Onorevole Miccichè, perché ha vinto il No al referendum?
“Chiunque ha una responsabilità in questa sconfitta. Nessuno può chiamarsi fuori”.
Gianfranco Miccichè non ha resistito. I figli che hai generato e i partiti che hai contribuito a fondare ‘so piezze e core’. Ecco perché ieri, a urne ancora calde, c’è stata l’eruzione del suo comunicato stampa-requisitoria. Con un passaggio che non poteva passare inosservato: “Servono calci nel sedere con chi non merita di indossare la maglietta con il nome di Berlusconi”.
Chi sono questi ‘chiunque’?
“Partiamo da Giorgia Meloni che considero brava, ma ha sbagliato a non portare la riforma in aula, a non aprire un vero dibattito parlamentare. La Costituzione non si cambia così, con un referendum calato dall’alto. Gli italiani non vogliono che venga toccata in questo modo”.
Anche lei contrario a cambiarla? Oppure?
“La Costituzione si può e, in alcuni casi, si deve cambiare. Ma lo si fa in Parlamento, tra persone competenti, che conoscono la materia e che possono confrontarsi seriamente tra loro. Non a colpi di slogan”.
In Sicilia, invece, cosa è successo? Le percentuali del No sono state rilevanti, nella terra governata dal centrodestra. Perché, secondo lei?
“In Sicilia le responsabilità sono altrettanto evidenti. Il presidente Renato Schifani non ha mobilitato a sufficienza il partito e la coalizione. E questo si è visto chiaramente. Io lo avevo detto anche ad Antonio Tajani dieci giorni prima: se non mobilitiamo le truppe, perdiamo. Purtroppo è andata esattamente così.”
Il risultato di Palermo, straripante per il No, che segnale dà?
“Ed è proprio questo il punto. A Palermo, dove Forza Italia è sempre stata fortissima, il nostro voto è stato praticamente inesistente. Il No ha stravinto in modo clamoroso. Questo non può essere ignorato”.
Ma lei, nella sua nota-requisitoria, con chi ce l’ha?
“Parlo di tutti coloro che devono tutto a Silvio Berlusconi: deputati, senatori, assessori, ministri, sottosegretari. Berlusconi ha fatto della riforma della giustizia la battaglia della sua vita. Eppure, in questo momento, ho sentito pochissime persone, troppo poche, avvertire il dovere di sostenerla fino in fondo. Questo, francamente, pesa più della sconfitta stessa. E non è finita”.
No?
“C’è stato addirittura qualcuno, mi auguro pochissimi, che per dare uno schiaffo a Giorgio Mulè ha votato No. Questo è semplicemente insopportabile. Però…”.
Però?
“Detto questo, va anche riconosciuto che non tutti sono rimasti fermi. C’è stato chi ha lavorato, e lo rivendico: oltre a Mulè, penso a Marco Falcone, a Tommaso Calderone, penso allo stesso Stefano Pellegrino, capogruppo di Forza Italia all’Assemblea regionale. C’è stato chi si è impegnato davvero. Ma la verità è che la maggior parte non ha fatto nulla”.
Trapela amarezza della sue parole…
“Ribadisco, posso accettare la vittoria del No, ma ho troppa esperienza per non capire cosa è successo: poche iniziative, nessuna vera mobilitazione. Il referendum si rispetta, è la voce del popolo. Resta l’auspicio che la riforma possa essere ripresa in futuro, con serietà e senza strumentalizzazioni sulla Costituzione”.
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