(R.P.) Il centrodestra esce malconcio dal frullatore delle urne siciliane. Ha fatto carne di porco di questa terra, governandola malissimo e precipitandola in un baratro da cui sarà arduo risollevarsi. I protagonisti politici di stretta osservanza berluconiana – a prescindere dal spessore e onestà personali – dovrebbero battersi il petto fino alla fine dei giorni. Silvio spazzato via ovunque per chi scrive è una buona notizia.
Eppure, non ci uniamo agli inni vittoriosi del centrosinistra. Troppo bizzarre e frantumate queste elezioni amministrative per trarne un dato politico consolidato. Troppe variabili legate a situazioni contingenti. E poco rinnovamento.
Dalla parte del campo che, legittimamente, rivendica il successo, le facce non sono cambiate. I satrapi del consenso somigliano a statue di marmo. Sono i comprimari del potere, che hanno assistito immobili allo sfascio, senza abbozzare una minima reazione o una proposta decente. A conti fatti, siamo lontani dal quel rinnovamento della classe dirigente e dei programmi che è la premessa necessaria per il riscatto. Ecco perché – lo scriviamo sommessamente in tanto clamore di gioia – la Sicilia non ha vinto.

