Dopo la farneticante intervista rilasciata ai produttori di un poadcast stavolta Giuseppe Salvatore Riina si è dato alla musica. È l’ospite della canzone, con tanto di video, di Doog Mc, artista rap hip-hop italiano. Già l’arte, che sottintende libertà di espressione ma anche diritto di critica.
La delirante intervista
Nella controversa intervista, il figlio del capo dei capi si era paragonato ai bambini di Gaza, “perché come i piccoli palestinesi da bimbo ho vissuto sempre come se fossi in perenne emergenza”. I suoi pensieri in libertà, senza alcun contraddittorio, sconfinavano nel delirio. Raccontava della latitanza del padre e di “quando dovevamo scappare da un rifugio all’altro, per me era come una festa perché conoscevo posti nuovi e gente nuova”.
Si arrogava il diritto di commentare indagini e processi. Pure quelli sulla strage di Capaci: Giovanni Falcone “quando l’hanno ammazzato, non dava più fastidio alla mafia o a Totò Riina, ma ad altri dietro le quinte”.
Nessun riferimento al fatto che il padre sia stato il più sanguinario boss nella storia di Cosa Nostra e neppure che anche lui, come Totò Riina, sia stato condannato per mafia.
Il figlio di Riina e la canzone
La stessa voluta dimenticanza riproposta nel testo della canzone che lo descrive come vittima. Basta citare alcuni passaggi per rendersi conto che di una certa “arte” si potrebbe, anzi si dovrebbe fare a meno: “Sempre fiato sul collo, è andato a vivere in Spagna, poca vita privata mai avuto un’infanzia sempre sotto il riflettori aspettano che sbagli. Cercano di incastrarti, vogliono il tuo fallimento per incolparti. Cattivo ragazzo anche quando non fai niente, anche se innocente trovano il pretesto per arrestarti. Onore e rispetto con vecchi valori, la gente ci mette becco quanti chiacchieroni, non sai quante ne ha passato. Mamma che fatica da quando è venuto al mondo. E solo perché papi sangue del tuo sangue, quanti sacrifici di un padre e una madre, la storia di quel bambino senza una infanzia, vissuto in latitanza. Non essere consapevole… non hai vita privata, non avere pace manco all’ora d’aria… e non sai quante ne ha passato, ha perso il conto”.
C’è un conto che non va smarrito, quello incalcolabile dell’orrore mafioso. Va tenuto bene a mente e non saranno i like che pioveranno sul video della canzone a distrarci.

