Maxi-confisca dei Ros | Sigilli ai beni di Pesce - Live Sicilia

Maxi-confisca dei Ros | Sigilli ai beni di Pesce

Beni per 10 milioni di euro sono stati confiscati da carabinieri del Ros e del comando provinciale di Catania al 62enne, ritenuto vicino sl clan Santapaola-Ercolano.

Arrestato nell'inchiesta Iblis
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CATANIA. I Carabinieri del ROS e quelli del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca dei beni emesso, su richiesta della locale Procura Distrettuale della Repubblica, dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di Francesco Pesce, tratto in arresto dal ROS nell’ambito dell’indagine IBLIS il 03.11.2010 e condannato in primo grado il 09.05.2014 alla pena di anni 12 poiché ritenuto responsabile di avere concorso nella famiglia di Cosa Nostra catanese SANTAPAOLA-ERCOLANO. Il provvedimento, che si fonda sulle emergenze investigative provenienti dalle attività condotte dal ROS e coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia, è sorretto dagli esiti dell’indagine IBLIS, svolta dalla Sezione Anticrimine di Catania in direzione delle famiglie di Catania, Ramacca e Caltagirone, che ha permesso di raccogliere decisivi elementi probatori sull’evoluzione di Cosa Nostra.

I beni confiscati sono due imprese, due quote societarie e 26 immobili. Secondo quanto accertato da carabinieri del Ros nell’ambito dell’inchiesta Iblis, coordinata dalla Dda della Procura di Catania, Pesce sarebbe stato un imprenditore legato in maniera simbiotica alla famiglia di Cosa nostra etnea. Avrebbe inoltre avuto inoltre uno stretto e fidato rapporto con l’allora rappresentante provinciale Vincenzo Aiello e condiviso con lui interessi economici che avrebbero coinvolto anche rappresentanti di spicco della stessa famiglia mafiosa. Pesce inoltre, come emerso da intercettazioni in carcere, avrebbe pagato lo “stipendio” alla famiglia di Aiello quando quest’ultimo era detenuto e sarebbe stato suo socio occulto in una società che effettuava lavori edili. Pesce infine si sarebbe adoperato fattivamente per consentire al ramo imprenditoriale di Cosa Nostra, capeggiato da Aiello, l’inserimento in rilevanti vicende imprenditoriali. Dalle indagini sarebbe emerso che Pesce era utilizzato da Aiello per fissare degli appuntamenti con imprenditori e, comunque, per discutere di fatti attinenti all’organizzazione. E nell’ambito di questo ruolo l’imprenditore è accusato di avere svolto un importante ruolo di intermediazione con il responsabile della logistica di una azienda attiva nella grande distribuzione, in una vicenda che interessava Cosa Nostra Etnea e Cosa Nostra Palermitana, questa ultima all’epoca rappresentata dall’allora latitante Salvatore Lo Piccolo. Il provvedimento di confisca dei beni è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania su richiesta della locale Procura distrettuale.

 


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Commenti

    La domanda dei lettori in questi casi è sempre la stessa: perchè a volte comunicate il nome delle aziende sequestrate e altre volte no?
    Dal mio punto di vista sarebbe sempre corretto fare nomi, cognomi e ragioni sociali, senza per questo voler fare la caccia all’untore.
    Supponiamo che io sia un agente di commercio, un venditore, un professionista: ho tutto l’interesse a sapere se un’azienda, magari un mio potenziale cliente, è mafiosa o no. Starà poi alla mia etica personale decidere o meno di intrattenere rapporti con essa, fermo restando i tre gradi di giudizio.

    vogliamo parlare del policlinico di catania????????indagate e perseverate nelle pubbliche amministrazione sanitarie di catania e negli appalti pubblici dove vengono stanziati dalla regione siciliana fior di quattrini per poi pagare stipendi da fame agli ausiari e pulizieri conla grande approvazione del governo e dai politici di turno incalliti

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