorate. La coalizione è arrivata al 36,3%. Ma bisogna considerare sia il traino della Lista Rita, voti legati a quella candidatura e subito evaporati, sia il momento nazionale in cui il centrosinistra viaggiava con il vento in poppa. Al netto da queste due considerazioni il dato strutturale non si è molto distanziato da quello del 2008. Per una conferma basta andare alle regionali del 2001, il dato della coalizione torna esattamente al 30,3%. Ci troviamo, quindi, almeno stando all’ultimo decennio, ad un numero abbastanza consolidato. E non credo faccia intravedere soluzioni criticare questo o quello. La cosa è più seria. Sul come affrontarla ognuno può avere la propria legittima opinione. Ma occorre trovare una strada affinchè anche in Sicilia vi sia la democrazia dell’alternanza.

    Hai detto bene Francesco, occorre individuare una strada affinchè anche in Sicilia vi sia la democrazia dell’alternanza, non il partito unico e non il partito del Sud insieme a Lombardo ….

    Riporto un estratto dall’intervista di Massimo Cacciari a La7 dell’8-10-2009, per esprimere la mia perplessità su un percorso che riparta dal Pd siciliano.
    Da quello che traspare da ciò che dice Cacciari bisognerebbe avere il coraggio di tentare nuove vie e nuovi linguaggi:

    <>

    Dall’intervista di Massimo Cacciari a La7 dell’8-10-2009

    Il continuare a definirsi di sinistra, al di là dei contenuti che si danno al termine, significa una incapacità di comprendere le modalità e le forme della comunicazione sociale oggi. Non è più possibile dirsi di sinistra oggi: non è più possibile!
    Dì cosa vuoi fare, dì i tuoi progetti, dì i tuoi programmi, che possono essere, diciamo così, rivoluzionari, ma non puoi dirti “sono di sinistra”!
    La Lega non è assolutamente di destra…
    La sinistra aveva superato il carattere infausto del nome in una fase eroica, in cui la sinistra aveva veramente cambiato la faccia del pianeta, e soprattutto dell’Europa, dopo la guerra.
    Questa fase finisce tragicamente durante gli anni ’80 e si conclude con la caduta del Muro.
    […]
    A Praga […] lì era finito il mondo comunista e socialista, era finito il mondo della sinistra.
    Non puoi più comunicare con questi termini, ci sono dei cambiamenti nel linguaggio.
    […]
    Prima di tutto ci sono dei cambiamenti nel linguaggio. Il problema del centrosinistra nel nostro Paese soprattutto negli ultimi anni è stato un problema di comunicazione: il centrosinistra usa un linguaggio decrepito, comunica male.
    Dalla sua parte politica Berlusconi ha capito le necessarie trasformazioni del linguaggio nella comunicazione politica, nel centrosinistra questo non è mai stato capito a partire dal termine.
    La storia della sinistra è una storia finita!
    Cosa vuol dire: che siamo diventati di destra?
    Ma solo i deficienti possono dirlo!
    Dobbiamo inventare nuove forme di comunicazione, nuovi termini, nuovi programmi.
    Possiamo dire cose estremamente rivoluzionarie, assolutamente progressiste e riformiste senza usare il termine sinistra, che è quello che usa Berlusconi, che se ne intende di comunicazione.
    E noi ci definiamo esattamente come Berlusconi ci definisce: stiamo al suo gioco!

    Sì, ho letto. Invidio la tua capacità di restare sul tema per anni. Io ho gettato la spugna, ho rinunciato. Però, sì, hai ragione. Condivido l’analisi. Il problema resta sempre il Pd o meglio, gli uomini che ne fanno parte, i quali proprio non riescono ad instaurare un rapporto costante e maturo con il territorio che non sia la cura del proprio orticello elettorale, quando ci riescono. La sindrome della sconfitta, la difesa ad oltranza dell’illibatezza politica mi fanno ridere ma certo dopo anni di incanti demagogici quale volevi che fosse il risultato? Cmq sia, sono convinto che c’è il dovere, da parte delle elite politiche siciliane, di dx e di sx, di fronteggiare e reagire allo strapotere della Lega al nord. Il vero tema dell’alleanza politica con Lombardo è questo. Ma non c’è traccia di tutto qst nel dibattito politico. Basterebbe, a mio avviso, solo questo tema, non il partito del sud, per raccogliere consensi intorno al Pd e alla eventuale alleanza di governo. A quel punto sarebbe Miccichè in difficoltà, se facesse marcia indietro o ritornasse dentro l’alveo del Pdl. Stesso discorso per Lombardo, guai giudiziari che si profilano all’orizzonte a parte. E, invece, come al solito, il Pd si arrovella sul tema Lombardo sì Lombardo no, lasciando tutto il campo dell’iniziativa politica al cdx…Che ti pare? Ciao caro, buone cose.

