Palermo, s'inventa minacce e botte per liberarsi di marito e suoceri

“Si è inventata minacce e aggressioni per liberarsi del marito e dei suoceri”

minacce
All'uomo era stato applicato il braccialetto elettronico e lei trasferita in una comunità

PALERMO – La moglie si sarebbe inventata tutto. Minacce e botte comprese. Ci sono voluti mesi di indagini, ma alla fine il giudice ha revocato la misura cautelare nei confronti del marito. Adesso è la donna a rischiare una incriminazione per calunnia.

Minacce e botte, la denuncia alla polizia

Lo scorso ottobre lei si presenta al commissariato Zisa-Borgo Nuovo e racconta una storia di violenza familiare. Il marito dal quale si sta separando la umilia con insulti e frasi irripetibili. “Non riesco a liberarmene, se voglio stare con mio figlio devo stare con lui, dai suoi genitori, che non gli danno regole, vorrei chiedere lui cos’altro deve fare per essere allontanato da me e da mio figlio, magari fin quando un Giudice non prende una decisione sull’affido, perché io ho paura”, racconta.

La sua versione viene ritenuta credibile e il giudice per le indagini preliminari Carmen Salustro applica all’uomo il divieto di avvicinamento alla moglie con l’applicazione del braccialetto elettronico. Per ragioni di sicurezza madre e figlio vengono trasferiti in una comunità protetta.

L’avvocato Mariangela Cicero

Le indagini difensive

L’avvocato Mariangela Cicero ha svolto delle indagini difensive. Nei messaggi, anche successivi alla misura cautelare, marito e moglie hanno continuato a sentirsi. Il figlio in un audio racconta che la madre si era provocata da sola delle ferite pur di dare la colpa al padre.

Sul tavolo del pubblico ministero è arrivata pure la relazione della responsabile della comunità. Gli impiegati hanno raccolto la confessione della donna che ammetteva di “aver denunciato il falso sul marito e lo ha fatto solo per allontanarsi da lui”.

Subiva “la presenza assillante dei suoceri, voleva interrompere il matrimonio e ha ritenuto fosse la soluzione più veloce”, che in occasione dell’ultima presunta aggressione “il marito involontariamente, nel tentativo di prenderle il telefono, le aveva fatto sbattere la testa contro il muro”.

Secondo il pubblico ministero Eleonora Vinciguerra, “le emergenze istruttorie sopra esposte restituiscono elementi che paiono inficiare la credibilità e l’attendibilità della persona offesa”. Da qui la richiesta di revoca della misura cautelare accolta dal Gip Carmen Salustro.

Le parole del legale

“Le investigazioni difensive, svolte con rigore e determinazione, hanno consentito di far emergere elementi che hanno inciso in modo decisivo, fino a determinare la richiesta di archiviazione e la revoca della misura cautelare, che aveva comportato un lungo e doloroso allontanamento di un padre dal proprio figlio minore – spiega l’avvocato Cicero -. Vicende come questa impongono una riflessione. Gli strumenti di tutela messi a disposizione dall’ordinamento a protezione delle donne vittime di violenza rappresentano presìdi fondamentali e irrinunciabili, ma devono essere utilizzati nel rispetto rigoroso della loro funzione. È inaccettabile che tali strumenti vengano strumentalizzati”.


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