Pizzo a Natale Giunta: "Scambio di persona, c'è un innocente"

Pizzo a Giunta: ‘Scambio di persona, uno dei condannati è innocente’

La rivelazione di un pentito su uno dei 5 colpevoli. Pronta l'istanza di revisione
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PALERMO – L’istanza di revisione sarà presentata la prossima settimana. Un innocente potrebbe avere scontato una condanna a 6 anni 8 mesi di carcere per l’estorsione allo chef Natale Giunta. Un’estorsione che uno dei cinque condannati, Giovanni Rao, secondo quanto racconta il collaboratore di giustizia Alfredo Geraci, non avrebbe commesso. “L’hanno scambiato”, dice Geraci.

Tutto parte dalle indagini difensive dei legali di Rao, gli avvocati Giovanni Castronovo e Raffaele Bonsignore. Scovano una conversazione, acquisita in un altro processo, in cui Geraci, sotto programma di protezione dal 2020, parla con Giovanni Rao, imputato in un processo per droga e nipote dell’omonimo Rao coinvolto nell’estorsione a Natale Giunta.

L’avvocato Giovanni Castronovo

Una conversazione anomala, viste le posizioni dei due interlocutori, nel corso della quale salta fuori il colpo di scena. I dettagli diventano noti il 30 settembre scorso quando Geraci, uomo del mandamento di Porta Nuova, viene convocato come testimone assistito al processo sulla gestione mafiosa dei buttafuori nei locali notturni.

Cosa dice il pentito

Gli avvocati Castronovo e Bonsignore lo invitano a spiegare il senso della sua conversazione con Rao e Geraci spiega: “… allora io la mia collaborazione l’ho fatta e la continuerò a fare sempre da persona leale, io dico i colpevoli e chi non è colpevole, Giovanni Rao il grande si è fatto 6 anni di carcere, 6 anni di carcere da innocente perché io so chi è stato ad andare a fare la tentata estorsione a Natale Giunta, e lui non c’entra niente… io magari avrò detto questa cosa per fare capire che io bugie non ne dico, perché di solito noi collaboratori veniamo definiti infami, che diciamo solo infamità, e invece magari con questa parole gli ho detto, nel momento in cui usciranno delle dichiarazioni vedrai che io ho parlato anche di tuo zio che tuo zio non c’entra niente, punto e basta, non la dovevo dire è giusto non lo dovevo dire, però se gliel’ho detto è perché questa persona lo ribadisco e lo griderò forte, è innocente, è innocente non c’entra niente con la malavita organizzata”.

L’avvocato Raffaele Bonsignore

Scambio di persona?

“L’ho detto e lo ribadisco, infatti come dico chi è colpevole dico pure chi è innocente – aggiunge Geraci – basta l’ho detto, è innocente, si è fatto 6 anni ingiustamente e ho detto pure chi è che era al posto di lui, che l’hanno scambiato”. Sta raccontando la verità?

Rao è uno dei cinque estorsori condannati per la tentata estorsione allo chef. Le richieste di denaro risalgono al 2012, quando Giunta gestiva la società di catering Ng Service. I taglieggiatori si fecero avanti, seguirono minacce alla vittima a cui fu consigliato di “mettersi a posto”.

“Paga e avrai la pace assoluta”

“A posto… significa che praticamente qua dentro non verrà più nessuno – gli spiegavano – perché praticamente siamo d’accordo tutti… due a Pasqua più due a Natale ovvero… ma significa la pace però… la pace significa la pace assoluta … e ti levi questo pensiero …”.

Il coraggio della denuncia

Lo chef non si piegò neppure di fronte ad una sfilza di minacce e danneggiamenti. Si rivolse alla polizia, denunciò gli uomini del pizzo e li riconobbe uno per uno.

In particolare, Rao è colui che si presentò per primo nell’ufficio di Giunta, assieme ad Antonino Ciresi. Fruttivendolo del mercato Ballarò con piccoli precedenti per contrabbando di sigarette, parente di personaggi coinvolti in inchieste per mafia, contro di lui c’erano, oltre che il riconoscimento, anche le immagini di una telecamera e le intercettazioni.

I legali hanno sempre sostenuto che si sia trattato di un errore di persona. Nessuno ha mai fatto riferimento ai suoi occhi affetti da strabismo e al fatto che gli manca un dito in una mano. Particolari che sarebbero dovuti emergere quando veniva descritto.

“Sono innocente”

Il giorno della prima sentenza di condanna Rao chiese di fare dichiarazioni spontanee: “Come devo fare per provare la mia innocenza? – chiese al collegio del Tribunale -… io sono sicuro al 100% che non ero da Giunta quel giorno. Questa è la prima volta che vedo il signor Giunta. Di questo reato non so niente”.

Appreso il verdetto ci fu il caos in tribunale. Esplose la collera dei parenti di Rao. Ora i legali sono pronti a a presentare a Caltanissetta l’istanza di revisione del processo.


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Commenti

    Se è innocente…scarcerate lo subito…

    Riassunto.. Giunta accusa e non disconosce un innocente , poi arriva il pentito che scagiona l innocente ma non dice il colpevole di cui conosce l identità. Roba da matti.

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