Patto tra boss a Milano: Fidanzati e gli altri siciliani condannati

Patto tra boss a Milano: Fidanzati e gli altri siciliani condannati

Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra gestivano affari e potere

PALERMO- Alla fine passa la linea dell’accusa. C’era un patto fra mafia, ‘ndrangheta e camorra a Milano.

Il giudice per l’udienza preliminare Emanuele Mancini ha condannato 62 degli 78 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nell’ambito procedimento Hydra. La sentenza è stata emessa ieri sera. Per quanto riguarda l’udienza preliminare 45 imputati sono stati rinviati a giudizio mentre 11 sono stati prosciolti. Il dibattimento inizierà il prossimo 19 marzo davanti all’ottava sezione penale del tribunale di Milano.

Il procuratore di Milano Marcello Viola e i sostituti Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane ricostruirono l’esistenza non più una struttura verticistica come nella Cosa Nostra siciliana, ma una linea di potere orizzontale dove ciascun capo aveva uguale peso criminale.

Ninni fidanzati e la mafia a Milano

Figura di spicco sarebbe stata quella di Giuseppe Fidanzati, detto Ninni, condannato a 14 anni di carcere (la Procura ne aveva chiesti 20). È figlio del defunto capomafia Gaetano Fidanzati che un tempo guidava il mandamento dell’Acquasanta a Palermo. Fidanzati, arrestato dai carabinieri del Nucleo, da tempo assieme ai familiari ha trasferito residenza e interessi a Milano.

La richiesta di arresto per Fidanzati era stata negata a ottobre del 2023 dal gip e infine accolta dopo un ricorso della Procura in Cassazione.

Gli investigatori monitorarono alcuni incontri. Due furono organizzati a Terrasini, uno a Palermo e due a Campobello di Mazara tra febbraio e maggio 2021. Vi hanno preso parte i siciliani “emigrati” in Lombardia che sono tornati spesso “a casa”.

I trapanesi

Del “sistema mafioso lombardo” avrebbero fatto parte anche Bernardo Pace (condannato a 14 anni e 4 mesi), Domenico Pace (11 anni e 4 mesi) e Michele Pace (12 anni), legati al mandamento mafioso della provincia di Trapani, con al vertice Paolo Aurelio Errante Parrino, imparentato con Matteo Messina Denaro. Sarebbe stato la guida della comunità trapanese insediata nella bassa provincia milanese, tra Legnano e Abbiategrasso.

Secondo gli investigatori, Matteo Messina Denaro era stato informato sulle “operazioni finanziarie gestite dal sistema mafioso lombardo, tramite Paolo Errante Parrino”. Gli investigatori hanno ricostruito le vicende legate alla morte di un nipote del padrino di Castelvetrano.

“Lo ha saputo pure lui, Messina Denaro”, diceva Bernardino Pace, facendo riferimento allo Zio. Per tutti, a Milano, Errante Parrino era “lo zio Paolo”.


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