PALERMO – C’è un brutto precedente di violenza nella vita di Francesco Cusumano, arrestato per l’omicidio di via Sampolo. E c’è pura la storia di una condanna non eseguita. Il presunto assassino non doveva essere a piede libero.
A Messina gli sono stati inflitti 3 anni e 10 mesi di carcere per lesioni. Nel 2023, bocciato all’esame da avvocato, picchiò il presidente della Commissione di esami. La sentenza è definitiva, nella città dello Stretto avevano pure emesso l’ordine di esecuzione non ancora eseguito.
Il caso a Palermo è seguito dai pubblici ministeri Vincenzo Amico e Michele Marrone, coordinati dal procuratore aggiunto Caterina Malagoli.
Bisogna accertare i passaggi burocratici messinesi e capire se Cusumano si sia volontariamente sottratto all’esecuzione della pena. C’è un particolare che al momento va raccontato per dovere di cronaca ma che insospettisce: aveva cambiato il colore dei capelli. Si era volontariamente sottratto alla carcerazione e per questo due settimane fa si era trasferito a Palermo nella casa del delitto?
Davanti ai magistrati ha negato di essere l’assassino. Una versione smentita da ogni singolo elemento finora raccolto.
Era giugno di tre anni fa quando Cusumano attese l’avvocato Antonio Lanfranchi. Lo riteneva responsabile della sua bocciatura all’esame orale di abilitazione alla professione.
L’allora trentaseienne originario di Milazzo lo aggredì alle spalle con calci, pugni e morsi in faccia. “Bastardo te la faccio pagare”, urlava.
Nel referto si parlava di trauma cranico e facciale, naso rotto e fratture vertebrali. A febbraio 2024 la sentenza di condanna in primo grado a tre anni e 10 mesi, confermata in appello a gennaio 2025. Non è ancora chiaro se fosse stato presentato ricorso in Cassazione, di certo la condanna è definitiva.
Per Cusumano fu un sogno spezzato. Tre anni dopo, una domenica d’estate, lo ritroviamo a Palermo sulla scena dell’omicidio del coinquilino, Francesco Spataro, 53 anni.

