Mafia, oro e diamanti | Il grande business dei nuovi boss - Live Sicilia

Mafia, oro e diamanti | Il grande business dei nuovi boss

San Mauro Castelverde, Trabia, S. Maria del Gesù, Porta Nuova, Arenella: un reticolo di interessi

PALERMO – Una lunga stagione di contatti fra i boss di Palermo e quelli di una grossa fetta di provincia. Contatti e affari. Mafia, oro e diamanti, potremmo dire.

Si tratta di uno dei capitoli investigativi ancora aperti nell’inchiesta della Procura di Palermo sfociata nel blitz dei carabinieri di fine maggio. Le indagini si sono concentrate sui mandamenti mafiosi di San Mauro Castelverde e Trabia, retti, secondo l’accusa, da Francesco Bonomo e Diego Rinella. Il primo è genero del capomafia Peppino Farinella, mentre il secondo è fratello del boss di Trabia, Salvatore.

Scavando nella rete di relazioni si è scoperto che tutte le strade portavano a Palermo, in particolare al mandamento di Porta Nuova che nel 2012 aveva in Alessandro D’Ambrogio il suo capo carismatico e forse l’uomo forte dell’intera Cosa nostra palermitana. Il braccio destro di Bonomo è stato  individuato dai carabinieri del Gruppo di Monreale e della compagnia di Termini Imerese nella figura di Antonio Giovanni Maranto. Bonomo aveva il divieto di soggiorno in Sicilia e Maranto, oltre a gestire la famiglia di Polizzi Generosa (che comprende anche quelle di Castellana Sicula, Petralia Sottana e Soprana, Bompietro e Alimena), curava anche le pubbliche relazioni. Gli investigatori hanno seguito i suoi spostamenti e quelli di Rinella.

E sono saltate fuori le relazioni con il boss di Santa Maria del Gesù, Salvatore Profeta, con Cesare Lupo di Brancaccio e con D’Ambrogio di Porta Nuova. Cosa c’era di così importante per fare su e giù dai paesi della provincia. Una pista, molto concreta, salta fuori dalle intercettazioni disposte dal procuratore Lo Voi, dall’aggiunto Agueci i e dai sostituti Demontis, De Flammineis, Spedale, Petrigni e Brucoli. Nel corso delle conversazioni si faceva spesso riferimento a un personaggio originario della Toscana che in Sicilia veniva spesso. “Oro, diamanti… gli interessa scendere di là… e ce ne andiamo in Marocco”. Anche il toscano è stato ripreso per le strade di Ballarò a pochi passi dall’agenzia di pompe funebri della famiglia D’Ambrogio. E di diamanti forse parlava pure con Salvatore Profeta di Santa Maria del Gesù.

Il nuovo numero di S in edicola racconta il retroscena del grande affari dei diamanti, pubblicando il film del blitz che racconta la stagione dei contatti fra mandamenti. I nuovi esiti investigativi vanno letti assieme a quelli che erano già stati acquisiti in passato.

Lorenzo Flauto Flauto, presunto picciotto del racket all’Arenella parlava di qualcuno che gestiva grossi affari: “… quaranta ditte…sono di loro…trattano i diamanti…questo…quello…gioiellerie…”. E i diamanti sono stati la grande passione di Antonino Messicati Vitale, giovane boss di Villabate che entra ed esce dal carcere per cavilli e scadenze di termini di custodia cautelare. Gli investigatori scovarono qualche anno fa una sua foto in Sudafrica mentre partecipava alla firma di un accordo per esportare gemme purissime dallo Zimbabwe. Diecimila carati al mese. Con la prospettiva di toccare quota trentamila nel giro di poco tempo. Un investimento da sei milioni di euro. Adesso si indaga per ricostruire la rotta dei diamanti gestita da Cosa nostra.

 


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