PALERMO – Arrivano in due in sella ad un motorino elettrico. Indossano delle felpe con cappuccio per nascondere il volto. Il loro bersaglio è il ristorante-pizzeria “Ulisse”, in piazza Rossi a Tommaso Natale. Cospargono di benzina i due lati dell’ingresso del locale protetto da un cancelletto e da una porta in ferro e vetro. Sembra che usino delle foglie per appiccare le fiamme. Quando divampa l’incendio uno dei due scivola sulla benzina. Ha rischiato di essere travolto dal fuoco. Poi scappano. È l’ultima scena immortalata dalle telecamere.
I picciotti del pizzo
I picciotti del racket sono sempre tornati sul luogo del delitto. Pericolosi dunque, ma anche sfrontati. La loro non è solo un’eclatante richiesta di pizzo, ma una strategia della tensione. Mostrarsi forti per lanciare un messaggio.
Da chi è composto il gruppo di emergenti che sfida le regole della vecchia Cosa Nostra? Si muove in autonomia o risponde agli ordini di qualcuno? Sono gli interrogativi chiave per decifrare la scia di intimidazioni che si susseguono dallo scorso novembre.
Una lunga scia di episodi
In principio furono piazzate le bottiglie davanti alle attività commerciali di Sferravacallo. Nella borgata marinara sono ritornati per lasciare altre bottiglie, ma anche per la rumorosa sventagliata di Kalashnikov contro la vetrata del ristorante “Al Brigantino”.
Due volte hanno intimidito il titolare del ristorante pizzeria Ulisse a Tommaso Natale, prima la classica bottiglia e mercoledì notte le fiamme alla porta di ingresso. Due raid alla Sicily by Car seppure in due luoghi differenti. Prima le mitragliare contro il magazzino in via San Lorenzo e poi le auto incendiate nel parcheggio nella sede a Villagrazia di Carini.
In mezzo altri messaggi intimidatori e incendi – nei lidi di Capaci e Isola delle femmine e in un distributori di benzina sempre a capaci – e un unico filo conduttore che rimanda a vecchi e nuovi equilibri mafiosi nel mandamento di San Lorenzo, dove è tornato libero per fine pena Calogero Lo Piccolo. Il boss, però, sembra starsene defilato. Chi guida allora, direttamente o con un placet indiretto, la banda di emergenti?
Altro interrogativo: dopo le intimidazioni qualcuno si è fatto fatto avanti per chiedere la messa a posto? Ufficialmente nessuno si è presentato a denunciare, ma non si può escludere che qualcuno come si dice in gergo “si sia fatto la strada” per capire a chi dovesse pagare. Quando ha trovato la bottiglia davanti al proprio negozio ha preferito non chiamare le forze dell’ordine.
“Questo è ciò che accade se non pagate”
E allora la vicenda di “Ulisse” potrebbe essere un messaggio rivolto ad altri commercianti: questo è ciò che vi capiterà se non pagherete. Ieri il proprietario è stato sentito dai poliziotti della squadra mobile. Era accompagnato dai rappresentanti di Addiopizzo a conferma di una scelta antiracket netta. Le informazioni saranno condivise con i carabinieri del Nucleo investigativo che indagano sul mandamento di San Lorenzo e sugli altri episodi che hanno fatto piombare la parte occidentale della città in un clima di paura.
Lunedì a Palermo arriverà il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per partecipare al comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato in prefettura.

