PALERMO – La lettera non arriverà a destinazione. La Corte di Cassazione blocca il passaggio dal capomafia di Pagliarelli Gianni Nicchi a quello di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio. Sono entrambi detenuti al carcere duro, il primo a Novara e il secondo a L’Aquila.
Già il tribunale di sorveglianza aveva bloccato i due fogli manoscritti. D’Ambrogio ha fatto ricorso che i supremi giudici hanno dichiarato inammissibile. Cosa c’era scritto nella missiva? Sappiamo genericamente di “una manifestazione di affetto espressa da Nicchi nel salutare D’Ambrogio mediante il richiamo a un gesto evocativo di accordi”.

D’Ambrogio riteneva che fosse una corrispondenza innocua, senza pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica. La pensano diversamente i magistrati che hanno trovato “ambiguità” nel testo. Non si può correre il rischio. vista la caratura dei due boss.
Nicchi ha scalato le gerarchie mafiose nonostante la giovane età. A spianargli la strada il rapporto privilegiato con il padrino, Nino Rotolo. Fu arrestato da latitante nel 2009 in un appartamento a due passi dal Palazzo di giustizia di Palermo. Sta scontando una condanna a 22 anni accumulati in tre processi per mafia, estorsione e droga.
Anche a lui spetta lo sconto di pena per la buona condotta, ciò significa che il ritorno alla libertà non è così lontano.
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D’Ambrogio in carcere ci è finito nel 2011, in un blitz denominato Alexander, dal nome del boss di Porta Nuova. Un anno fa per D’Ambrogio arrivò la conferma del carcere duro per la sua “allarmante carriera criminale” e il “persistente pericolo” che senza il 41 bis possa gestire potere e affari riprendendo i collegamenti con l’esterno.

Anche perché il capomafia non ha mostrato segni di dissociazione. Anche per questo la corrispondenza con Nicchi, che ha tutte le carte in regola per diventare un re dentro Cosa Nostra, dal contenuto ambiguo va stoppata.




