Nell’anniversario di via D’Amelio ci concentriamo su figure che tengono alta la bandiera dell’antimafia.
Con quel suo sorriso timido e riservato, sotto i capelli mossi che – a lui tifoso del Napoli farà piacere – ricordano un po’ la capigliatura di Maradona, il preside Massimo Valentino ha le sembianze dell’eroe civile in incognito. Non vuole che si sappia, però lo è.
Siamo ai saluti. Il dirigente scolastico, arrivato dopo la storiaccia della preside Daniela Lo Verde, si congeda dall’istituto comprensivo ‘Giovanni Falcone’, nel cuore dello Zen, per andare a dirigere il linguistico ‘Cassarà’ che, a sua volta, saluta la professoressa Daniela Crimi, altra grande figura. Lo abbiamo raccontato in anteprima.
Il suo post di commiato ricorda certe intense e vere pagine del ‘Libro Cuore’ che non è mai stato un testo stucchevole, come dicono quelli che non l’hanno capito, ma un capolavoro letterario.
Scrive il preside: “Mi auguro che i bambini e i ragazzi del quartiere San Filippo Neri possano proseguire il loro cammino di vita sempre sul solco della legalità e sfruttando al meglio la loro intelligenza viva e fuori dal comune. Lo stesso auguro alle loro famiglie. Lascio allo ZEN un pezzo del mio cuore ma credo che i tempi erano maturi per questo avvicendamento”.
Tante volte lo abbiamo incontrato. Tante volte ne abbiamo apprezzato il profilo sobrio, proteso solamente al benessere della sua comunità, in una Palermo difficile. La sua guida si è rivelata saggia, operosa e capace di ridare serenità alla comunità scolastica. Una frase è rimasta impressa: “Nessuno mi dica che lo Zen è irredimibile, perché non è vero”.
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Una indicazione chiarissima rivolta a una città che, spesso, si volta dall’altra parte. Una speranza concreta, non retorica, come le azioni di un preside che non ha mai indossato il cappello scintillante del personaggio, preferendo restare una persona. Anche di questo gli siamo grati.
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