    Caro Francesco, i dirigenti del Pd che parlano di democrazia bloccata sembrano dei neofiti della politica… mentre, sappiamo, che non è così e non credo che le responsabilità del “blocco democratico” siano da addebitare ai militanti.
    Non capisco perché si è parlato tanto di sfiduciare – giustamente – Cammarata ed ora, pur avendone i numeri, Pd, Mpa e pidiellini area Miccichè, non lo fanno.
    Mi chiedo e chiedo perché in un eventuale passaggio elettorale, Lombardo e Miccichè dovrebbero perdere la loro carica “rivoluzionaria” e ricompattare il centro destra.
    Mi chiedo e chiedo perché tutte queste aperture di credito a un partito che non c’è: il Partito del Sud.
    Io sono iscritto al Pd, ho partecipato da candidato alle primarie, credo fermamente nel suo ruolo di rappresentare un’area di centro sinistra capace di attrarre – e non di venire attratta – attorno ad un suo progetto politico chiaro le forze politiche alla sua sinistra ed i moderati per creare una reale alternativa al centro destra.
    L’appoggio a Lombardo e Miccichè ritengo sia un grave errore che sta disorientando e sconcertando l’elettorato di centrosinistra, non solo siciliano.
    Mi auguro che il Partito Democratico abbia la capacità di diventare Partito e di determinare le scelte dei propri rappresentanti istituzionali e non di subirle, come sta avvenendo.
    Altrimenti…”liberi tutti”.

    Non so se il mandato degli elettori del PD ai deputati eletti (perchè va ricordato che questi dell’ARS sono eletti e non nominati)sia quello di testimoniare l’opposizione o risolvere problemi come quelli dell’immondizia, o della sanità o del lavoro secondo un punto di vista diverso di quello della maggioranza di centrodestra, per altro divisa e paralizzata da veti incrociati.
    Cracolici dirige il gruppo parlamentare e non il Partito e penso che abbia il compito di far lavorare il parlamento a tutela anche degli interessi di questo elettorato di sinistra. Intervenire nelle contraddizioni del centrodestra e spostare la soluzione di governo verso i sentimenti del popolo di centrosinistra non credo che faccia male alla Sicilia, semmai conferma agli occhi dell’elettorato che anche i sogni autonomistici di Lombardo non producono effetti se declinati a destra mentre possono produrre effetti diversi declinati a sinistra. In questo senso condivido il commento di tale Roberto inviato il 7 aprile.
    Il problema allora è il Partito come organizzatore della società, come strumento della cittadinanza attiva, che invece trovo attendista, spento e asservito all’elettoralismo di deputati e consiglieri e degli aspiranti successori.
    Le elezioni anticipate possono aggravare questo fenomeno o essere l’occasione per un rilancio dell’idea di un partito democratico della sinistra attorno a una analisi della Sicilia e del contesto nazionale e internazionale in cui siamo immersi, e attorno a una adeguata proposta di rinascita della regione. In questo senso condivido l’idea di Palazzo che una politica di riforme ha bisogno di un chiaro mandato elettorale e penso che tra i possibili effetti quello di un rinnovamento della politica siciliana sia prevalente. Bisogna crederci e volerlo. Io ci credo e lo voglio. Ho l’impressione che non ci credano i deputati e lo stesso Cracolici.Stare sulla sponda del fiume a osservare il PD per vedere come va a finire non mi sembra comunque adeguato al momento drammatico della Sicilia. Ma questo dipende da ciascuno di noi.

    Da P.P. tramite Facebook

    Fin troppo facile condividere quanto scrive Francesco. Invece desidero fare una riflessione sui commenti: tutti a richiedere una nuova classe dirigente, cosa che dovrebbe essere nella natura delle cose dopo i risultati delle regionali. Ma credete che l’attuale classe dirigente possa permettere la crescita di una nuova generazione se non ci sara’ una forte mobilitazione di iscritti, simpatizzanti e dell’opinione pubblica?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *