Mafia, Palermo: sequestrata l'impresa degli Inzerillo

Mafia, Palermo: sequestrata l’impresa degli Inzerillo

Si tratta di uno dei luoghi simbolo del ritorno degli scappati.
IL PROVVEDIMENTO
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PALERMO – È un luogo simbolo del ritorno degli Inzerillo a Palermo. Ora la “Karton plastic” di via Castellana finisce sotto sequestro per decisione della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. La proposta di sequestro è del questore e si basa sulle indagini del Servizio centrale anticrimine della polizia e della Divisione anticrimine della questura di Palermo.

È intestata ad Olimpia Caruso, la moglie di Francesco Inzerillo, soprannominato u truttaturi. Sotto sequestro finiscono anche alcuni mezzi dell’impresa e due conti correnti.
Luogo simbolo e crocevia della nuova Cosa Nostra. È al civico 81 di via Castellana, rione Passo di Rigano, infatti, che si sono incontrati più volte Inzerillo e Settimo Mineo, l’anziano capomafia di Pagliarelli che ha presieduto l’ultima cupola di Cosa Nostra nel 2018. L’anno scorso sono stati tutti condannati.

Il passato era stato archiviato. Non c’era più una condanna a morte a pesare sul capo degli Inzerillo e degli altri scappati in America per sfuggire alla carneficina di Totò Riina. Morto il capo dei capi i boss che hanno riorganizzato la commissione provinciale di Cosa Nostra volevano che gli Inzerillo vi prendessero parte in prima persona. Ed invece avrebbero voluto tenersi, almeno all’apparenza, defilati. A rappresentare il mandamento alla riunione di Cosa Nostra intervenne Giovanni Buscemi, pure lui con un pedigree mafioso di tutto rispetto.

La presenza almeno in tre occasioni di Mineo in via Castellana sono comunque state la prova che la mediazione del cugino di Franco, Tommaso Inzerillo, era andata a buon fine. Era stato Tommaso Inzerillo ad attivarsi affinché anche al cugino Francesco, per lui era già avvenuto, venisse perdonata la sua appartenenza alla mafia perdente. Tommaso si era rivolto ai boss che comandavamo su Palermo per superare il diktat di quel “cornutone” di Nino Rotolo, boss ergastolano di Pagliarelli, il principale oppositore al rientro degli scappati caldeggiato da Salvatore Lo Piccolo, boss di San Lorenzo.

Così nel dicembre 2017 Tommaso Inzerillo spiegava a Michele Micalizzi, anziano boss a piede libero che  “… il divieto… e intanto, come ti stavo dicendo, è una situazione di mio cugino siamo tutti bloccati, siamo… ho un impegno con Settimo e io, quando ci andiamo poi vediamo, per cercare di rattoppare, ora vediamo, ora con questa morte”.

La “morte” che aveva cambiato il corso delle cose era quella di Riina. Francesco e Tommaso sono rispettivamente il fratello e il cugino di Totuccio Inzerillo il quale, dopo che i corleonesi massacrarono Stefano Bontate, credeva di poterla fare franca forte dei milioni dei dollari che era capace di fare circolare grazie agli amici americani. Ed invece fu crivellato di colpi.

“Ma ci possiamo fare un salto… a Passo di Rigano?… che arrivo e ce ne andiamo… gli devo lasciare un… un nominativo… che io gli lascio queste cose e gli dico che… c’è questa persona”, diceva Mineo. Quindi raggiungeva Tommaso e Francesco nel negozio della “Karton Plastik” che fornisce stoviglie usa e getta per bar, alberghi e ristoranti. Quegli incontri sono stati filmati dai poliziotti della sezione Criminalità organizzata della Mobile che avrebbero poi arrestato i cugini Inzerillo. Entrambi erano già finiti in cella nel blitz Gotha del 2006. Francesco fu scarcerato nell’ottobre del 2011 e Tommaso nel novembre del 2013.


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