Messina, sequestro da 2,4 milioni di euro all'ex rettore Cuzzocrea

Messina, sequestro da 2,4 milioni di euro all’ex rettore Cuzzocrea

Secondo l'accusa si sarebbe appropriato di fondi pubblici per la ricerca
GUARDIA DI FINANZA
di
6 min di lettura

MESSINA – Due sequestri di beni per un totale di 2,4 milioni di euro per l’ex rettore dell’Università di Messina Salvatore Cuzzocrea. I finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Messina hanno eseguito il decreto con il quale il gip del Tribunale in sede ha disposto il sequestro un milione e 600mila euro, ai quali si aggiunge un secondo provvedimento di 860mila euro.

L’indagine ha consentito di svelare un sofisticato meccanismo, attraverso il quale l’ex Rettore si sarebbe appropriato, indebitamente, di fondi destinati alla ricerca scientifica dell’Università. Contestate plurime ipotesi di peculato. Secondo l’accusa l’ex rettore, nella qualità di pubblico ufficiale e responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca affidati, da enti privati o finanziati da enti pubblici, al Dipartimento “ChiBioFaram” del locale Ateneo, si sarebbe appropriato di ingenti somme di denaro, utilizzando, a fini di rimborso spese, documentazione contabile artefatta, gonfiata o non inerente ai medesimi progetti di ricerca scientifica, formalmente condotti nel quadriennio 2019-2023.

Contestualmente, la Procura della Repubblica di Messina ha proceduto, con separato provvedimento, al sequestro preventivo, adottato in via di urgenza, di oltre 860mila euro, con riferimento a ulteriori somme di denaro, di cui lo stesso Cuzzocrea si sarebbe appropriato, distraendoli in favore di un’azienda agricola a lui riconducibile. Anche in relazione a tale sequestro, sono state contestate svariate ipotesi di peculato.

Le indagini, coordinate dai magistrati del Dipartimento specializzato in reati contro la pubblica amministrazione e delegate al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina, erano iniziate in seguito a diversi esposti presentati da un membro del Senato accademico in merito a rimborsi spese nell’ambito dell’attività di ricerca dello stesso ex Rettore svolta.

Le complesse attività di indagine si sono articolate, anzitutto, nell’acquisizione di copiosa documentazione, comprensiva delle istanze di rimborso, dei giustificativi di spesa, dei mandati di pagamento effettuati dal Dipartimento di “ChiBioFarAm” a favore dell’ex Rettore, per gli anni dal 2019 al 2023, distribuiti su circa venti progetti di ricerca scientifica, dei quali lo stesso era il Responsabile Scientifico.

Fra le varie irregolarità riscontrate ci sono la presentazione di scontrini fiscali relativi ad acquisti effettuati, prevalentemente, per spese personali; la richiesta di rimborso di missioni effettuate, asseritamente, per attività di ricerca, ma risultate coincidenti con la presenza dell’ex Rettore ad eventi ippici. È emerso, quanto ai rimborsi giustificati tramite la presentazione di scontrini fiscali, che gli acquisti riguardavano materiali non afferenti alle attività di ricerca (ad es. materiale elettrico, idraulico ed edile); gli approfondimenti condotti presso i fornitori hanno consentito di svelare la reale destinazione dei materiali, non a beneficio dell’Ateneo, ma dell’azienda agricola riconducibile all’ex rettore.

La complessità dell’investigazione si è registrata altresì sul versante dell’attivazione degli strumenti della cooperazione giudiziaria internazionale, essendosi resi necessari approfondimenti su fatture provenienti da aziende estere; e ciò atteso che alcuni documenti contabili, riconducibili ad aziende internazionali, avevano sollevato seri dubbi circa l’autenticità delle fatture poste a sostegno delle richieste di rimborso. Sono state, dunque, avanzate richieste di rogatoria internazionale, ritualmente evase, dalle autorità giudiziarie, Svizzera, Statunitense e Inglese, che hanno consentito di documentare gli artifici contabili operati sulle fatture, essendo stata rilevata, persino, l’alterazione di alcuni documenti, consentendo così di dimostrare l’avvenuto pagamento, in taluni casi, effettuato da soggetti diversi dal richiedente.

