Il Tribunale del Lavoro di Siracusa ha riconosciuto lo status di vittima del dovere a Salvatore Legnosecco, luogotenente della Marina Militare deceduto il 7 febbraio 2020 all’età di 61 anni per un tumore ai polmoni. Con la sentenza, il giudice ha disposto che il Ministero della Difesa riconosca ai familiari i benefici economici previsti dalla normativa, per un importo complessivo di circa 500 mila euro.
La decisione è stata assunta dal giudice del Lavoro Filippo Favalle, che ha accolto le conclusioni emerse dagli accertamenti medico-legali relativi all’esposizione all’amianto durante il servizio svolto dal militare.
Amianto, militare vittima del dovere: la sentenza
Secondo quanto riportato nella sentenza, deve “ritenersi che la costante e prolungata esposizione per oltre dieci anni alla inalazione di fibre di amianto in uso sulle navi ed ambienti militari” che il luogotenente della Marina Militare Salvatore Legnosecco, “nell’espletamento delle sue mansioni, era costretto a frequentare, e con i quali quotidianamente doveva entrare in contatto, costituisca – quantomeno – concausa dello sviluppo della patologia tumorale che lo condusse al decesso, anche sulla base del giudizio del ‘più probabile che non'”.
Alla luce di questa valutazione, il Tribunale ha riconosciuto il diritto della vedova e dei due figli a ottenere le prestazioni previste per le vittime del dovere. A rendere nota la sentenza è stato l’Osservatorio Nazionale Amianto attraverso il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, che ha assistito la famiglia nel procedimento.
“Chi si ammala servendo il Paese non può essere dimenticato”
“Questa sentenza restituisce dignità alla memoria di Salvatore e riconosce il dolore di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo oltre quarant’anni di servizio allo Stato – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto che rende nota la sentenza – per troppo tempo il rischio amianto nelle Forze armate è stato sottovalutato. Oggi il Tribunale ha accertato che quell’esposizione ha avuto un ruolo determinante nella malattia che lo ha ucciso. Nessun risarcimento potrà restituirlo ai suoi affetti, ma questo riconoscimento afferma un principio fondamentale: chi si ammala servendo il Paese non può essere dimenticato”.
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