PALERMO – Una fiammata cinque minuti prima delle due della scorsa notte, martedì 9 giugno. I picciotti alzano il tiro con un attentato del racket. Sono tornati nel ristorante-pizzeria “Ulisse” in piazza Rossi, a Tommaso Natale, e hanno appiccato le fiamme davanti all’ingresso del locale dove il 7 maggio scorso avevano piazzato una bottiglia di liquido infiammabile.

Due fattori hanno evitato il peggio
Due fattori hanno evitato il peggio. Primo: il portoncino della pizzeria è in ferro, materiale che ha creato una barriera evitando che l’incendio si propagasse all’interno.
Secondo: i proprietari abitano sopra e di fronte il locale. Si sono accorti subito delle fiamme e sono riusciti a spegnerle. La figlia ha sentito un rumore ed è andata a guardare le telecamere nel momento in cui c’è stata la fiammata. Poi ha chiamato il padre e ha lanciato l’allarme.
I danni sono stati limitati, ma le fiamme sono state appiccate vicino alle tubature del gas. Poteva andare molto peggio. Le indagini sono in corso, ma la matrice dolosa è fuori discussione
Il titolare: “Sono distrutto”
“Sono distrutto, amareggiato, sconfortato. Non si può andare avanti così. Penso soprattutto alla mia famiglia, ce la stiamo mettendo tutta perché dobbiamo andare avanti”, sono le prime e uniche parole che in un momento di angoscia pronuncia il titolare, Santo Girgenti. Il 7 maggio scorso la pizzeria è stata una delle tre attività finite nel mirino dei picciotti che stanno seminando paura.
I precedenti attentati degli uomini del pizzo
Quel giorno altre bottiglie di liquido infiammabile furono piazzate anche davanti alla pizzeria Sunset di Sferracavallo e al bar pasticceria Sweet Life, che si trova di fronte alla chiesa della borgata marinara. Il 14 maggio analoghi raid ai danni dei lidi di Isola delle Femmine e Capaci.
Tutto è iniziato a novembre scorso con le bottiglie e la richiesta di pizzo lasciate davanti ai locali di Sferracavallo. Poi sono arrivate le sventagliate di kalashnikov contro una rimessa di auto in via Sferracavallo, il ristorante “Al Brigantino” sempre nella stessa borgata e contro un deposito della Sicily By Car in via San Lorenzo.
La notte del 30 aprile in via Don Minzoni qualcuno ha sparato una raffica di mitra contro una macchina e la facciata di una casa. La vendetta non si è fatta attendere: ci fu un tentato omicidio a colpi di pistola in via Montalbo. Una caccia all’uomo contro Danilo D’Ignoti. Tre persone – Rosario Sposito, Giovanni e Salvatore Gioè – sono state arrestate. Via Montalbo ricade nel mandamento mafioso di Resuttana, mentre gli altri episodi sono avvenuti in quello di San Lorenzo. Chi agisce, dunque, va oltre la tradizionale divisione dei confini.
Dopo i messaggi con le bottiglie di benzina, i picciotti del racket sono passati dalle parole ai fatti.
Il 27 maggio scorso sono state bruciate le macchine parcheggiate davanti alla nuova sede di Sicily by car a Villagrazia di Carini, il 6 giugno fa qualcuno ha appiccato il fuoco in un distributore di benzina Capaci, ora la storia si ripete al ristorante Ulisse. Il primo intervento nella notte è stato dei poliziotti che condivideranno le informazioni con i carabinieri del Nucleo investigativo.