Un’altra delle voci di spesa consistente è risultata connessa all’effettuazione di autodichiarate missioni per conto dell’Ateneo: anche in tale caso, è emerso che una quota significativa dei rimborsi richiesti, a fronte di missioni, riguardava spese di viaggio, vitto e alloggio, sostenute dall’ex Rettore e, in alcuni casi, da ulteriori suoi ospiti, in località coincidenti con quelle presso cui erano stati disputati concorsi ippici, ai quali lo stesso Rettore è risultato aver preso parte. In tale contesto, sono state, inoltre, ricostruite le richieste di rimborso, puntualmente fatturate, aventi ad oggetto l’effettuazione di servizi fotografici, riguardanti, contrariamente a quanto rappresentato, documentazione fotografica di eventi ippici, dunque non inerenti all’attività di ricerca.

Infine, dalla dettagliata disamina dei movimenti di conto corrente, sono emersi insoliti accreditamenti, derivanti da bonifici bancari aventi quale beneficiario Cuzzocrea, per un totale di 210mila euro, ordinati da numerosi ricercatori, facenti parte del gruppo di ricerca del Dipartimento di “ChioBioFarAm” dell’Università di Messina, con varie causali, quali, fra le altre, il rimborso per acquisto di materiale di laboratorio e manutenzione impianti, ovvero di anticipo spese di laboratorio. Le attività di indagine hanno permesso, allo stato, di escludere che vi sia stata l’anticipazione di spese per l’acquisto di materiali utili alla ricerca, da parte dei ricercatori, a causa della non riferibilità, agli stessi ricercatori, delle firme di presentazione delle istanze di rimborso, nonostante esse fossero state avanzate a loro nome.

Un secondo e complementare filone investigativo -che attiene al sequestro preventivo di urgenza disposto dal Pubblico Ministero- scaturisce dalla trasmissione all’Autorità Giudiziaria, da parte degli attuali vertici dell’Ateneo di Messina, degli esiti della verifica ordinata dalla “Commissione audit straordinaria” incaricata, dal Direttore Generale dell’Ateneo medesimo, di effettuare le verifiche relative alla legittimità di 61 decreti di pagamento emessi dal “Dipartimento “ChioBioFarAm” (Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche, Farmaceutiche e Ambientali dell’Università di Messina).

Il controllo interno era volto a verificare la conformità, alle norme vigenti, delle procedure di affidamento diretto da parte del “Dipartimento ChiBioFaram”, tra il 24 gennaio 2023 e l’11 ottobre 2023, a società private ovvero a imprenditori individuali, di contratti di fornitura di beni e servizi; anche in tale caso i beni e servizi sarebbero stati forniti, solo formalmente, all’Università per finanziare progetti di ricerca, essendo stati, in realtà distratti, ad opera dell’ex Rettore, a beneficio dell’azienda agricola a lui riferibile (Divaga Società agricola srl): le attività investigative hanno permesso di ricostruire le condotte illecite dell’ex Rettore, consistite nel proporre la stipula di contratti di affidamento per la erogazione di fondi destinati a finanziare progetti di ricerca universitari di cui era il responsabile scientifico, fondi che il medesimo ex Rettore avrebbe distratto, per fini privati, destinandoli, prevalentemente, alla costruzione di un’importante struttura per attività equestri (numerosi campi da equitazione e box ricovero di cavalli), facente capo alla società agricola a lui riferibile.

La rettrice Spatari: “Fiducia nella magistratura”

“Prendo atto dei provvedimenti giudiziari riguardanti l’operato del prof. Salvatore Cuzzocrea Ferma la presunzione di non colpevolezza, esprimo la mia piena fiducia nell’azione della magistratura e confermo la massima collaborazione dell’Ateneo per ogni eventuale richiesta”. Lo afferma la rettrice di Messina, Giovanna Spatari, sull’inchiesta per diversi casi di peculato contestati all’ex rettore Cuzzocrea sfociato nel sequestro di beni stimati in circa 2,5 milioni di euro.

“Ribadisco il mio impegno – aggiunge la rettrice Giovanna Spatari – a guidare l’università di Messina nell’assoluto rispetto delle norme e dei principi di trasparenza, correttezza amministrativa e legalità, che costituiscono la base del servizio svolto a beneficio della comunità accademica e del territorio. Va ricordato, in tale prospettiva, che tra i provvedimenti assunti sin dall’insediamento dell’attuale governance vi è stata l’adozione di norme volte a regolamentare con grande rigore le procedure inerenti gli acquisti effettuati dall’ateneo, anche utilizzando fondi destinati alla ricerca scientifica, con l’adozione – conclude la rettrice Giovanna Spatari – di procedura in grado di assicurare trasparenza e rotazione degli operatori economici ben oltre gli standard previsti dalla legge”.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI