I giovani non scommettono più. Il gioco d’azzardo italiano subisce una forte battuta d’arresto nella fascia d’età compresa fra i 15 e i 19 anni, con una diminuzione di circa 400 mila unità rispetto al 2014. Quattro anni fa, i ragazzi dediti alle scommesse erano addirittura 1.4 milioni. In controtendenza con il dato nazionale, spiccano però i numeri provenienti dal sud Italia: nel Mezzogiorno, infatti, si assiste all’aumento degli studenti-giocatori “problematici”, un folto gruppo di giovani in età scolare che vivono una situazione particolarmente rischiosa, ai limiti del gioco patologico.
A fornire questo rapporto dettagliato è stato il Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, attraverso due nuovi studi Espad e Ipsad dell’Istituto di fisiologia clinica. L’ente pubblico si è concentrato su un’analisi delle fasce d’età più giovani (15-19 anni, appunto) e un’altra comprensiva degli adulti (fino a 64 anni). Dai dati ricavati emerge – infine – come sia sensibilmente aumentato il dato di coloro che hanno giocato almeno una volta nella vita (dai 10 milioni del 2014 ai 17 dello scorso anno) e di come il trend in crescita sia guidato dai meno giovani, specie al sud.

