PALERMO – “Perché c’erano circa settanta, ottanta persone che facevano a gara per accompagnarlo qua o là, dovunque”, ha detto Vito Raso che da decenni si muove al fianco di Totò Cuffaro.
Il metodo Cuffaro esiste
C’è un dato sociologico, al di là degli esiti di un percorso giudiziario ancora all’inizio e senza azzardare valutazioni di merito che mortifichino il principio di non colpevolezza di ciascun indagato: il metodo Cuffaro esiste. Ed esisteva ancora prima che lo scrivesse il giudice per le indagini preliminari per contrapporlo al “sistema” inteso come associazione a delinquere, ipotesi che in questa fase non ha superato la soglia della gravità indiziaria. Una diminutio che però non rende meno squallida la fotografia che viene fuori dall’inchiesta.
L’anticamera del politico
I Cuffaro esistono perché esistono coloro che affollano l’anticamera del politico. A casa Cuffaro c’era la fila di manager in cerca di sponsor, pubblici funzionari e imprenditori. C’era la questua dei meno abbienti, che urlano bisogni volutamente alimentati da chi controlla il consenso. E c’era pure chi cerca comode scorciatoie. Va sottolineato, perché lo stato di necessità non può sempre essere considerato un’attenuante per chi chiede qualcosa.
Linea bollente
Antonio Abbonato, pure lui uomo fidato di Cuffaro finito sotto inchiesta, al giudice per le indagini preliminari ha raccontato che l’ex presidente “si serviva della sua utenza telefonica perché nel suo telefono continuava a ricevere chiamate che ne impedivano l’uso”.
Lina bollente, vita dura quella del politico democristiano che alcune contestazioni le ha pure ammesse. L’aiutino, derubricato alla parole “errore”, per la candidata al concorso all’ospedale Villa Sofia o la segnalazione per aumentare le ore di lavoro di due impiegati dell’impresa Dussmann.
Il lavoro, dunque, resta ai primi posti nella classifica dei bisogni. Con i tempi che corrono un’altra richiesta si fa urgente nella Sicilia del 2025. È passata in sordina nelle cronache, offuscata dallo scontro di potere per la nomina del direttore del consorzio di bonifica della Sicilia occidentale.
Lo scontro Cuffaro-Sammartino
A “sfidare” l’ex governatore è stato Luca Sammartino. “Vuoi fare questo sfregio a me a Palermo?”, urlava Cuffaro che ci teneva particolarmente alla conferma di Giovanni Tomasino: “Tu non capisci che io ho avuto un’avventura complicata nella mia vita, che mi ha tenuto lontano cinque anni. Ho misurato le persone che mi sono rimaste vicine, perché? Perché sono rimaste vicine alla mia famiglia, vicino a mia moglie, che non l’hanno lasciata sola una sola settimana. Hai capito? Una di queste persone tu devi sapere è stato Gigi Tomasino, quindi quando io ti chiedo una cosa su Gigi. Te la chiedo per amicizia… non puoi far finta di non capire, perché io lo difenderò ad oltranza”.
In realtà, secondo l’accusa, non sarebbe stata solo una questione di amicizia, ma questo è materia d’indagine. Nel corso del suo interrogatorio preventivo Tomasino, per il quale è stata respinta la richiesta di arresti domiciliari, ha spiegato di “essere andato da Cuffaro per mostrare della documentazione attestante l’aggressione nei suoi confronti”.
Ha aggiunto che l’incontro fra Sammartino e Cuffaro “non era stato affatto risolutore, le vessazioni nei suoi confronti erano aumentate, tanto che era stato destinatario di un provvedimento disciplinare e che era stato costretto a difendersi” in via amministrativa, nominando un avvocato e ottenendo poi di fatto la revoca del predetto provvedimento”.
Tomasino ha raccontato che Cuffaro gli faceva “diverse richieste”, che provenivano da dipendenti del Consorzio che si rivolgevano al segretario della Democrazia Cristiana anche per ottenere un trasferimento, per i ritardi nei pagamenti degli stipendi o per le proroghe degli operai stagionali. Cuffaro si prodigava, ha aggiunto Tomasino, perché li considerava“affidabili”, nel senso di “buoni elettori” per ingrassare il consenso.
La Sicilia assetata chiede acqua
Nel mezzo allo scontro di potere ecco la nuova richiesta dall’assetata Sicilia. Qualcuno chiedeva acqua perché è di questo che si occupa il consorzio di bonifica, della gestione e della manutenzione delle opere idrauliche. I nuovi bisogni su aggiungono ai vecchi, ma è sempre a casa del politico che si va a bussare.
Tomasino allargò le braccia, “non era nelle condizioni di poter accogliere le richieste – ha spiegato al giudice – né di favorire qualcuno a discapito di un altro. La distribuzione d’acqua interessava infatti il territorio e non il singolo per l’irrigazione in base ai quantitativi d’acqua assegnati dall’autorità di bacino”. Ai bisogni dei siciliani, manco fosse il paniere Istat, va aggiunta l’acqua.

